19 marzo 2012.

L’acqua fa paura, se non è in un bicchiere e se non sei assetato.
Simoncelli, trentenne senza occupazione e dai torbidi trascorsi, non ha avuto paura
di buttarci il suo bambino, Claudio, di poco più di un anno di vita.
Un volo dentro al Tevere nelle gelide acque di quel febbraio pazzesco che a me ha
congelato persino la terra del giardino.
Sono due volte mamma, la mia rubrica parla di maternità e sempre del suo lato migliore, quello più divertente… e invece ora mi scuso con voi per staccarmi dal discorso e parlare di paternità, così, a ridosso del 19 marzo.
Prima d’altro, permettetemi di distinguere tra “padre” e “papà”: ad essere padri son buoni tutti. Cinque minuti di sfregatine, un po’ di collaborazione, qualche spinta e ci siamo: si è padri. I papà, i papà sono differenti.
I papà ti rimboccano le coperte fino al naso. I papà ti cullano alle due del mattino, quando mamma non ce la fa più, e il giorno dopo vanno a lavoro col sorriso sulla faccia, perchè sanno che tornando troveranno i propri cuccioli.
I papà ti portano al parco giochi, e ti puliscono le suole delle scarpe.
I papà ti fanno volare in alto in alto in alto, anche quando hai appena mangiato e mamma rompe le palle.
I papà ti accopagnano a scuola, ti portano a calcetto, ti fanno fare pratica per la scuola guida. I papà parcheggiano sotto il tuo posto di lavoro e magari passan lì cinque minuti, così, solo perchè lì ci sei tu.
Simoncelli, parlo a te, ora. Tu non sei più un papà e, forse, non lo sei mai stato. In una giornata in cui tutti festeggiano, io mi lascio prendere dalla paura – la stessa che ho per l’acqua gelida in cui ancora oggi (a distanza di quasi due mesi) c’è quello che resta del tuo bambino – e penso a te, alla tua “Festa del papà”, e torno sui miei passi rientrando nei ranghi del mio argomento:  ti sentirai mica triste, vero?
C’è qualcosa che, rispetto a questo 19 marzo 2012,  sarà ben più triste.
Sarà l’otto maggio. Sarà la Festa della Mamma.
Sarà tua moglie, privata di tutto, finanche di una misera data sul calendario.
R.B. ( su twitter @robianchin)
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2 pensieri su “19 marzo 2012.

  1. “l’amore che avrebbe dato e avrebbe avuto” è quanto di più straziante esista: non c’è niente di peggio del rimpianto. Nessun eventuale rimorso potrebbe tener testa a tanto dolore. Grazie per aver letto.

  2. Un mostro non si comment, non porta aggettivi e’ solo un mostro. E’ il bimbo cui va la Mia pieta’, la commozione, il ricordo dell’ amore che avrebbe dato e avrebbe avuto. Ecco il mostro ha ucciso l’ amore

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