al peggio non c’è fine?

io credo che in realtà tutto passi dalla nostra volontà, dalla nostra voglia di ripartire, senza aspettare di toccare il fondo. si parla troppo di fine, di tunnel, di crisi, di buio, e poco di cambiamento. eppure è chiaro a tutti come il Mondo stia cambiando, come la Terra stessa su cui viviamo sia viva e in costante trasformazione. del resto il tempo corre via veloce senza curarsi di chi resta indietro, e se soltanto pensassimo a come non si possa più parlare di ricambi generazionali dalla durata ventennale, ma piuttosto si assiste ad una contrazione quinquennale che varia vorticosamente le nostre abitudini e il modo di percepire ciò che ci circonda.

è la velocità in cui il nuovo diviene vecchio e il vecchio obsoleto, la velocità con cui la società si modella su basi nuove, su culture che si miscelano ma non sempre si integrano, su abitudini che si difendono ma che alle volte sono soltanto ricordi di un tempo andato.

lo dice la storia, la breve storia della specie umana, che è lunga un soffio al confronto con l’intera esistenza del nostro Pianeta, e che è stata una corsa verso la creazione di miti e la distruzione degli stessi, di innovazioni tecnologiche e regressioni sociali, di ricerca del bellessere senza attenzione alla qualità dell’essere.

nessuna macchina spinta al massimo delle proprie prestazioni regge all’infinito, e nessun modello di società basato su una ricerca spasmodica del meglio presto e adesso poteva non conoscere il suo crash.

e adesso ci sono i cocci, i volti smarriti di chi ha già capito, e quelli stupiti di chi non crede sia possibile, oltre quelli spenti di chi distoglie lo sguardo dallo sfascio ormai fumante.

eppure, l’uomo ha sempre narrato che dalle ceneri si può rinascere, dalla distruzione si può ricostruire, che dallo sconforto si può risorgere. bastano poche cose per rimettere insieme il tutto. occorre capire che tutto passa dal sufficiente e necessario, dal consapevole e non voluttuario, dal condividere e dall’accettare che dal benessere del nostro prossimo otterremo la nostra serenità.

A.R.

twitter @andrearusso

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Un pensiero su “al peggio non c’è fine?

  1. “senza aspettare di toccare il fondo”… non è che aspetti passivamente, verso il fondo ci vai e finchè non lo tocchi non ti rendi conto di tante cose anche se te le dicono. Poi come scrivi c’è chi se ne accorge prima, che ha una visione delle cose più ampia, più a lungo termine.
    Io mi riconosco in quelli che difficilmente giocano di anticipo e solo toccando il fondo poi si trasformano e cambiano.
    Per fortuna siamo in tanti su questo pianeta e nella diversità possiamo sostenerci. Dobbiamo imparare ad ascoltarci di più ed ad essere meno arroganti (parla una grande arrogante…).

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