diritti umani?

Sanciti per diritto di nascita e non per legge

Credo che non si sentisse la necessità di una mia commento alla giornata odierna dedicata alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che è la Carta promossa dall’Onu e sottoscritta nel 10 dicembre del 1948 a Parigi.

Mi fermerei al concetto di “siamo nati tutti liberi e uguali” che poi è quello che trattiene a sé tutti gli altri. Quella Carta venne redatta a seguito dello scempio della II Guerra Mondiale, e come quella era stata approvata circa un anno prima il 27 Dicembre 1947 la Costituzione della Repubblica Italiana. Come sarà noto a voi tutti, la Costituzione è composta da più parti, la prima è quella dei Principi Fondamentali.

PRINCIPÎ FONDAMENTALI

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2.

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 4.

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Provo a rileggerla con il senno del poi.

Questi sono i primi 4 di una lista di 10, e sono quelli dove i Padri Costituenti (che se fossero state Madri, chissà) hanno sancito i diritti fondamentali dei cittadini italiani.

Credo che oggi sia la giornata giusta per rileggerli e vedere se siano ancora validi e applicati.

L’articolo 1 recita che: l’Italia è una Repubblica Democratica. Fino a prova contraria, oggi, siamo governati da un Consiglio dei Ministri che non abbiamo scelto (qui non entro nel merito delle capacità dei soggetti indicati dal Capo di Stato) in frode totale alla Sovranità riconosciuta al popolo, che viene anche sorretto da un Parlamento che non è più rappresentativo della volontà democratica. Dice inoltre: l’Italia quale Repubblica Democratica è fondata sul lavoro. Vogliamo leggere i dati sulla disoccupazione, l’inoccupazione, il livello delle retribuzioni, le tipologie contrattuali? In Italia il lavoro non è un diritto ma la vera piaga sociale.

L’articolo 2 cita generici diritti inviolabili dell’uomo. Io tra questi metto il Diritto alla Famiglia in qualsiasi sua forma. Diritto non garantito dall’assenza di Stato Sociale e di sostegno all’istituto forse più antico quello della Famiglia, da cui nasce la Comunità, che poi si riconosce in uno Stato.

L’articolo 3 parla di uguaglianza dei cittadini. Credo sia palese ormai la sperequazione di ricchezze e di privilegi a cui tutti assistiamo e che sembra non riesca a risolvere. Un paese che si fagocita in una Tangentopoli a viso aperto, dove nessuno si nasconde, perché tanto non c’è nulla di cui meravigliarsi. Il popolo è abituato, il popolo sa. E io che sono cittadino, e uomo per diritto di nascita, non ho diritto di chiedere indietro il mal tolto, quello che ha messo in ginocchio un Paese e rubato i sogni di un paio di genererazioni. Un Paese dove gli eletti vengono cooptati e non scelti dal Popolo. Un paese dove è venuta meno la tradizione democratica.

L’articolo 4 torna sul tema lavoro, e calca la mano, sancendo un diritto che non c’è. Un diritto che è stato stralciato dalle vite di molti, troppi, che non arrivano alla fine del mese, che non hanno un lavoro, che non cercano più un lavoro perché hanno perso ogni speranza.

Io ritengo soltanto che se queste sono le carte che sanciscono i diritti, carte che non fanno nulla contro la guerra, la fame e la povertà, carte che non hanno valore per chi amministra il potere, carte che appunto. Perché se mi riconoscete dei Diritti, allora assumetevi anche il Dovere di garantirli, perché io voglio rivendicare i miei Diritti di uomo agli occhi di questi Diritti li ha resi opzioni, possibilità, utopie.

Perché Io sono oltre i Diritti che dicono di riconoscermi

A.R.

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Un pensiero su “diritti umani?

  1. Nello sforzo di riattualizzare e rivendicare a pieno la concretezza di questi Diritti essenziali ed elementari credo ci sia poi anche il nostro possibile futuro o meno di popolo democratico e civile. Nel rivendicarli, appunto. Temo che forse dovremo farci tutti noi assieme un pensiero. Prima che passi l’ultimo treno.

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