Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? A tu per tu con il Prof. Carlo Tatasciore

Carlo Tatasciore è stato Vice Presidente della Società Filosofica Italiana dal 2007 al 2013. Attualmente è Presidente della sezione SFI di Francavilla al Mare, città in cui vive. Filosofia, politica, attualità sono solo alcuni dei temi esaminati in questa intervista dal Professore, il quale alla fine risponderà anche una domanda piuttosto personale… 

Intervista pubblicata sul Quotidiano La Città il 30 Gennaio 2014

Prof Tatasciore

Grazie al Suo impegno nella Società Filosofica Italiana {e a quello delle Istituzioni e degli Enti coinvolti} sono state possibili tante iniziative. In particolare ricordiamo l’ormai consueta manifestazione estiva dal nome “Francavilla Filosofia al Mare” da Lei ideata alla quale hanno partecipato Gianni Vattimo, Umberto Curi, Nicla Vassallo, Remo Bodei ed Elena Pulcini, giusto per citare qualche nome dell’ultima Edizione. A proposito, quanto sono legate tra loro filosofia e politica?

La politica è una delle tecniche con cui noi esseri umani cerchiamo di superare o perlomeno attenuare la nostra incertezza esistenziale, ovviamente senza mai riuscirci davvero. Per Hobbes la paura corrisponde al sentimento dominante nel cosiddetto stato di natura: la politica sorge dunque da un’esigenza razionale: placare lo “sgomento” e controllarlo per poter vivere per quanto possibile in pace e sicurezza.

Senz’altro la filosofia interviene o per abbracciare la politica stessa in una visione olistica, in modo da trovare ‘insieme’ soluzioni sociali, o per “decostruirla”. Nella storia si sono alternate fasi di maggiore vicinanza tra filosofia e politica ad altre di netto distacco. Penso per esempio ai philosophes francesi o alla teoria marxiana. Credo dipenda anche dalle aree culturali in cui ci si trova: negli Stati Uniti, per esempio, il ruolo politico del filosofo è avvertito molto meno rispetto ad altri Paesi. L’amante della sapienza -tale è il filosofo- tende a razionalizzare i problemi e a guardarli in una prospettiva universale, per questo la sua posizione ha anche una ricaduta politica.

Comunque l’idea platonica secondo cui il filosofo -platonico- sia il più adatto alla politica ha ormai perso il suo appeal. Moltissime altre figure sono altrettanto accreditate e credibili.  

Tatasciore

Come dovremmo approcciare i temi d’attualità -la bioetica, i diritti civili, l’eutanasia- sui quali è in corso un vivace dibattito?

A volte ci interroghiamo su alcune grandi questioni, le quali però risultano realmente “sentite” e vissute sulla propria pelle da qualcun altro.

La questione dei diritti o quelli della bioetica sono stati portati in primo piano dallo sviluppo storico e progressivamente dalle applicazioni tecnologiche della medicina.

Rispetto ai dibattiti in corso, analizzare e sviscerare i problemi in maniera filosofica significa secondo me quantomeno eliminare quelle posizioni irragionevoli e contrarie alla sensibilità etica abbastanza diffusa nella nostra società, rifiutando quegli atteggiamenti superficiali a cui spesso purtroppo certi fattori tra cui l’ignoranza e la scarsa empatia verso l’altro inducono. Dobbiamo assumerci il peso di tutta la serietà insita all’esistenza stessa.

Quant’è importante la laicità?

Molto: la laicità, in quanto valorizza la scelta fondata sulla propria coscienza e sull’indipendenza del proprio giudizio da vari dogmi -non soltanto religiosi-, risulta un valore indiscutibile nella nostra vita collettiva e il risultato di una grande conquista. Per la cronaca, costata parecchio. Grazie ad essa possiamo vivere in modo pacifico nel pluralismo dei valori. Sono d’accordo con Salvatore Veca nel ritenere la laicità una virtù politica della democrazia, come sostiene nel libro “Un’idea di laicità”.

Essa non dev’essere solo teorizzata, va proposta e messa in atto in maniera convinta. Le istituzioni stesse dovrebbero mantenersi neutrali rispetto al pluralismo. Taluni insistono nel considerare la laicità come la posizione dei non credenti rispetto ai credenti; ciò è anche vero, ma non del tutto. Del resto il termine ‘laikós’ si oppose originariamente a ‘klerikós’ all’interno del primo cristianesimo per distinguere i comuni fedeli dai sacerdoti.

Gauguin

Nell’immaginario collettivo, spesso la filosofia è associata alla cosiddette Tre Domande Fondamentali: “Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?”. Gauguin nel 1897 dipinse un quadro intitolandolo proprio così. Lei come risponde?

