Capitolo 6

Venerdì – Lussuria

Stamattina ci svegliamo ancor prima che la sveglia possa solo ipotizzare che stia per farsi l’ora dello scampanio. Lentamente la nostra bocca cede a un sorriso quasi involontario.

Oggi è Venerdì. Abbiamo un appuntamento molto importante. L’aperitivo delle 19.00 con Signora Lussuria. Che ridere, non sappiamo neanche come si chiami. In fondo, importa a qualcuno? Non credo. Doccia calda e abbondante bagnoschiuma. Dose massiccia di deodorante e profumo da vero macho. Rasatura accurata. Capello ben pettinato. L’abito migliore e i denti lavati. Oggi niente ascensore, si scende per le scale. Dietro i nostri occhiali da sole, i nostri occhi brillano.

“Invidioso crepa!”. Oggi preferiamo questo tra i motti di Gnazio. Lo salutiamo pure con un rapido cenno della mano. Oggi siamo davvero di buon umore. Un pizzico di autostima non fa mai male. Mentre abbiamo percorso metà della strada da casa all’ufficio, la tasca interna sinistra della giacca vibra. “Ti ricordo che stasera ceniamo dai nostri nuovi vicini. Porta il vino rosso. Ci aspettano per le 20. Mi raccomando. Oggi non mi hai neanche salutato. Tutto bene?” Avete mai sentito parlare di fulmini a ciel sereno? Ecco, noi in questo momento siamo nel bel mezzo di una tempesta magnetica. La tensione è a mille. Innanzitutto, la cena alle 20 significa che avremo solo un’ora da trascorrere con Signora Lussuria; che dovremo comprare il vino e portarcelo dietro al nostro aperitivo sexy; che non abbiamo avuto lo zelo necessario, virtù di straordinaria importanza per chi pecca con Lussuria, dal momento che abbiamo destato sospetto.

Sediamo alla nostra scrivania. Calma. Carta e penna. Risolviamo i problemi uno per volta. Bene, iniziamo con l’orario. Mandiamo un messaggio alla ragazza della metro, possiamo anche esser da lei per le 18,30. A cena arriveremo con un piccolissimo ritardo di mezz’ora. Due ore sono il tempo che ci occorre a rompere il ghiaccio e far fruttare l’aperitivo. Non possiamo accontentarci di meno tempo. Per quanto concerne il vino, se arrivassimo dalla ragazza della posta con una bottiglia di vino in mano, penserebbe che l’abbiamo presa per lei. Di certo alle 20,30 sarebbe tardi per comprarlo, e non possiamo rischiare di non trovare un posto aperto. La soluzione occorre di un lungo e attento ragionamento. Trovato! Compreremo una di quelle confezioni di vino da due bottiglie. Diremo che le abbiamo ricevute in regalo. Potremo aprirne una con lei e l’altra portarcela alla cena. Siamo dei geni. Inoltre dobbiamo stare attenti a non destare alcun sospetto. Giustificheremo il ritardo tornando a casa claudicanti, praticamente zoppi, per esserci procurati una distorsione alla caviglia destra. Ripassiamo tutto. Può andare. Ci appare abbastanza convincente. La giornata lavorativa passa lentamente. È sempre così quando si aspetta qualcosa di piacevole. Nel frattempo, la fortuna ci ha baciato. Riceviamo l’sms di risposta che conferma di poter pure andare alle 18,30. Anche lei è ansiosa di vederci, è chiaro: ne abbiamo avuto la certezza. Alle 18 puntuali scappiamo letteralmente da lavoro. Ci fermiamo solo per acquistare il nostro pensiero galante. Una piccola enoteca strada facendo è ciò che fa al caso nostro. Entriamo, quasi furtivamente. Scegliamo il vino. Mi raccomando. Non troppo scadente ma neanche troppo caro. Nessuno si sognerebbe di regalarci vino che costi più di cinque euro a bottiglia. Troviamo quello che fa al caso nostro. Una confezione contenente una bottiglia di Pinot grigio e una di Montepulciano d’Abruzzo. Undici euro e novanta centesimi in offerta.

