etichettare

<ho iniziato ad andare da una psicologa e…>
<oh beh, insomma sei in terapia>
<io, beh…oh senti, ciao devo andare.>

ci sono giornate in cui ti capitano conversazioni così.
ci sono giornate in cui ti chiedi che cavolo hai fatto di male per dover parlare con persone così ottuse.

si, sarò anche in terapia, ma se dirla così mi fa ricordare il periodo in cui la mia terapia era fatta di aghi e pillole…scusa tanto se preferisco usare altri termini.

sapete quale credo sia il problema?
il bisogno di etichettare, sempre e comunque.

in questo mondo non si può dire semplicemente : <mi piacciono gli uomini>, perchè ti diranno <oh, beh, se gay>.
non puoi dire <oggi sono un po’ triste>
-> = <sei depressa>.
oppure <il professore non mi porta in tesi>
-> = <è uno stronzo coglione> / <sei una stronza cogliona>

abbiamo un  maledetto bisogno di generalizzare, trovare una ragione/un motivo sintetizzabile in una, massimo due parole.
e poi mi dicono che la lingua italiana sta morendo… oh si, ma qui sta morendo anche la mia Santa Pazienza, e probabilmente suicida.

io una volta magari ci facevo meno caso, ma sono sicura che le cose stiano peggiorando a vista d’occhio.
perchè qualsiasi cosa tu faccia/dica comporta…un’etichetta.
allora ultimamente mi sento come uno di quei pacchi…tutto un po’ ciancicato (che vuol dire un po’ strapazzato, rovinato), pieno di francobolli e timbri, ognuno dei quali ha qualcosa da dire…

fatemi un favore: smettetela di timbrare in faccia alle persone la loro etichetta…provate a guardarle negli occhi, poi ditemi se davvero basta una sola parola per descriverle.

F.V.

twitter @nostalgiadicosa

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2 pensieri su “etichettare

  1. la richiesta che conclude il posta appare grande; ma appare anche la chiave che fa ritrovare ciascuno di noi come anche singole persone, con i propri sogni, speranze, a volte angosce e con i propri veri caratteri unici e personali. Strettamente privati, ma anche con una grande disponibilità a sentirsi coinvolti gli uni con gli altri. Ma da persone come siamo, e non come troppo spesso ci vediamo classificare.
    E tantomeno in schemi che non ci rappresentano come l’essere umano che effettivamente siamo.
    Ma vogliamo mettere la infinita minore fatica anche privata di provare a collocare ciascuno di noi subito dentro un ?
    In questo modo, però, temo che togliamo alla nostra mente la sua capacità più grande rispetto ad un computer che deve per forza classificare per categorie tutto quel che riceve o vede. Noi, non credo siamo fatti così, la nostra mente è capace di collocare ciascuno di noi per quel che è. Ma se non lo si vuol fare….

    Mi scuso del commento non professionale di certo, ma la questione appare sottile quanto grande. Per ciascuno di noi. Nella vita privata, ma anche sociale individuale.

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