redenzione

Si può toccare il fondo in diversi modi. Qual è il modo meno plateale e allo stesso tempo più struggente? E’ quello consumato dentro sé, in silenzio. Si scivola sempre più giù, si assiste impassibili al proprio sprofondare.

Chi è stato a spingerti? Cosa ti ha scaraventato giù? E’ stata una situazione particolare o una serie di tanti piccoli eventi? Magari pensi di averlo già sfiorato, il fondo, ed ecco sopraggiungere qualcos’altro pronto a ricordarti l’esatto contrario di quanto credevi. Forse non c’è un limite al peggio.

Durante questa discesa inesorabile la luce diventa sempre più flebile e inizi a vedere solo macerie intorno a te, le macerie della tua vita. Ti chiedi dove sia finito il freno della macchina impazzita sulla quale ti trovi, ma mentre stai precipitando non lo trovi, quel freno maledetto.

E così ti ritrovi laggiù. E non l’avresti mai detto. Non hai trovato nemmeno un metro d’acqua, nel fondo di questo pozzo indesiderato. Almeno avrebbe attutito un po’ il colpo.

Dove sono gli altri, tutti gli altri? Sono lì in alto, quasi microscopici, e ti guardano. Alcuni restano semplicemente immobili a guardarti da lassù. Altri ti lanciano delle funi più o meno solide, cercano di aiutarti ad uscire.

Alzi lo sguardo. Lo rivolgi prima a loro e poi a quelle corde penzolanti. Ma è tutto inutile, perché tu sei talmente distrutto da non riuscire a muovere nemmeno un dito. Figuriamoci aggrapparsi saldamente ad una fune per essere issato. Ti guardi intorno e ci sono solo pareti sconosciute e glaciali, silenziose testimoni della tua caduta. Alzi la testa e vedi un cerchio di luce lassù. E’ troppo lontano, per ora. Le gambe e le braccia si sono fratturate, hai lividi ovunque, l’urto è stato troppo violento. Non riesci ad alzarti. E forse nemmeno vuoi farlo. Vuoi restare lì, vuoi capire come ci sei finito. Vuoi farti completamente permeare da tutto quel dolore fino a svenire. Vuoi restare solo, perché in fondo quella solitudine ti permetterà di rigenerarti.

E attendi… Attendi il giorno della “Redenzione“. Il giorno in cui lo strazio ti lascerà di nuovo respirare. Il giorno in cui ti perdonerai e avrai la forza necessaria per uscire da lì. Per ricominciare. Perché ogni Fine corrisponde ad un nuovo Inizio.

Chiara GreyPen

twitter.com/GreyPen

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2 pensieri su “redenzione

  1. Trovo sia veramente ben scritto questo post, e leggerlo è stato come nutrirmi dell’emozione che mi ha regalato.
    “Redenzione”…..stupendo!
    Sono certa che tornerò da queste parti a rileggerlo.

  2. E’ quanto di peggiore possa capitare, almeno per una anche mia esperienza oggi lontana più di quarantanni circa. E che il bel Testo oggi mi ricorda.
    In questi casi spesso, non servono temo farmaci, e nemmeno incoraggiamenti più o meno vicini o incalzanti. Quello che serve è rintracciare l’energia vitale in sé stessi capace di far recuperare il desiderio di vivere…
    Credo che in tali casi, qualunque sia stata l’origine, la cosa più preziosa sia trovare un amico o amica disinteressato totalmente, così come generoso, che non lanci tanto funi. Ma piuttosto si calì anche lui, si sieda accanto discretamente come fosse normale, e aiuti a riprendere a parlare, riflettere su di sé, ricominciare a vivere per voler uscire. Probabilmente si tratta solo di una esperienza personale. Io, comunque, quella persona la trovai, anzi due, artisti, uomo e coniuge, amanti della psicologia, e soprattutto amici. Spero che chi scivoli in un simile pozzo comunque trovi anche esso qualcosa di simile. In ogni caso di efficace. Perché da quel “pozzo” in genere si esce molo difficilmente totalmente soli.
    Comunque, la cosa più seria e preoccupante credo sia che da qualche tempo, e sempre più spesso, scivolano inaspettatamente in simili “pozzi” anche giovani e giovanissime. E non siamo preparati a vederlo nè a pensarlo. Sono tristi, è l’età. E spesso, invece, la voglia di vivere sta sfuggendo anche alla primavera della vita.

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