quando il mostro è dentro di te.

L’Istat, con la sua sfilza di gelidi e sterili numeretti in grassetto sulle riviste patinate, mi ha sempre infastidito.
“Secondo l’Istat”, “Lo dice l’Istat”, “E’ un dato dell’Istat” son frasi che ho sempre guardato storto: un po’ come se questo benedetto Istat avesse il ruolo della Zi’Peppina della situazione, quella che sa tutto di tutti e che tutti ascoltano bevendone i bibitoni con cieca fiducia perchè “zi’Peppina è zi’Peppina, e l’Istat e l’Istat.”
C’è però un dato, uno di quei freddi e brutti di cui sopra, che mi ha colpito enormemente e che non esce dalla mia testa: in Italia più di 6 milioni e mezzo di donne ha – almeno una volta nella vita – subìto una violenza di qualsiasi tipo. E, sempre in questo ridente Paese, più del 96% di loro non ha mai denunciato l’accaduto, trattenendo dentro di sé il mostro e la sua scia orrenda. Spesso per tutta la vita.
Io faccio parte di quei 6 milioni e mezzo di donne. Non ho paure a dirlo, solo remore – semmai – perchè non è particolarmente esaltante per la mia persona trovarmi in quel numeretto né – tantomeno – in quella percentuale: eppure, per anni ho tenuto il mostro dentro di me.
I motivi che mi hanno portato a questa omertà personale, a questo stupido autogoal, sono stati molteplici e spesso tutti appartenenti ai più diffusi clichè: “Cosa dirà la gente?” e “E se fosse stata colpa mia? Se fossi stata io, ad attirare il mostro?”, fino ad arrivare al pensare alle persone legate al mostro stesso – a coloro che gli hanno voluto bene come padre, come vicino di casa, come amico e – negli ultimi anni – come nonno, e ad avere paura di ferirle.
Così, avevo dodici anni, ho inghiottito il mostro e ne ho fatto parte di me. Fu questione di un attimo, meno semplice fu dare spiegazioni a chi mi circondava sul perchè – di punto in bianco – avessi deciso di evitare quella persona che mi aveva infastidito.
Avevo dodici anni: le ragazzine sono volubili e questa fu la mia “fortuna”. Nessuno mi chiese niente, io non dissi niente. E il mostro, qualche giorno dopo, venne a cercarmi  chiedendomi scusa.
Lo perdonai il giorno delle mie nozze: lo vidi stanco, malato, vecchio e visibilmente turbato. Dopo più di dodici anni, ero riuscita a trovare ancora tracce di vergogna nel suo sguardo.
Perdonare.
Un potere immenso, racchiuso in una sola parola. Ci vuole coraggio. Tanta forza e, forse, anche la capacità di ignorare parecchi dettagli.
Ma l’inconscio, l’inconscio non si può battere. Quello ci frega tutte, pronto a saltar fuori nel momento meno opportuno. Magari dopo due anni, quando il tuo primo fidanzatino prova una timida avance. Magari dopo dieci anni, quando il tuo compagno non riesce a fare l’amore con te.
Magari dopo una vita, quando ti parlano del mostro e tu sei arrabbiata anzi – perdonatemi – incazzata nera con te stessa perchè non hai parlato, non hai avuto la forza, la fiducia in te.
E’ violenza uno schiaffo dato alla moglie, è violenza una spinta in giù. E’ violenza tutto quanto vada contro al naturale rispetto che ci è dovuto. In quanto donne, mogli, madri, amanti, amiche, persone.
E ora ditemi, ditemelo voi: dove sta la forza e dove sta la debolezza di tutte noi del 96%?
La violenza è varia e molteplice come la risposta a questo interrogativo e, purtroppo, altrettanto infinita nel suo lento persistere nel tempo.

R.B. (twitter @robianchin)

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2 pensieri su “quando il mostro è dentro di te.

  1. so benissimo di cosa parli, purtroppo! Per anni ho tenuto quel mostro e lo tengo ancora e non perchè non voglia dargli un nome, ma perchè NON SO CHE NOME ABBIA, NON SO QUALE SIA IL SUO VOLTO! Forse la mia mente ha cancellato il suo volto, il suo nome. Forse non voglio saperlo perchè sapere potrebbe fare troppo male. So che c’è. Esiste. Ma non so come disfarmene. O si. Basta dimenticare. Ricordiamoci inoltre che la violenza non è solo fisica ma anche psicologica, ho vissuto anche quella, ma almeno mi sono ribellata, ho affrontato con coraggio e decisione il mostro. Oggi sono una donna serena. O quasi….basta non voltarsi indietro!

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