La domanda “Chi siamo?” è davvero una domanda articolata e vasta in quanto in essa sono inglobati elementi psicologici, sociologici, storici e ontologici.

Tuttavia, ad essere sincero, mi vengono in mente altri tre quesiti formulati da Kant in questi termini: “Cosa posso sapere? Cosa devo fare? Cosa mi è lecito sperare?”.

A queste domande corrispondono rispettivamente la sua filosofia teoretica, la sua filosofia pratica e la sua filosofia della storia e della religione. Verità, Bene e Salvezza sono sembrati al filosofo tedesco più coinvolgenti e più interessanti.

Ciò detto, tornando alle altre tre domande, non possiamo più discostarci dai risultati svelati dalla ricerca scientifica: siamo esseri viventi complessi provenienti da forme più elementari. Naturalmente è facile scivolare su posizioni riduzionistiche e materialistiche. Gran parte delle ricerche e dei risultati delle scienze cognitive offre materiale per una riflessione filosofica a partire da concreti dati sperimentali, sperimentabili e sperimentati. Al contempo, gli “oggetti-roccaforte” del pensiero filosofico tradizionale sembrano continuare a resistere al naturalismo hard, autocoscienza e libero arbitrio in primis.

Il “Dove andiamo?” riguarda non solo i nostri destini individuali, ma anche quelli sociali e collettivi. Si spera verso il meglio, verso un futuro migliore.

Quanto è importante il legame con il proprio territorio? E’ più coraggioso scegliere di “partire” o di “restare”? C’è una terza via?

Innanzitutto occorre coraggio -secondo Aristotele è una virtù, ossia una via di mezzo tra due eccessi, in questo caso viltà e temerarietà- in entrambi i casi. Tra il partire o il restare in via definitiva, sì, c’è una terza via. Partire con una consapevolezza, una tacita promessa: tornare un giorno, magari con un bagaglio personale molto più ricco. Quanto al caso specifico della filosofia, molti non sanno se iniziare a studiarla in una sede universitaria locale oppure in un’altra città italiana, se non addirittura all’estero.

A tal proposito, dobbiamo prendere in considerazione un altro elemento. La cosiddetta internazionalizzazione è un dato fattuale e quindi anche il restare va visto in termini non più circoscritti o limitatanti, ma in maniera glocalistica, come direbbe il noto sociologo Zygmunt Bauman. Per quanto mi riguarda, il giusto equilibrio va cercato e trovato nel territorio stesso e nelle sue potenzialità e capacità. Esso fungerebbe così da stimolo sia nel caso si parta -eventi, concerti, conferenze, mostre e quant’altro incentiverebbero la voglia di tornare- sia nel caso si resti, a maggior ragione.

In questi anni ho lavorato affinché fosse possibile aprire un dialogo tra il territorio e il panorama filosofico nazionale. Fortunatamente ho incontrato molte persone con cui condividere questa stimolante avventura. 

Un’ultima cosa, una curiosità personale. Roberto Benigni, durante il Festival di Sanremo del 2009, dichiarò: “[…] quando c’è l’Amore tutto diventa grande, finisce la mediocrità. Nemmeno la fede rassicura, rassicura solo l’Amore”. Per me questa frase risulta uno straordinario inno all’Amore con cui sono personalmente in totale sintonia. Lei è d’accordo? 

Questa domanda potrebbe esporci al rischio della genericità. Non so in quale contesto Benigni abbia detto questa frase. Comunque, da una parte, essa mi pare condivisibile perché in base alla mia esperienza ed in base a quanto ho letto e constatato in giro, la fede religiosa non rassicura e basta. Fede non significa mettersi al sicuro una volta per tutte. Dall’altra, l’amore può farci sentire meno insicuri? Certo, ma non credo sia l’unica cosa a permetterlo.

Per Platone l’amore corrisponde al desiderio del Bene. Inoltre l’amore è strettamente collegato alla filosofia, non solo per Platone (per il quale Eros stesso va considerato un filosofo). Penso a quella tradizione secolare giunta fino a Spinoza, secondo cui invece (in rottura con il pensiero dominante di chi lo ha preceduto) la felicità non consiste nella completa dedizione a Dio, ma nell’unione della mente con la Natura, in quanto Dio è Natura. Per il cristianesimo la perfezione è incarnata dal sentimento definito caritas (amore disinteressato nei confronti degli altri. Comunque una cosa è certa: quando l’amore è Amore con la maiuscola, è tutto fuorché generico ed annienta sempre la mediocrità.

 

 

 

Chiara GreyPen

twitter.com/GreyPen

 

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