ControNatale

Credo proprio che il Natale sia una prova. Sì, anzi, LA PROVA.

In questo Santo giorno, veniamo testati nella nostra pazienza, sopportazione e calma olimpica. E il premio sono quei benedetti chili in più che impieghiamo almeno sei mesi prima di restituire alla bilancia.

Vi spiego meglio: abbiamo parenti che non vediamo (o sentiamo) per dodici mesi, ma di cui ricordiamo il nome il 24 dicembre, quando scorriamo la rubrica del cellulare per spedire i fatidici sms in serie (ne scriviamo uno e poi aggiungiamo via via i destinatari) e pensiamo “ma chi è questo? ah sì, il cugino Caio che vive in Sardegna… sì vabbè, aggiungiamolo agli altri!”. E quello si vedrà arrivare un sms di auguri da una perfetta sconosciuta, al quale non potrà rispondere (come avrebbe fatto gli altri 364 giorni) con un “scusa, chi sei?”, ma replicherà con “Grazie, anche a te!” (ho almeno cinque sms a cui ho risposto così, non sapendo chi me li avesse mandati…).

Poi ci sono i fantastici giri dai parenti, quei vecchi zii che non sai se sono morti o sono vivi (sono vivi, hanno ottomila anni ma ancora campano…), che magari non sanno chi tu sia (Alzhaimer gratias) però ti raccontano di quando tuo padre era bambino e gli tirava i sassi dal giardino davanti casa (e siccome sono passate due ore da quando tu sei arrivata là e non riesci a sganciarti, capisci tuo padre e ti verrebbe voglia di lapidarlo pure tu, l’amabile zio…).

I regali, quindi: ti scordi sempre qualcuno, tu. E se non te lo scordi, perchè quest’anno hai deciso di non regalare niente a quella persona, per non metterla a disagio, visto che per anni ti sei presentata con un pacchetto e quella niente (e fingeva pure imbarazzo…) oppure perchè per 364 giorni è stata stronza con te e non vedi il motivo di buttare via soldi (siamo in crisi, o no?) per chi non lo merita, ecco che la stronza (che lo sa che tu quest’anno non le farai niente) si presenta non con un regalo, ma con IL REGALO, che ti fa sentire l’ultimo verme del cosmo.

Infine, i pranzi (o le cene, fa lo stesso, anche se le cene sono sempre “leggere”): ti ritrovi accanto gente che fino al giorno prima sparlava di te, di cui tu sparli (se potessi anche al pranzo stesso, ma non puoi. Però dopo pranzo, sì), e ci conversi amabilmente: “scusa, mi passi l’acqua? mi porgeresti il sale? ottimo questo arrosto, dove l’hai comprato?”.

Finito il pranzo, ricominciano le coltellate…

Da qualche anno non si gioca più a tombola, alleluia. Basta con le tradizioni. Giochiamo col Nintendo. E giù bambini che si azzuffano, genitori con l’Ipad, con lo smartphone su Facebook o Twitter che si scambiano auguri affettati, mentre il sangue scorre.

Insomma, Natale è finito. Possiamo smettere di essere buoni.

Torniamo al nostro solito cinismo, almeno è sincero.

Ah, auguri a tutti, eh?

M. F.

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2 pensieri su “ControNatale

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