tra Valentino e Faustino di solito c’è Martino

San Valentino.

E’ la festa del ricordo: ti ricordi di quando eri giovane ed innamorato e pensi di ricreare quell’atmosfera di emozioni per un giorno, una sera.

Pensi.

Perché intanto hai a casa l’ingiunzione di Equitalia che ti aspetta tranquilla sul mobile.

Perché stai a cena e intanto vedi passare quella bella donna (il cui profumo avverti mezz’ora prima del suo arrivo) accanto a te e lo sguardo si distoglie per un attimo di eternità da quella che hai seduta di fronte a te, ma poi ti ricomponi subito e fingi interesse per lei, che solo per oggi ha fatto il giro dalla parrucchiera, dall’estetista e sfoggia quelle scarpe su cui non sa camminare, con quelle calze che le danno fastidio – non ha mai portato reggicalze, se non in casi “estremi” – con quel trucco che svanisce durante la cena.

Cenate e guardi con ansia l’orologio: lo sai che tra un’ora al massimo devi essere a casa, con lei. Sai che tra un’ora il tuo telefono s’illuminerà.

E dovrai essere in bagno, necessariamente, tra un’ora. E dovrai pure sbrigarti a rispondere, con attenzione e cura, sia verso chi attende la risposta, sia verso chi ti aspetta in camera.

E tu, donna, hai pensato a tutto stasera.

Oggi pomeriggio hai portato i figli dai nonni, sei andata dal parrucchiere per la piega, la tua migliore amica ti ha truccata, tanto lei non ha nessuno, può dedicarti del tempo, hai tirato fuori dall’armadio quel vestito che erano secoli che non mettevi, quelle calze nel cassetto non le ricordavi nemmeno più e le scarpe.

Sì, le scarpe. Quel maledetto tacco che ti fa traballare e il tuo ancheggiare sembra sensuale, invece è che proprio non ci sai stare, lassù.

Ti prepari, ti devi anche sbrigare, sei in ritardo, non riesci mai ad essere puntuale, tu.

Ce l’hai fatta: pronta. Senti suonare il campanello, è lui. Scendi le scale e sali in macchina. E’ fatta.

E siete soli tra mille altri soli in due, in quel ristorante.

Lo osservi, ti guarda.

Non è tanto che stiamo insieme, pensi, ma in fin dei conti è un brav’uomo, gentile, guarda in che posto mi ha portata, sì, penso proprio che stavolta è quella giusta.

Ma che si è messa, quella, che ha un profumo che nausea, si sente un chilometro prima.

Mangi, ma non troppo, che questo vestito ti stringe in vita e tu non vuoi scoppiarci dentro.

La cena sta per finire e osservi lui mentre guarda l’orologio. Pensi che probabilmente ha voglia di stare con te. Il conto e vi dirigete a casa, a casa tua.

Scusa cara, permetti? mentre tu entri in camera, lui va in bagno.

La camera da letto, le luci soffuse, i profumi e tu, che non vedi l’ora di concludere degnamente questa serata. Lui.

Dormite, poi. Ti sveglia il bagliore del suo telefono, che illumina la tasca dei suoi pantaloni: ah, questo sonno leggero.

Distratto come tutti gli uomini, pure lui ha dimenticato di spegnerlo. Decidi di farlo tu per lui, non se ne rammaricherà di certo.

Prendi il cellulare e leggi.

Domani festeggerete San Faustino.

M.F.

https://twitter.com/#!/DanielaGrossi

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