cabina n.1

 La vedo seduta, con le sue lunghe gambe accavallate, accanto alla cabina n.1, la guardo mentre si stropiccia gli occhi ed accenna ad un sorriso.

Mi avvicino sedendomi sulla sabbia accanto a lei .

C’è silenzio intorno, il lido dorme. Restiamo per minuti a guardarci dentro, ognuno con la sua storia raggomitolata, immobili all’ombra di un ombrellone piegato dal vento.

Le mie mani giocano con la sabbia fine , mentre il vento gioca con i nostri capelli. Mi sposto per sistemare la sabbia sotto di me, creando una sacca più comoda mentre appoggio i piedi sulla borsa di corda dopo aver tirato fuori le parole crociate ed una penna.

5 verticale : Si cambia se è viziata?

Leggo ad alta voce, mentre Carla fissa smarrita il movimento delle onde del mare.

La donna!

 Sussurra appena, come risvegliata da un sonno profondo.

Scoppiamo a ridere.

L’aria scemotta!

 Questa è troppo facile, le dico.

35 orizzontale: Unità fotometrica di misura della luminanza?

Quante lettere? Come si misura il sole?

Carla si alza di scatto si avvicina tra le mie gambe e si siede. Le prendo la mano e la guardo: è una bella donna sulla quarantina, due grandi occhi azzurri, un seno acerbo in un costume rosso che le mette in evidenza la pelle color ambra. Ci sentiamo complici, senza dire nessuna parola.

Conosco bene Carla, quello che pensa, quello che vorrebbe dirmi, ma non forzo la mano, gli occhi lucidi mi bastano per capire che solo una parola potrebbe scoppiarle in faccia come una miccia accesa.

Dai continua, mi dice.

Mi giro la guardo e penso che da questa storia non ne usciremo sicuramente vivi.

40 verticale: Fa coppia con Romeo ? 

-Giulietta.

-Ma no Carla, L’alfa ahaha .

So che vuole parlarmi distaccandosi da sé e non vuole certo pistole puntate o consigli. Carla non ha mai ascoltato nessuno, è sempre stata una che ha vissuto ad orecchio.

Ho sempre invidiato il suo modo di fare, il volere essere sempre al centro dell’attenzione . Era bella, sì, di una bellezza calma rassicurante, non amava le note stonate, le parole di troppo, la volgarità, si muoveva sicura come se volesse toccare il mondo, ma nessun mondo voleva toccare, anzi con il suo essere leggero, quasi trasparente non voleva lasciarvi traccia. I suoi occhi erano sempre indecifrabili, non si capiva mai dove fosse, anche se pensavi di averla con te, non c’era mai.

Si diceva di lei che era facile amarla, ma era volubile , instabile, insofferente. Amava l’amore, poteva parlarti di amore per ore, ma non aveva ben chiaro per lei cosa fosse, ne parlava come se sapesse tutto, ma in fondo non ne sapeva nulla. Soffriva per questo, non era stata mai capace di amare senza distruggere distruggendosi, ma soprattutto non permetteva a nessuno di farsi “guardare” veramente.

Ascoltava gli altri, amava ascoltare gli altri, diceva che ascoltando si allontanava da se e la aiutava a capire e capirsi meglio.

Carla comincia a parlare di come sarebbe stato se fosse rimasta a Roma e di come la vedeva grande e di come si sentiva piccola, aveva gli occhi lucidi. Si ferma.

Conosco lo sguardo che fa quando si perde tra i pensieri ma questa volta è diverso e come se nascondesse qualcosa.

Non si sa mai cosa nascondono gli occhi di una donna, i suoi hanno pianto tanto.

Viveva di fissazioni lei:  di ricordi e fantasmi, di storie che si raccontava per stare meglio e a volte le riusciva anche bene.

A me non mi fregava, la conoscevo troppo bene.

Domani Maria, domani andrà meglio.

Disse a bassa voce.

-No Carla no, domani è già oggi, pensaci.

C.M.

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