guai ai vinti

tutti vincenti, anche da sconfitti.

come sempre accade in ogni competizione, in ogni confronto ci sono vincitori e vinti. che non è il caso di chiamarli sconfitti, perché il merito è tutto di chi si è dimostrato più forte e valoroso, più abile e capace.

e allora, tutti a saltare sul carro dei vincitori, che con i perdenti non è piacevole stare. in Italia quest’uso è consuetudine, tanto che non esiste vinto che al primo successo non venga elevato agli onori e veda perdonati, qualora ce ne fosse bisogno, ogni precedente non degno di positiva nota.

gli esempi si sprecano e io mi trattengo da citarne alcuno, lascio a voi la fantasia di trovarne quanti più ne riuscite (tanto so che pensate a Balotelli, Cassano e… Monti)

repentinamente cambia il giudizio della gente, passando da aver vituperato e offeso questo e quello, a esaltarne il merito e lodarne i pregi, in presenza di una condivisibile vittoria. tutti ad appuntare medaglie come che il premiare sia premiante e cancelli ogni precedente giudizio, anche il più scriteriato.

credo sia la necessità di trovare dei leader a cui affidarsi, delle figure vincenti da cui lasciarsi guidare, perché la necessità d’esser governati e condotti affonda le radici nel nostro antico passato. e poco importa allora quello che fino a ieri è stato, conta soltanto l’oggi e il successo conquistato.

esaltiamo, allora, chi per sé ottiene successi, chi per il proprio onore lotta contro tutto e tutti, pensando che lo faccia per noi, per condiviso spirito di appartenenza. una bella illusione che rende meno oppressiva quella sensazione d’esser vinti da un momento economico e sociale dove c’è voglia di festeggiare, di rendere omaggio, di osannare, chi riesce ad imporsi, ad essere vincente al cospetto dell’Italia e dell’ennesimo ciclo di vinti.

A.R.

twitter: @andrearusso

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Un pensiero su “guai ai vinti

  1. Grandi uomini hanno creato grandi aziende, ma i loro successori, a volte non si dimostrano all’altezza. Abbiamo pagato per avere l’euro, ora democraticamente vorrei avere i conti in sterline a prezzo di mercato, prima che qualcuno mi rifili una Lira, morta e defunta, con un addebito del 25%. Democraticamente vorrei l’aumento delle tasse in busta paga, aggiungendo alle mie, l’acconto di imposta del datore di lavoro, per evitare che dichiari utili minori dei miei. Vorrei in busta paga la mia situazione previdenziale, capitale versato più interessi maturati; sempre democraticamente vorrei poter scegliere l’ente previdenziale e la valuta di mia scelta: Altro che pensione integrativa. Via i ladri dai miei risparmi!
    Ciao Alberto

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