Sarà davvero Buona Scuola? In attesa della (ennesima) Riforma, la storia della scuola italiana in 140 pagine

“La scuola dava peso a chi non ne aveva, faceva uguaglianza. Non aboliva la miseria, però tra le sue mura permetteva il pari. Il dispari cominciava fuori.”. Queste magnifiche parole sono state partorite dalla penna dello scrittore Erri De Luca.

Libro MeleDopo aver letto il libro dedicato alla storia della scuola italiana scritto da Giorgio Mele, due volte Senatore della Repubblica e membro della Commissione Istruzione del Senato, viene subito da pensare a questa splendida frase. Proprio questo spirito traspare dalle righe del testo “Per la scuola di tutti”, appassionata ricostruzione di una delle istituzioni fondanti (perlomeno, così dovrebbe essere) del nostro Paese.

Ultimamente la scuola italiana è balzata in cima ai dibattiti nazionali in seguito alla presentazione del Disegno Di Legge definito “La Buona Scuola” da parte del Governo Renzi, approvato il 20 Maggio scorso dalla Camera dei Deputati. Polemiche, un massiccio Sciopero avvenuto il 5 Maggio, annunci, rettifiche. La palla è successivamente passata al Senato, ove il 25 Giugno con 159 ‘Sì’ e 112 ‘No’ i senatori hanno posto la fiducia richiesta dal Governo sul DDL. Ora quest’ultimo tornerà alla Camera per l’approvazione definitiva.

In attesa dell’ennesima Riforma, è interessante scoprire come nel tempo la scuola italiana si sia andata evolvendo.

Dal Regio Decreto firmato da Boncompagni nel 1848, base della futura Legge Casati, alle novità introdotte dalla Legge Coppino, dalla nomina a Ministro della Pubblica Istruzione di Benedetto Croce da parte di Giolitti durante il Regno d’Italia a quella di Giovanni Gentile, chiamato a ricoprire questo ruolo da Mussolini durante il ventennio fascista, dalla riforma della scuola media unica del 1962 e dai grandi movimenti nati nel ’68 alle contestate controriforme dei ministri Letizia Moratti e Mariastella Gelmini nonché alla recente offensiva liberista nei confronti della scuola pubblica, Mele traccia un accurato dipinto della storia della scuola italiana.

Una cosa è certa: la scuola è un patrimonio nonché un cardine della società democratica. Essa appartiene a tutti. Le moderne democrazie sono fondate sul principio di uguaglianza. Mele denuncia la messa in discussione dell’universalismo dei diritti da parte di talune forze politiche e non, la quale potrebbe minare proprio le basi delle suddette. Insomma, senza uguaglianza non esiste democrazia.

Mele cita anche Gustavo Zagrebelsky, noto giurista italiano. Giudice costituzionale dal 1995 al 2004, è stato anche Presidente della Corte costituzionale nel 2004. Per Zagrebelsky la democrazia senza uguaglianza diventa un regime. Egli afferma senza mezzi termini: “Senza uguaglianza, la libertà vale come garanzia di prepotenza dei forti, cioè come oppressione dei deboli. Senza uguaglianza, la società, dividendosi in strati, diventa gerarchia.” Il giurista nota quanto senza uguaglianza i diritti possano mutare la loro natura: trasformandosi in privilegi per chi si trova in alto nella scala sociale e concessioni o carità per chi invece si trova in basso.

Mele, dopo averlo citato ampiamente, si aggancia alla riflessione avanzata da Zagrebelsky per ammonire ulteriormente i lettori ricordando quanto, senza uguaglianza, anche il diritto all’istruzione possa trasformarsi in privilegio per chi può permettersi una costosa scuola privata e, invece, in concessione e carità per chi non appartiene ai ceti privilegiati, con la conseguente dequalificazione della scuola pubblica.

Mele insiste sulla fondamentale importanza delle politiche miranti all’estensione dei diritti in quanto contribuiscono indubbiamente e notevolmente a creare la cosiddetta “uguaglianza delle opportunità”.
Insomma, un testo esemplificativo, esauriente ed esplicito. Chiaro, chiarissimo nel messaggio finale, costituito da un’ultima appassionata arringa a difesa della scuola pubblica. La scuola non può sempre cancellare alcune tra le più gravi ed inaccettabili ingiustizie sociali, ma può e deve provare a insegnare l’irrinunciabile valore dell’uguaglianza. Il valore del Pari, per usare le parole dello scrittore De Luca.

D’altronde, come ebbe a dire Giovanni Leone, “Non basta mandare i figli a scuola, bisogna accompagnarli sulla via degli studi, bisogna costruire giorno per giorno in essi la consapevolezza che a scuola si va non per conquistare un titolo, ma per prepararsi alla vita.”

 

Chiara GreyPen

twitter.com/GreyPen
BuonaScuola

 

 

 

 

 

 

Articolo pubblicato sul quotidiano La Città

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