Capitolo 8

Domenica – Gola

È domenica, e si sa che è questo il giorno deputato alla gola, vizio dell’abbandono e dell’autogratificazione. Ho riservato per ultima la gola perché credo che la Domenica sia quel giorno della settimana dove più d’altri sia possibile ritrovarsi a convivio con le altre sorelle peccaminose e lasciarsi traviare dalla più rubiconda di tutte, morbida e calda, con il viso di donna sincera e le mani d’amante attenta. Si inizia sempre con una colazione abbondante, di quelle dove in due è meglio, servita a letto, o condivisa in cucina dove uno dei due innamorati è intento a prepararla mentre l’altro dorme, o ancora gustata in esterna occasione d’incontro e di tentazione. Le ho provate tutte queste situazioni, e oggi non riesco a descriverne una più distinta dall’altra. Posso descrivere quella che immagino, l’ultima impressa nella mia mente, anche se non era domenica. Ma poco importa. Caffè della moka, biscotti al grano saraceno e lei che mi canzona. Una gatta che gironzola per casa, e io che come un adone buffo mi lascio prendere in giro da entrambe, donne di questa mia parte di vita. E oggi sono giorni di scarso appetito, ma con lei Gola torna a bussare, lei che cucina vongole e serve invitandomi a mangiare. Lei che ha incarnato tutte le altre sorelle, lei che è diventata per me Lussuria, lei che m’ha spinto ad Accidia per tutte le volte che ho odiato di viver senza lei, lei che ha visto in me un impeto d’Ira impotente di chi vorrebbe fare ma non può, lei che m’ha visto invidioso d’altri che eran lì con lei mentre io non c’ero, lei che m’ha fatto innamorare d’Avarizia per dedicare a lei ogni mia risorsa, lei che m’ha ricordato Superbia d’esser uomo al suo fianco, oggi lei è per me Gola. Che io non ho appetito quando non son con lei, e io di mio ho sempre amato il cibo, trovandone gratificazione, cene indimenticabili, e trasgressioni costanti. Io che oggi ho fame di lei, e Gola sta lì seduta al mio tavolo e mi invita a mangiare, ma non trovo alcuno stimolo né interesse in un vizio che non puoi perpretrare da solo o con chi non ti importa. Perché puoi far tutto il resto con qualcuno di cui ti interessi poco, ma sedersi a tavola e mangiare, mangiare di gusto intendo, puoi farlo soltanto con chi ami osservare mentre mangia, nell’atto più erotico e allo stesso tempo innocente e naturale che ognuno di noi compia. Scrivo soltanto oggi quest’ultimo capitolo, avulso dal resto, perché fin qui non avevo idea di cosa fosse davvero Gola. Lei non è mangiare a sazietà, o non resistere di fronte a delle leccornie, Gola è piacere di condividere lo stesso piatto, e mangiar con le mani alla stessa tavola, spezzare lo stesso pane e bere lo stesso vino, mentre il resto della famiglia t’osserva, a tratti applaude e Otio si fa lettera viva. Godete della tavola imbandita e amatevi su d’essa.

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