Ma quali donne??

nanna-mamma-e-bambinoCara “Ragazza venticinquenne romana”, visto che i giornali ti descrivono
come tale, ti parlerò come si parlerebbe ad una “ragazza” e ti spiegherò che cos’era quella “cosa” che ieri hai messo dentro alla borsa e ti sei portata in giro per la città.

Era un bambino. Aveva due gambe, due braccia, due occhi, un cuore che avrebbe battuto per te e grazie a te. Aveva una pelle setosa, due guance minuscole e labbra perfette da cui lasciar spuntare sempre un po’ di quella piccola lingua grazie a cui un giorno ti avrebbe chiamato “mamma”.

Era un bambino. Aveva il diritto di avere una mamma, invece ha avuto te. Che, probailmente per estraniarti dallo shock, probabilmente per lavartene le mani, l’hai chiuso in un bauletto insieme all’ipad e ai tampax e te ne sei dimenticata.
Eppure il suo peso l’hai sentito.
Nove mesi dentro di te, una giornata dentro alla tua borsa.

Era un bambino, e tu ne hai fatto spazzatura, mescolandolo a bustine di zucchero, cartoline ricevute da Ibiza, batterie scariche, scontrini e pochi centesimi, qualche graffetta, un rossetto sbeccato, un pacchetto di fazzoletti.
Sì, tu sapevi bene cosa stavi facendo. Sapevi benissimo cosa sarebbe diventato:
i suoi capelli setosi avrebbero iniziato ad impastricciarsi di latte in polvere e biscottino e avrebbe pianto ad ogni volta in cui avresti dovuto lavarlo.

I suoi occhi avrebbero lacrimato costantemente, perchè essendo umani nasciamo incapaci di parlare ma già perfettamente abili a piangere e a strillare.
Non ti avrebbe lasciato dormire di notte. Ti avrebbe fatto alzare dal letto anche venti volte in otto ore.

Avrebbe frignato per dormire, quindi, ma anche per mangiare, per giocare, per imparare a tenere la forchetta e a bere senza inzaccherarsi.
Ti avrebbe spaccato la schiena quando avresti dovuto chinarti e accompagnarlo nei suoi primi passi, e alla fine avrebbe continuato l’opera quando avresti dovuto prendertelo in braccio e caricartelo addosso per ore e chilometri.

Avresti dovuto dare spiegazioni. E’ un bambino, non si comprano al mercato: avresti dovuto dire a tutti la fonte della sua venuta.
E all’improvviso la tua vita sarebbe cambiata.

Ma lascia che ti dica anche in cos’altro sarebbe cambiata: di notte, durante gli infiniti risvegli di pianto, si sarebbe aggrappato a te con le sue minuscole mani. Avrebbe socchiuso quella sua piccola bocca da cui sarebbe uscito il suo respiro di angelo, che ti avrebbe scaldato le palpebre quando gli avresti baciato delicatamente il petto – accorgendoti che solo addosso al tuo si sarebbe potuto sempre addormentare.

Ti avrebbe dato la mano facendo le scale, ti avrebbe dato le sue prime e goffe carezze facendoti chiudere gli occhi perchè – li avessi tenuti aperti – avresti pianto di commozione e felicità.

Ti avrebbe chiamato “mamma”, sì, ma poco più tardi ti avrebbe anche detto “ti amo!”, “ti voglio bene”, “ho bisogno di te”, “sono felice”.
E il tuo cuore straziato avrebbe avuto uno stralcio di luce ogni volta.

Conosco persone che lottano anni per avere quello che tu hai impacchettato e archiviato nel peggiore dei modi. Conosco donne che ucciderebbero per quello che tu hai ucciso.
E, soprattutto, ne conosco una che ucciderebbe perchè tu hai ucciso.
E credimi che di tutta questa storia, è questo il seme peggiore che tu, come tante altre, sei riuscita a piantare.

 -Il 1 marzo 2013 una venticinquenne romana ha partorito un neonato e l’ha infilato nella sua borsa, per poi vagare per la città concedendosi anche un aperitivo con amici prima di andare in ospedale a raccontare la vicenda. La donna è stata immediatamente arrestata, perchè ovviamente il bambino è stato trovato morto. –

R.B.  – twitter : @robianchin

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