Capitolo 7

Sabato – Superbia

Oggi niente sveglia. È Sabato. La stanza da letto è l’unica testimone della notte trascorsa abbandonati (totalmente, tanto eravamo ubriachi) tra le braccia di Lussuria. Respiro profondo. Che facciamo?

Tocchiamo terra, ci scrolliamo di dosso gli ultimi fumi dell’alcol. Rapido passaggio dal bagno. Poi subito in cucina. Caffè. Nessuna bolletta sul frigo. Godimento. Tv. Il programma del mattino il sabato non va in onda. Godimento doppio. Siamo soli. Biglietto del Sabato mattina. “Amore sono dal parrucchiere e poi vado a fare la spesa. Ci vediamo a pranzo”. Hat trick! Tripletta! Verrebbe da rimettersi a letto. Soli, senza debiti (anche senza soldi, comunque) e senza alcuna commissione da svolgere in compagnia della nostra metà. Troppo bello perché si rimanga a letto. Si festeggia. Si va in centro.

Bar, e presa di possesso del nostro tavolino preferito, piazzato nella postazione strategica che permette una perfetta vista sulla camminata dello shopping. Se loro guardano le vetrine, a noi non resta che guardare loro, le donne. Come teletrasportati, siamo già lì, a fare bella mostra di noi stessi. Lussuria ci ha lasciato la Sorella più piccola: Superbia. Si, oggi ci sentiamo superbi esemplari di uomo.

Ricordiamo ancora distintamente l’occhio languido della nostra vicina di casa, e anche la nostra compagna ha contribuito a nutrire il nostro ego: ora sta a noi metterlo in mostra. Barba non rasata lunga di ventiquattro ore, camicia con i primi due bottoni slacciati, giacca morbida, e, perché no, un bel sigaro cubano (si consiglia un Montecristo formato Tubos): benvenuti alla fiera della vanità. Eccoci, con Superbia seduta al nostro fianco, ci caliamo nel personaggio. Oggi anche noi siamo di quella razza. Quella razza di uomo che non deve chiedere mai.

Da un momento all’altro, attendiamo soltanto che qualcuna approfitti della sedie vuota al nostro tavolo per godere della nostra compagnia. “Aspetta e spera”, si dice. Siamo pressoché certi che la cameriera tanto carina riserverà a noi uno sguardo sognatore, lascivo, affascinato. Un timido scroscio di pioggia settembrina ci aiuta a rinsavire. È già mezzogiorno, abbiamo avuto il nostro momento fashion. Ci siamo sentiti come quell’attore che tanto abbiamo invidiato, anzi oggi siamo anche migliori di lui, del resto, noi siamo reali. Carichi di tutte queste piccole ma insostituibili gratificazioni, siamo sempre più convinti che un pizzico di Superbia non possa che aiutare la nostra autostima, il nostro Ego maltrattato. Peccato, che nessuna abbia approfittato per godere della nostra compagnia: non sanno cosa si perdono.

Torniamo a casa. Togliamo solo la giacca e, ancora ebbri di superbo amor proprio, sediamo in salotto. Quel salotto di pelle che abbiamo sempre odiato: in pelle, anti pennichella estiva. Oggi è l’accessorio ideale al nostro habitus superbus. Prendiamo una rivista tra le mani, non siamo uomini da tv. La nostra metà arriva proprio mentre noi stiamo leggendo di uno stilista che ci stava svelando i segreti delle dive. Noi non ci alziamo per andarle incontro, non sarebbe da vero macho. Al massimo voltiamo lo sguardo alla porta. Giusto per notare che oggi è particolarmente bella. Lei ricambia, e ci ringrazia. “Sei splendido. Ti sei fatto bello per me. È stato il più bel regalo di anniversario che avresti potuto farmi.” Come dei fessi, anche quest’anno ci siamo cascati. Abbiamo dimenticato il nostro anniversario. Questa volta, la prima in cinque anni, non riceviamo degli improperi irripetibili, ma dei complimenti. Siamo davvero dei fighi. Lì ci rendiamo conto che neanche la nostra partner non è male, affatto.

