occhi

Da sotto le coperte ti guardavo appeso al muro, due occhi neri che mi fissavano senza sosta,  naso  aquilino dal tratto veloce e schizzi di rosso qua e là.

Teso nella tua cornice color argento eri grande, o ti vedevo grande.
Ti divertivi a spiare il mio sonno irrequieto, prendendo  forme a me sconosciute.
Io sapevo che eri li e sbirciavo il tuo occhio sempre fisso immobile sul mio.

Avevo imparato a conoscerti e a temerti, la notte calava e  lì, attendevi la mia paura.
Non avevo il coraggio di guardarti dal mio angolo di divano,dove dormivo e dove  tu facevi bella mostra di te.
La piccola luce accesa ti donava i colori più oscuri e le paure ricamavano nella mia testa.

7 gli anni che avevo, avevo imparato a sfidarti, ma tu riuscivi a trasformarti ogni notte beffandoti di me e creandoti facce sempre diverse.

7 gli anni che avevo, ma avevo sostituito le bambole e i giochi alle  forbici e i fiammiferi.
amavo ritagliare, tutto ciò che poteva essere tagliato, frantumato come i pensieri che avevo.

Amavo i fiammiferi, l’odore di zolfo, ne strofinavo uno e  lo lasciavo acceso fino a bruciarmi le dita, fino a sentire quel forte dolore che riuscivo a sopportare senza emettere lamento.

Io ho una figlia forte, non piange mai, mia madre amava vantarsi con le amiche, io la guardavo da lontano, sei contenta di me, guardami sei contenta di me.

Mi sembravi alta, dovevo prendere la sedia, per arrivare da te.
Mi sedevo a cavalcioni sui  tuoi bordi e spiavo le altre finestre.
Tutto  sembrava sereno li fuori, li fuori tutto sembrava sereno.

Le stesse facce si muovevano a rallentatore  dietro i vetri: pioggia, vento, acqua, nulla  poteva fermarmi, io e la mia finestra con  la vita davanti.
ho imparato più avanti che tutto sembrava, solo sembrava.

Scrivevo il mio nome dietro tutte le cose possibili, segnavo il mio territorio,
Amavo sollevare la carta a fiori dal muro e scrivere sotto il mio nome e rincollavo la carta con cura certosina.
Immaginavo la faccia di chi anni dopo ridipingendo la stanza avrebbe ritrovato sotto tutto il mio mondo.

M.C.

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Un pensiero su “occhi

  1. piangevo spesso a quell’età… volevo la luce accesa per dormire, finchè mio padre mi diede l’unico sculaccione di tutta la vita. cambiai da quella sera.

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