parto dal parto

A volte capita. Ci si ritrova così, a gambe larghe appoggiate su un paio di staffe, e la compagnia non è mai delle più piacevoli: ostetriche e dottori, appollaiati sui loro cardini di mistica conoscenza, sono in grado di colmare dodici ore di travaglio con chiacchiere divertite sulle ultime vacanze fatte o (secondo stagione) su quelle a venire.

Tu, sgallettata pulcina dallo sguardo sparuto e quantomai stanco, sembri l’ultimo dei loro pensieri. Così è la vita, del resto, e – mia cara – la vita comincia proprio così.

Mi faccio del male così, non biasimatemi: avrei potuto dedicarmi al bondage e probabilmente sarei stata molto più up-to-date. Una sorta di Victoria Beckam sadomaso e grassa, ma dalla borsa firmata e il tacco dodici in sala parto.Spesso frequento forum dedicati alla gravidanza e alla puericultura.

Sui sopracitati forum, mi divertono con tenerezza infinita le “attese” delle future mamme.

Sempre pronte ad ascoltare ogni minimo segnale che il corpo può offrire, sulla via del lieto annuncio.

“Oh! Una contrazione? Un calcetto? Forse stanno per rompersi le acque?”

No, bambina. Al massimo è un peto ritenuto. Triste ma vero: i figli fanno quel che vogliono quando ancora li portiamo in pancia.

Intanto, nel frattempo, loro son li’ che aspettano e contano i giorni (le ore!) che le separano dalla nascita. Non considerano minimamente il parto: forti del “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, queste super future mamme hanno già pronti pannolini e biberon dimentiche che – come nel Monopoli – da lì dovran passare tutte.

E – soprattutto – da lì dovranno passare tutti.

Dopo quattro ore di travaglio passate ad ascoltare l’ostetrica in dubbio tra Tenerife e Madrid a Giugno, non sei dilatata manco di due centimetri e ne hai già due marroni che paiono caldarroste.

“Ehm, scusate, ma quanto ancora dovrà andare avanti cosi’? Non ce la facc…” – mai, mai, mai pronunciare le parole di cui sopra.

Pardon. Spingi.Tu non puoi “non farcela”. Tu sei lì. Hai voluto la bicicletta? E allora, pedala.

“Spinga, signora!” – E tu spingi.

“No, adesso basta! Non spinga, non spinga!” – Ahò? Che devi fare? Spingi? Non spingi? Che è, mica una porta con scritto “tirare”? Tu spingi.

“No! Non spinga, signora!” – ti grida qualcuno quando alla decima ora hai raggiunto quasi il Nirvana a forza di ritenere il dolore – “Non è ancora il momento!”

E tu, invece, il momento lo sai riconoscere bene. Lui/lei sta per venire al mondo, e vaffanculo ai pannolini e ai biberon: lo vuoi fuori di li’ il più presto possibile.

Ricordati bene questo momento, perchè poi non lo rivivrai più. (O, meglio, lo rivivrai se tuo figlio quarantenne e disoccupato continuerà ad ascoltare gli Iron Maiden nella sua stanzetta e a invitare gli amici per giocare al D&D tutti i venerdì sera.)

Se fai parte della schiera delle elette alla sfiga come la sottoscritta, dopo dodici ore di travaglio e il gentile omaggio di non so quanti medicinali sparati in vena per “aiutare nell’avanzamento del parto”, ottieni dritta dritta un bonus valido per un taglio cesareo.

L’anestesista arriva, e non puoi non vedergli attorno un’aurea dorata e – se ti sforzi bene – anche un paio di ali candide.

“Lei è un piccione o un angelo?” – biascichi mentre ti effettua rapido una bella epidurale, gradevole come un daiquiri alla fragola a ferragosto.

Pochi minuti dopo, sei o sette persone si accalcano su di te e da lì in avanti è tutta discesa: il suo primo vagito, mentre te lo appoggiano al petto e ti permettono di dargli il primo bacio, è in grado di riportarti indietro dal regno dei morti.

“Ma quanto è bruttino…” – ti senti dire, mentre odi la tua voce e inizi a vedere la musica (segno che l’anestetico è roba buona). “E’ tutto suo padre…”

“Auguri, felicitazioni!” – illustri sconosciuti camiciati ti stringono (?) la mano. Tu rasenti il settimo cielo. Lui è tuo figlio.

E, finalmente, capisci le future mamme dei forum che gettano il cuore oltre l’ostacolo.

R.B.

Annunci

2 pensieri su “parto dal parto

  1. Proprio così.
    Ricordo il mio primo parto, le acque rotte di notte (la notte del MIO compleanno, porca miseria. Lei DOVEVA nascere dopo dieci giorni, non il giorno dopo il MIO COMPLEANNO!!) e io che chiedo a mio marito di telefonare in ostetricia per sapere cosa fare, per sapere cosa indossare (e questa telefonata è passata alla Storia, la raccontano le ostetriche nei corsi preparto, lo hanno raccontato anche a me nel corso per il mio secondo parto e sarei voluta sprofondare per la vergogna…). Poi vai in ospedale “Signora, vada in camera e domani la facciamo partorire” e il giorno dopo invece te li trovi tutti attorno perchè hai sbalzi pressori e ti mettono in vena ogni cosa possibile per farti dilatare. E ci metti 4 ore e spingi non spingi, “signora si vedono i capelli” e tu ti senti la protagonista di “nine months” (ricordate il film?) e dici (hai mandato via tuo marito, intanto, non ti vuoi far vedere bestia nella fase più istintiva della tua vita, lo farai rientrare solo quando ti trasferiscono per espellere la creaturina) “MA QUANTO CAZZO CE LI HA LUNGHI STI CAPELLI???” (è mezz’ora che ti dicono che si vedono i capelli e ti fanno spingere).
    L’epidurale che è acqua fresca, hai le contrazioni a mille e non vuole uscire. Poi vai in sala parto (la testina è già in uscita) e in un attimo, un urlo e lei è LEI. Mi guarda con quegli occhioni e io penso “ma chi è?”, non concepisci la possibilità che tu abbia creato una tale meraviglia.
    E poi pensi che il parto è l’esperienza più fantastica della vita di una Donna.

  2. Ho letto con attenzione, e cercando di capire quello che posso – uomo – anche tra le righe. Questo è un passaggio che noi uomo non conosciamo, non ci siamo, anche se partecipiamo. Proviamo, a esserci. Ma penso che rimanga come chi legge il libro, e magari ci si immedesima anche, e chi lo ha concepito scrivendolo. E’ un viaggio della nave in cui il “capitano” è Donna. E noi siamo, a dire molto, il “nostromo”. Perché credo ci sia poco da dire. Il mistero, la gioia, il dolore, lo stupore di una vita che nasce, non ci appartiene. Credo.
    Poi, magari impieghiamo una vita a cercare di ristabilire pretesi ruoli. Ma in quel grande viaggio tra presente e futuro, credo che rimaniamo spettatori.
    Ho conosciuto un grande Artista amico il quale diceva, tra molte altre cose, che l’Uomo cerca nell’Arte quella sua Creazione che la Donna possiede naturale.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: