coccinelle

“Now everything is reflection, as I make my way through this labyrinth and my sense of direction is lost like the sound of my steps”

“Adesso tutto è un riflesso visto che ho percorso la mia strada attraverso questo labirinto e il mio senso d’orientamento è perso come il rumore dei miei passi”           [Elisa, Labyrinth]

“Sono complicata, lo so, lo sono sempre stata e sempre lo sarò.
Non sono complicata, sono gli altri che non mi capiscono.
E’ vero sono complicata, ma gli altri lo sono più di me”

Neve teneva tra le dita il pennarello bianco, la vecchia cassettina
della posta, giallognola e ammaccata, era ancora lì ad aspettare senza fretta; sapeva che era solo questione di tempo, la ruggine rossastra sarebbe presto stata sostituita da un colore vivo e qualche adesivo, anche se tra sostituire e ricoprire c’è una bella differenza.
Chi da bambina non ha mai scritto almeno una pagina che iniziasse
con Mio Caro Diario?
Che fosse un vero e proprio diario, con un lucchetto pressoché inutile, o un quaderno vecchio tra i cassetti,  era uno scrigno magico in cui racchiudere tutti i segreti.

Aveva tanti segreti, Lei, ma non poteva scriverli…
nemmeno l’inchiostro poteva imprigionarli, troppo vividi per depositarli tra le righe e  voltare le pagine,  intricati come le ragnatele sul muro ma cento volte più resistenti.
Almeno erano ben compatti, come una matassa attorcigliata intorno
ad un unico nodo ed era facile nasconderli; una vecchia cassetta della posta in disuso sembrava il posto migliore per accoglierli, sarebbero entrati a fatica, ma una volta dentro avrebbe potuto chiuderli a chiave e sotterrarli.

Prima però aveva bisogno di sentirla sua, di riconoscerla almeno un po’, era pur sempre dei suoi ricordi che voleva sbarazzarsi e la loro fine doveva essere degna di considerazione.

Per questo si trovava con il pennarello in mano a fissare il vuoto, cercava la giusta ispirazione per un’adeguata personalizzazione di quell’oggetto freddo e distaccato.

“L’ho fatto di nuovo, mi sono imbambolata, come al solito.
A volte vorrei essere più spontanea, lasciarmi andare e invece perdo del
tempo anche per fare degli stupidi scarabocchi ed incollare quattro coccinelle.
Non c’è dubbio, sono complicata punto e basta”.

Non era complicata, era Neve con le sue fantasie e i suoi perché, con i suoi dubbi e le sue certezze, opinabili ma pur sempre sue.

A guardarla da fuori le somiglianze con il resto del mondo erano molto più delle differenze che troppo spesso la incupivano… ed ogni volta che si faceva tutte quelle domande, rimaneva impantanata in quei pensieri riuscendo ad essere banale pur nella sua unicità.

Se è vero che la vita si impara vivendo,  Neve si interrogava continuamente senza aver studiato, non tornava mai indietro neanche per dare una sbirciatina, non controllava i suoi appunti e così tesseva la sua tela tridimensionale lasciando dietro sé strade interrotte, vicoli ciechi e una solo via d’uscita in quel magico e colorato labirinto.

Chissà magari erano stati proprio quegli anni di perplessità, senso di inadeguatezza e vuoti incolmabili a spingerla fuori,
districando da quel grande buco nero dal quale era partita, infinite strade e porte che adesso poteva lasciarsi alle spalle.

Non poteva sapere che le persone che le si avvicinavano erano attratte da tutti quei colori e ancor più dalle ombrature, da ciò che non si vede e che a volte non vuol essere spiegato.

Tra varie categorie di persone, due la lasciavano perplessa:

quelle che ti passano davanti senza vederti e quelle che prepotentemente ti guardano dentro, illudendosi che scoprendo ogni cosa di te, si terranno talmente impegnate da eludere quella sana paura di scoprirsi a loro volta.

Per tanti anni Neve osservò la gente entrare in quel labirinto senza
uscirne, domandandosi perché mai nessuno si fermasse a chiacchierare
con lei, che era proprio lì, davanti l’ingresso e si sentiva invisibile.
Con l’anima pulita e la coscienza sporca, col senno di poi  pensò che forse avrebbe dovuto mettere un cartello: quella tela tridimensionale,  più interessante e più misteriosa di lei, era infinitamente profonda.

Ci mise troppo a capirlo, in fondo voleva essere amata per ciò che era non per ciò che era stata, sperava che qualcuno prima o poi
sarebbe rimasto incantato dai suoi occhi e non dai suoi ricordi…

Fu allora che decise di raggomitolare il tutto dentro una vecchia cassetta arrugginita che,anche scavando, nessuno avrebbe più aperto…

provate a ritrovare una chiave persa in un oceano.

Le coccinelle camminano a passi lenti, portano con sé i segni di una vita e quando meno te lo aspetti aprono le ali e spiccano il volo…

A.F.

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