Eccoci, siamo già al citofono. Lei neanche risponde. Apre direttamente. Lussuria ci stava attendendo di certo a braccia aperte. Terzo piano. L’ascensore sembra non arrivare mai. Si fa trovare sulla porta. La ricordavamo più magra, ma in ogni caso stretta in un tubino blu elettrico, fa la sua figura (figuriamoci senza). Ci fa accomodare in salotto, e mentre ancora le stiamo porgendo il soprabito, inizia a ringraziarci. Le offro la bottiglia di Pinot. Lei ringrazia ancora per il cortese pensiero. Trascorriamo i primi quindici interminabili minuti a scambiarci convenevoli vari. Ci invita a metterci a nostro agio. Lei va in cucina a preparare l’aperitivo. Abbiamo giusto il tempo di toglierci la giacca, che sentiamo una chiave girare nella serratura. Gelo. Si apre la porta. Sull’uscio si materializza un individuo alto almeno un metro e novanta, con delle spalle enormi, e soprattutto una divisa da poliziotto. Il sangue si congela nelle nostre vene. Il testosterone coagula creando il classico groppo in gola. Lo mandiamo giù, appena in tempo perché Signora Lussuria si materializzi in salotto e faccia le presentazioni. Quello era il suo convivente. Proprio lui aveva voluto tanto conoscerci per stringerci la mano, e ringraziarci del gesto eroico. Che piacere… Insistono addirittura perché resti per la cena. Che occasione migliore per dir loro che abbiamo già un altro invito? Magari sarà per la prossima (nella prossima vita).

Arriviamo a casa alle 20 puntuali. Non abbiamo avuto bisogno di giustificare nulla. Nessun ritardo. Nessuna scapigliatura. Nessuna traccia di rossetto (quanto ci sarebbe piaciuto aver dovuto trovare una giustificazione a questo!). Dejavù. Il vicino apre la porta e la scena si ripete. Di nuovo, calorosa accoglienza, rito del soprabito, posizionamento in salotto, convenevoli d’obbligo, offerta del vino. Solo che stavolta il testosterone latita. Non latita a lungo, però, la nostra cara amica Signora Lussuria. Si è giusto solo cambiata d’abito. Dal tubino blu elettrico al tubino nero. Che bomba la nostra vicina. Come avevamo fatto a non notarla fino ad oggi? Chiaro. È hostess di volo. Tratte intercontinentali. Tra ventiquattro ore si sarebbe imbarcata su un volo per Tokyo. Ora le nostre attenzioni saranno tutte rivolte all’accattivante assistente di volo. Anche lei sembra ricambiare (dopo qualche minuto ci ricordiamo del bidone di poco prima, e torniamo con i piedi per terra). Ci mettiamo a tavola. Loro sono astemi. Noi no. Noi e la nostra metà ci diamo dentro con il vino. Cena frugale. Quasi piacevole. Finché non notiamo che lei ci guarda strano. Lei, si proprio lei. L’hostess. Seduta di fronte a noi. Stentiamo a credere a quello che sta accadendo. Sentiamo qualcosa strusciarsi con le nostre tibie. Ci sta facendo il piedino? Il testosterone, che frattanto, complice il vino, era tornato blandamente in circolo, è richiamato alle armi. Lanciamo uno sguardo furtivo tra le nostre gambe. Vi ricordate quella sensazione provata il martedì, quando i gioielli di famiglia quasi si materializzavano come palline da ping pong ai nostri piedi? Era il gatto. Non l’avevamo per nulla notato in giro per casa. E ora era lì a prendersi gioco di noi. Lei si rende conto del nostro imbarazzo e ci fa l’occhiolino. Pensiamo di avere le allucinazioni. Invece, la Lussuria volante sta flirtando con noi. È vero. Cerchiamo di immaginare come si possa fare con i rispettivi compagni seduti al nostro tavolo. Testa sul piatto. Facciamo finta di nulla. Neanche passano dieci minuti, siamo arrivati al dessert, e crediamo che il gatto sia tornato alla carica, stavolta sull’altra gamba. Vorremo dargli una gran pedata. Qualcosa però ci trattiene. Con la mano sinistra cerchiamo di afferrarlo, scivolando lungo la nostra gamba sinistra. Al tatto non sembra il gatto. È liscio. E quello era un persiano bianco a pelo lungo. Quelle invece erano… gambe di donna! Ora si che Lussuria ci stava provando con noi. Figuriamoci, ci starà prendendo in giro. Lentamente ritiriamo la mano, mentre portiamo un cucchiaino di creme caramel alla bocca, diamo sguardo in avanti, e lei è pronta lì a farci di nuovo l’occhiolino. Signori. Siamo rovinati. La nostra vicina ci prova con noi. Il testosterone s’impossessa del nostro corpo. Facciamo giusto in tempo a incolpare il vino, accusando di essere lui ad aver generato quelle che di certo sono allucinazioni, o no? La nostra solerte metà interviene, scuotendoci per il braccio, e ci fa rinsavire. Che abbia capito qualcosa? Siamo spacciati. Lentamente voltiamo lo sguardo alla nostra sinistra. Atterriti, la guardiamo in faccia. Ci sorride. Ci schiaccia l’occhio. Anche lei. Nel suo sguardo c’è qualcosa di strano. Una fiamma! La Lussuria si è impadronita di lei. Con un’abile mossa simula un improvviso malessere causato dal vino. Ci congeda rapidamente dai nostri vicini. Ci trascina in casa. Stiamo cercando di slacciare la cravatta, che lei ci afferra proprio per quella, in pratica tenuti al guinzaglio, e ci trascina nella stanza da letto. Il resto è storia. Nessun dettaglio. Peccato.

