e l’universo maschio.

E poi ci pensi e ci ripensi.  E vai indietro coi ricordi e non ti spieghi perché sei arrivata fino a qui, qui non come luogo, anzi pure come luogo (ma quello non è importante, in fin dei conti la città dove abiti è carina e pulita), ma proprio come tempo, fino ad ora.

Ah, le donne e quella stramaledetta sindrome da crocerossina: l'”io ti cambierò!”, l'”io ti farò uomo, riuscirò dove tua madre ha fallito!”. E poi ti ritrovi ad aver fallito tu, hai perso tempo con uno che oggi è quello che avevi conosciuto decenni fa, lo stesso, identico, quello che fa le bizze se non gli sta bene quello che vede, fa i capricci come i bambini.

Solo che ha più di 40 anni e ti sei stancata di crescere i figli delle altre.

Poi incontri altri, e ti sembrano migliori, loro. Si pongono come migliori, rispetto a lui e rispetto a chi li ha preceduti sulla tua strada. Ma tu lo sai già che migliori non ce ne sono, sono diversi, ma fondamentalmente uguali. Lo stesso desiderio di essere al centro dell’attenzione, in questo caso della tua attenzione. Lo stesso desiderio di conoscerti, sei un po’ strana tu, appari diversa da quella che sembri.

O bianco o nero. E tu non sei né bianca né nera, sempre. Non sei sempre dello stesso colore, cambi tu, a volte sfumature a volte colori netti, a volte non colori. E loro vogliono certezze, e tu non gliele dai.

Destabilizzi il loro precario, fragile equilibrio di bambini attempati.

Ti vedono, ti conoscono e pensano “ecco quella che vuole accasarsi”, solo che però un attimo dopo il loro (miserabile) pensiero dici seraficamente che non li vuoi come palle al piede e ci restano male. Che stiano al loro posto.

Quando ti sembra di aver trovato quello giusto, quello carino, quello dalle mille attenzioni molli le difese e quello scappa, allora diventi una furia, se potessi lo sbraneresti. E lo sbrani, a parole, poi ti eclissi e poi ti cerca e tu non ti fai trovare. Non esisti. Ti ha immaginata, quello.

Ah, poi c’è quello del passato, l’Errore. Sì. E’ un errore averlo incontrato ma è proprio un errore lui, di suo. E tu già ne hai fatti troppi, per prendertene uno indipendente da te, per riprendere l’Errore per antonomasia. Sbagli di suo, ma senza di te.

Il fatto è che non hai proprio più voglia di perdere altro tempo.

E nemmeno di giocare.

Acidamente Vostra.

D.G. https://twitter.com/#!/DanielaGrossi

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