fogli bianchi

Michela fissò il suo taccuino nuovo senza sosta, ne sentiva l’odore.

Lo sfogliò, dalla fine verso l’inizio, incantata.

Il forte  odore di carta nuova e l’implodere dei suoi pensieri, facevano da cornice muta.

Lo aveva visto passando nella cartoleria sotto casa  e finalmente  si era decisa a comprarlo.

Non aveva idea di cosa avrebbe scritto, ma era eccitata dall’idea di poterlo fare.

Come in un rituale che si ripeteva, stava seduta sul letto, gambe a farfalla, china sul davanti, posacenere e pacchetto di  Dunhill accanto, mentre ruotava lentamente la lingua sul tappo della penna, in cerca di un inizio che stentava ad arrivare.

Si alzò di scatto con passo leggero, dentro la sua camiciola corta che le lasciava nude le gambe, mentre Ryuichi Sakamoto in sottofondo scandiva il tempo dentro la piccola stanza.

La distanza dalla stanza al frigo era breve, si attaccò alla bottiglia mentre alcune gocce le scivolavano sui seni turgidi, provocandole piacere.

Pochi passi ed era già  in bagno.

Lavò automaticamente le mani  giocando con l’acqua mentre scostava una spallina del reggiseno. Con la coda dell’occhio osservò le sue spalle tornite, scendendo  fino al sedere che si intravedeva dal  tessuto leggero della camicia che indossava.

Colpi di spazzola precisi per massaggiare la cute, mentre lasciava scivolare la camicia sul pavimento.

Nuda, usciva dal bagno e si buttò sul letto.

L’aria condizionata accesa e, sulle note incalzanti, cominciò a scegliere le parole che avrebbero riempito le pagine bianche del suo racconto.

< Bianca era donna estremamente volubile, bugiarda e scostante.

Ma era bella, di una bellezza atipica, occhi verdi e naso importante, capelli neri fino alle spalle, pelle color latte, ma la sua vera bellezza stava tutta nei  movimenti.

Movimenti impacciati ma femminili, leggeri per non lasciare impronte.

Collezionava di tutto dalle fotografie  ai cappelli di paglia, dai bastoncini di legno del gelato ai rossetti finiti, non riusciva a liberarsi di nulla.

Bianca amava segretamente Lorenzo.

Lo aveva conosciuto alla fermata dell’autobus, gli era finita addosso, inciampando maldestramente sulla borsa da lavoro che lui teneva appoggiata a terra.

“Mi scusi” accennò Bianca

“Aspetti, l’aiuto!”

Bianca sentiva lo sguardo di quell’uomo sulle sue gambe nude, la pelle bruciare,  e un brivido risalirle la schiena.

Era finita a terra e la gonna si era sollevata fino all’inguine.

Bianca alzandosi da terra teneva lo sguardo basso giocando con il telefonino, mentre quell’uomo continuava a fissarla.

“Io mi chiamo Lorenzo, e tu?”

“Bianca”

Dopo, solo uno sbattere di porte e un saluto veloce.

Lo incontrava quasi tutti i giorni: “Ciao Bianca”

“Ciao Lorenzo”

Quell’uomo le aveva rubato la mente, senza saperlo.

Bianca aspettava la notte, quando si chiudeva con lui dentro la stanza e cominciava a sognare mondi che non aveva mai visto, immaginava parole mai dette e abbracci mai ricevuti.

Giocando con le ombre, immaginava il suo viso, che a tratti le sembrava vicino fino a sparire dietro la tende.>

Michela cominciò a sentire freddo.

Si alzò dal letto e andando a recuperare la camicia lasciata in bagno, inciampò sulla cesta di vimini piena di cappelli di paglia, che teneva appena fuori la porta.

“Cazzo”, esclamò! Quando accesa la luce vide scorrere un rigolo di sangue.

Sollevando la gamba, si accorse che la luce della finestra di fronte era accesa, e che una sagoma la stava osservando.

Pensò a Bianca e a cosa avrebbe fatto al suo posto.

Restò lì immobile, completamente nuda e stordita da un piacere inaspettato.

Eccitata all’idea che qualcuno la potesse spiare cominciò a sfiorarsi.

Sentì le gote bruciare e quella sagoma pochi metri in là  fissarla immobile.

Sconcertata per quello che le stava accadendo, corse verso la stanza da letto, sbattendo la porta alle sue spalle, con forza.

Si affacciò ad un’altra finestra, protetta dal buio della stanza da letto e spiò fuori per vedere se la  luce della finestra di fronte fosse ancora accesa.

Allora , riuscì ad intravedere la testa bionda di un uomo e del fumo denso uscire dalla stessa.

Si sdraio nel letto e si addormentò di colpo.

Un sonno smanioso: le sue mani aggrappate a corde che la tiravano, fino ad allungarle le braccia, ombre e respiri affannati, uomini senza volto e donne che danzavano, mentre le sue mani si staccavano. Non sentiva dolore vedeva solo le  mani allontanarsi dalle sue braccia.

Non riusciva a muoversi, era immobilizzata intravedeva da lontano  una testa bionda che camminava verso di lei, fino a raggiungerla.

Vedeva chiaramente un cesto, dove le sue mani la salutavano.

Una voce le ripeteva ritmicamente: “abbi cura delle tue mani, abbi cura delle tue mani.”

L’uomo si avvicinò a Lei e senza dire una parola, le ricucì le mani.

Michela non riusciva a vedere il suo volto, l’uomo cominciò ad accarezzarle piano le mani, e con voce tremante ripeteva :”satana  è passato da qui ridendo, satana è passato da qui ridendo.”

Michela non capiva, l’uomo prima di andarsene le disse: “donna satana è passato da qui, ma le tue mani non hanno ceduto”.

“Cazzo, è tardi “

Michela si lavò velocemente, si vesti e senza fare colazione  si catapultò fuori dalla porta del palazzo.

Cercava le chiavi, quando un uomo enorme con tanti riccioli biondi  le si avvicinò.

Alzò gli occhi e per un attimo pensò di averlo già visto.

“Ciao, mi chiamo Lorenzo”.

“Cerchi queste?” “Ti sono cadute mentre correvi”

Michela scoppio a ridere e più rideva più non riusciva a fermarsi.

Lo guardò di nuovo.

“Grazie,  sono Bianca”

Apri velocemente la portiera della macchina e senza dire una sola parola andò via.

C.M.

twitter : @reginavirtual

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2 pensieri su “fogli bianchi

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