..sei Padrone di Te?

Pensare, Riflettere, Discutere.

Non è cosa da poco.

Scrivere un testo o leggerne uno volto ad innescare quel fantastico processo del “Cogito ergo Sum” tanto caratterizzante l’Essere Umano è un’occasione di Crescita, Ricerca, Confronto.

Senza pensieri, riflessioni e discussioni non c’è Crescita, non esiste Ricerca, non nasce Confronto.

Un proverbio orientale afferma: “L’Uomo dorme, solo la Morte può svegliarlo“.

Oltre all’altro grande Motore universale, ossia l’Amore nelle sue più svariate forme, lo spettro della Fine ci stravolge la vita come poche esperienze al mondo. Spesso, quando si è prossimi alla morte o una persona cara s’accinge a varcare il misterioso confine fra l’aldiqua e l’aldilà {..chissà se ce n’è uno..da agnostica lo spero}, ci si scopre “vittime” di un -a volte doloroso- processo di rinnovamento interiore.

Il sopracitato rinnovamento interiore è come un treno in arrivo. Lo senti fischiare, da lontano, ne avverti la graduale presenza. Tu sei sui binari e magari non avresti voluto esserci per nulla al mondo. L’ennesimo fischio ti annuncia il suo imminente passaggio, le rotaie vibrano. Lo vedi, lo senti sempre più vicino. Pochi metri ti separano dal suo arrivo. Eccolo. Ti ha preso in pieno. L’impatto è stato devastante.

L’iniziale trauma {..in questo caso costituito dalla scomparsa del proprio caro o dalla propria, magari improvvisa quanto inaspettata, vicinanza alla francescana Sorella Morte} pian piano attua un radicale, profondo, inesorabile cambiamento in te.

Esiste una Meditazione Tibetana definita “Meditazione della Morte“.

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Siediti, in solitudine, sulla tua poltrona preferita. Oppure vai in spiaggia, all’alba o al tramonto. Oppure ancora immergiti nella straordinaria quiete di un bosco.

Chiudi gli occhi.

Lasciati permeare dall’ambiente circostante.

Respira lentamente.

Sono gli istanti finali della tua esistenza. Quando sarai divenuto un tutt’uno con la Natura {..o con la tua poltrona preferita}, chiediti come saranno gli ultimi attimi della tua vita..

..A cosa penserai?

..Come ti sentirai?

Forse ti renderai conto di avere ancora tanti sogni nel cassetto, una ‘lista della spesa’ contenente tante piccole grandi cose in sospeso nel tuo cuore, magari tanto desiderate, sperate ma ancora amaramente irrealizzate.

I Tibetani insegnano a rendere reale e tangibile questa lista e a lottare con tutte le proprie forze per riuscire a realizzare quanto v’è contenuto.

Per far ciò, è necessaria innanzitutto una graduale ‘presa di coscienza’ del proprio Io.

Occorre dunque Appartenersi, essere Padroni di Sé. Se non totalmente, almeno in buona parte. Almeno.

Quando si è consci del proprio Essere, siamo anche conseguentemente liberi di scegliere “cosa è cosa buona” per noi.

Le “cose buone” sono differenti, alcune sono universali e molte altre ovviamente cambiano in base alla persona presa in considerazione. Se le si riuscirà a rendere appunto tangibili, allora {..si spera} la Vita non potrà essere definita come “un’occasione mancata” e magari un giorno, essendoci saziati d’essa, si sarà maggiormente pronti ad abbandonarla. “Maggiormente”, appunto. Perché non ci si può davvero saziare della Vita. Come direbbe Oriana Fallaci, “la Vita è bella anche quando è brutta, nascere è il Miracolo dei Miracoli, Vivere il Regalo dei regali, anche se si tratta di un regalo molto complicato e faticoso.. […] La Morte non la capisco. Capisco soltanto una cosa. Fa parte della Vita e senza lo spreco che chiamo Morte non ci sarebbe la Vita.”

Secondo alcuni Imparare a Vivere oggi è l’unico modo per saper Morire domani. E non essendo in grado di Vivere -bene, pienamente-, abbiamo ancor più paura della morte.

Perché spesso non riusciamo a Vivere -bene e pienamente, appunto-? Forse perché nessuno ce lo ha mai insegnato.

Fra i banchi di scuola o all’Università ci sono state banalmente ‘spiegate’, insipidamente ‘illustrate’ le gesta e le opere dei grandi scrittori, dei grandi filosofi e dei grandi pensatori tralasciando, però, i loro drammi interiori, i loro dubbi, i loro dilemmi esistenziali. Insomma, i loro personali vissuti. Non ci vengono e/o non ci sono mai stati mostrati nella loro Umanità. Però ogni tanto qualcuno, andando controcorrente, ci guida attraverso sentieri inesplorati donandoci ‘nuovi occhi‘ per poter “VEDERE” davvero sé stessi, gli altri ed il mondo circostante, come direbbero i protagonisti del film Avatar {..per la cronaca, il ‘leitmotiv’ di quest’ultimo potrebbe essere appunto riassunto nell’espressione “Io ti vedo“; dovremmo tutti esserne dotati e permeati, eviteremmo tanti conflitti inutili..ma questa è un’altra storia}

Invece, per quanto riguarda gli altri, forse codesti individui non sanno “insegnare la Vita” perché nessuno ha insegnato a loro volta a Vivere davvero la propria. Quasi, ed occorre sottolineare nuovamente il ‘quasi’, nessuno ci informa sul potenzialmente deleterio “meccanicismo umano”.

I più tendono ad essere ‘meccanici’. A ripetere senza senno dei modelli di comportamento, imposti da altri, senza la benché minima rielaborazione personale. Perché? Perchè è semplice. E’ la Critica, la Domanda, la messa in discussione continua ad essere faticosa.

Un’altra tendenza generale consiste nel gettare via il Presente, proiettando completamente ogni energia o nel Domani con un carico di dubbi amletici al seguito o nello Ieri racchiuso in rimpianti senza fine e in rimorsi laceranti.

In ogni caso, gettare via le maschere fasulle imposte da altri è solo il primo passo per iniziare la trasformazione alla fine della quale si diventa un Individuo Consapevole. Il processo è duro e spesso porta anche ad abbandonare, o perlomeno a mettere in discussione, alcune convizioni ritenute fino ad un attimo prima intoccabili. Convinzioni altrettanto spesso non proprie bensì inculcate da altri.

Non c’è nulla di meno impregnato di Libertà dell’impostazione esterna, o meglio dell’imposizione esterna, e quindi del non-personale, del più completo e schifoso impersonale, perbacco. Al diavolo chi insegna a curare e rafforzare SOLO l’apparenza e l’apparire, a dispetto dell’Essere.

Nessuno è Libero se non è Padrone di sé stesso“, prendendo in prestito una massima del filosofo greco Epitteto.

E cosa succede a chi non è -ancora {..perché con i giusti mezzi si può}- Padrone di Sé stesso?

A ciò ha risposto il giornalista e scrittore italiano Roberto Gervaso: “Chi non è Padrone di sé diventa servo degli altri.”

 

 

Chiara GreyPen

twitter.com/GreyPen

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