dipendenze

La dipendenza pare sia la malattia sociale del secolo. Si può morire quando si tratta di dipendenza da droghe o si può vivere male, quando si tratta di dipendenza comportamentale cioè dal gioco d’azzardo, da internet, dal sesso, affettiva o da spesa compulsiva.

Sappiamo tutti che le droghe e l’alcool fanno male e infatti la dipendenza dalle stesse è la più riconosciuta, evidente ed evidenziabile. Fin da bambini ci hanno mostrato foto e immagini di gente drogata o in crisi di astinenza per spingerci a starne il più lontano possibile.

Quando si tratta di dipendenza comportamentale invece, è meno evidente, più subdola, perchè quando ci si accorge di essere dentro si è già in uno stadio molto avanzato.

Prendiamo il gioco: avete sentito di madri che lasciavano i figli piccoli in macchina perchè dovevano assolutamente attaccarsi alla slot come se fosse la canna del gas?

 Per il sesso: avete letto di persone che sono morte per spingersi sempre oltre, in un gioco insaziabile di avere piacere, che poi quasi sempre non riescono a provarlo davvero?

Avete sentito della dipendenza da internet: sempre più persone si isolano distruggendo i loro rapporti sociali e personali, trascurando il lavoro e costruendosi un mondo parallelo in favore di quello virtuale.

Il cervello è sfortunatamente un organo difficile da studiare e mentre possiamo dire evidentemente come si sviluppa e quali danni fa un cancro ai polmoni, non possiamo altrettanto facilmente risalire a cause e soluzioni dei meccanismi del cervello in questi titpi di patologie. Cause e soluzione però esistono.

Da un saggio che ho letto ultimamente le cause sono da rintracciare nel deficit emotivo (esperienze familiari complesse, senso di vergogna e frustrazione), cognitivo (convinzioni disfunzionali) e metacognitivo (incapacità di orientare i comportamenti per indirizzarli verso uno scopo). Ovviamente ogni persona è un mondo specifico e quindi queste sono indicazioni di massima.

La notizia positiva è che le dipendenze si curano. Con difficoltà con sacrificio e senza rifiuto. Prendete Amy Whinehouse. Nella canzone Rehab spiega proprio questo: vogliono farla andare in cura ma lei non vuole, non vuole uscirne e vuole continuare a bere. Il risultato lo conosciamo, tristemente, tutti.

Quindi dicevamo: l’ accettazione del problema è fondamentale, poi serve l’individuazione di meccanismi positivi e progetti, infine la rieducazione alla vita e il progressivo didintossicamento. Che è molto più complicato di così, ma in parole spicciole è ciò che va fatto.

A Roma, al Policlinico Gemelli c’è un centro che cura le dipendenze da Internet, dal 2009 ha raccolto trecento assistiti, ma se ne prevedono sempre di più. Leggevo questa cosa, e speravo nelle cure….

D.I.

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Un pensiero su “dipendenze

  1. quanto è difficile
    spiegare cose che abbiamo fatto tutti in compagnia
    ora, capire
    i ricordi di quando la vita si apriva davanti a noi
    la tragressione per divertimento
    la gioia, gli imprevisti che ci hanno uniti
    allora.
    oggi aspetto
    lo sa.

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