un retrogusto un po’ amaro…

Esaminando la vita di ognuno dall’esterno si viene attratti troppo spesso dalla copertina patinata che ognuno suole dare come biglietto da visita a quella folta schiera di estranei che nulla sa dell’altro.

Vivendo per troppo tempo nello stesso luogo avviene una cosa, uno strano meccanismo: si entra in una rete di rapporti e relazioni in cui ognuno conosce l’altro per “fama” .

Ora, accade troppo spesso che questa fama sia essenzialmente basata sul nulla più assoluto, e tutto il luccichio che la copertina produce all’esterno poi in concreto non rispecchi altrettanto il contenuto.

Sarà che ormai le apparenze sono destinate a diventare il contenuto di chi non ha nient’altro da offrire,ma sempre più spesso accade che ciò che da fuori ci appare assolutamente invitante e affascinante, poi a guardarci un attimo dentro se ne esce con una sensazione che somiglia a quelle bevande che ci lasciano un sapore sgradevole in bocca.

Ma allora la verità qual è?

Siamo tutti dei disadattati cronici che cercano di darsi un tono, ritoccando alla maniera di photoshop le nostre vite, o  in realtà a causa della società dell’apparire sopprimiamo quegli aspetti del carattere che potrebbero renderci invece degli individui interessanti in quanto unici?

Basta guardarsi un attimo intorno per vedere quanto influenzabile sia l’uomo in fatto di gusti, scelte di vita, modi di fare e di dire, ad esempio: se frequenti un certo ambiente e ascolti una certa musica allora la gente da per scontato che tu conduca un tipo di vita piuttosto che un altro, e in automatico vieni etichettato sotto a una categoria, quasi una casta. La cosa orripilante, gente, è che tutto questo anziché indignare affascina, tutti si affannano a rivestire di spazzatura luccicante la propria copertina, tutti fanno di tutto per riuscire a sentirsi parte di una categoria, e poi… e poi finisce che quando si è ottenuto il riconoscimento desiderato ci si accorge che dentro a quella meravigliosa casta ci stanno né più né meno che una manciata di “idioti patinati”.

G.G.

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2 pensieri su “un retrogusto un po’ amaro…

  1. Correzione:Noi speriamo che abbia il solito lieto fine, ma spesso, la boria o altro, ci conduce con saccenza “…le apostrofò con parole argute…”, ad emettere la solita bella frase.
    Quanto ci sentiamo importanti

  2. non me la sento di fare una colpa 100% personale all’autore di uno scritto.
    Viviamo di favole, sempre la stessa, propinata regolarmente in varie salse.
    Noi speriamo che abbia il solito lieto fine, ma spesso, la boria o altro, ci conduce con saccenza “…le apostrofò con parole argute…”.
    Quanto si si sentiamo importanti nell’emettere sentenze inappellabili?o!
    In una visione di continuità collaborativa, la sentenza esecutiva è da evitare.
    Dialogare è avere altre idee.

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