Poiché non abbiamo preso alcun regalo (fin qui niente di nuovo), Superbia ci ricorda di continuare a recitare bene la parte. La cingiamo per la vita, la guardiamo negli occhi, le sussurriamo “Ti amo” e la portiamo in braccio nella camera. Per quest’anno ci siamo salvati, ma per il prossimo mi sa che conviene mettere una nota in agenda, tra Lussuria e Superbia scrivere Anniversario.

Attenzione però, Lussuria non ammette distrazioni. Non agitatevi, non c’è stato alcun passo falso, non abbiamo trovato alcuna strana macchia nella zona genitale essendo monogami forzati da anni, la nostra perfezione non è stata macchiata da alcuna defaillance, tutt’altro. Appena rientriamo in camera, la nostra cara e amabile metà, si fa trovare con lo scontrino dell’enoteca in mano, quello del vino del peccato non perpretrato. Ecco c’ha beccati con le mani nella marmellata. C’è poco tempo per riflettere, e soprattutto dobbiamo evitare di dire qualcosa che possa compromettere ancor più la situazione. In un baleno ci rendiamo conto che Accidia è troppo annoiata per aiutarci, Invidia non riesce ad evitare di sghignazzare del nostro imbarazzo goffamente  celato, siamo certi che non sia il caso di far intervenire Ira con i suoi sfoghi isterici, Lussuria se la spassa con Superbia, Gola è interdetta ad assistere, dal momento che è vietato portare cibo a letto (anche se sessualmente stimolante), e Avarizia, ovviamente, è la meno indicata per testimoniare in un caso di spese impreviste, e non riportate nel registro delle spese di casa. Ecco allora che non possiamo fare altro che rivolgerci a una delle cugine delle nostre care amiche, Bugia. È noto “Una piccola bugia detta a fin di bene, non ha mai ucciso nessuno” anche se i comandamenti impongono di “Non dire falsa testimonianza”. Giacché siamo comunque dannati per questione di DNA, “Bugia aiutaci tu!” Accampiamo una scusa che, per quanto strampalata, in quel momento in cui siamo ancora superbamente pieni di noi, riusciamo a far apparire davvero credibile. La storiella è che abbiamo acquistato due bottiglie di vino diverse, perché non sapendo a che cena saremmo andati incontro, era nostra intenzione evitare di sbagliare accostamento con i cibi. Malauguratamente, strada facendo, il sacchetto, chissà come, si è rotto, et voilà, addio Pinot! La nostra performance è a dir poco fantastica. Le Sette Sorelle si esibiscono in una standing ovation. Bugia ci dedica soddisfatta un bacio in fronte. Nel silenzio, udite udite, parte un compiaciuto applauso. L’altra metà del cielo, divertita, fingendo di essere totalmente persuasa dalla nostra storia, ci dedica un compiaciuto battimani, e come se per lei il sabato fosse il giorno dedicato a Lussuria, ci tira di nuovo a letto. Addio pranzo. Gola può attendere.

Si tira, così, ad arrotolarsi tra le lenzuola fino alle 15, che Lussuria è in vena di allenamenti extra. Poi ci si lascia cullare da Morfeo per un paio di ore. Giusto il tempo che ci occorre per ritemprarci in vista di un sabato sera con un anniversario da festeggiare.

Come ogni anno, ci attende la cenetta romantica sempre al solito ristorante, la serata danzante sempre nel solito locale, la solita passeggiata mano nella mano nel parco vicino casa dove le abbiamo chiesto di sposarci. Sicuramente quel giorno sarò stato vittima dell’Ozio, padre benevole delle Sorelle Vizio. Solo così può spiegarsi il detto “Sei annoiato? Sposati!” Così ho fatto. Ora, eccomi qui a festeggiare l’evento. Capita una volta l’anno. Resisteremo. In fondo poi oggi sta andando tutto alla grande. Basta non fare passi falsi. Rigonfiamoci quelli che dovrebbero essere dei pettorali, e via. Riassumiamo l’atteggiamento da duri e segniamo il territorio. Aduliamo un po’ la persona che ci ha fatto odiare l’espressione noia, e doccia calda. Abito buono. Buonanotte peccatori.

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