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3 pensieri su “Capitolo 6

  1. Questa me l’hanno raccontata 50 anni fa, l’ho ritrovata come l’avevo scritta.
    A quell’epoca, mi raccontò un simpaticone, al circolo scacchistico di
    Brescia, giunse la lettera, su carta intestata, di altro noto e, più,
    eccellente circolo, situato a sud del Po, che invitava i nostri giocatori,
    ad un incontro, per la prossima domenica, alla “Trattoria di….”, situata
    in un paesino lungo le sponde. Una partita contro i campioni: da secoli
    l’aspettano! I più toghi, roba da non credere, quasi si azzuffavano per
    partecipare. Siccome la lettera era arrivata in ritardo, il giorno dopo era
    quello dell’appuntamento: tutti in viaggio. Sfortuna volle, o chi per essa,
    che all’incontro non trovarono anima viva ad aspettarli. Mesti, verso sera,
    rientrarono in sede, dove incontrarono i loro sostituti, veramente, chi
    raccontava, disse: “…gli scartini che avevano mandato in loro vece, a
    giocare contro i cugini bergamaschi, furono bastonati a più riprese”.
    L’indomani telefonarono ai campioni per chiedere spiegazioni. Caddero dalle
    nuvole?
    Noooo, fra sonore risate a stento non trattenute, dopo un poco, riuscirono a
    spiegare che erano al corrente, tramite gazzetta locale, pagina sportiva,
    per aver letto un trafiletto, di un cronista, che, casualmente, si trovava
    alla Trattoria del Pesce, dove, fra un bicchiere e l’altro, aveva raccolto,
    da un giocatore la triste storia del mancato torneo. Trafiletto ripubblicato
    da “Italia Scacchistica” venti giorni dopo: La disavventura capitata ai
    nostri colleghi bresciani il giorno primo d’aprile…
    Seguirono tre mesi d’inferno. Di rigore era il più severo controllo dei
    muscoli facciali: altro che caccia alle streghe!
    Al circolo scacchistico partecipano alti ufficiali, esperti in strategia, ma
    con poco senso dell’umorismo.
    Chissà se gli è passata!

    Se ti è piaciuta e magari ci hai creduto, dovrai riconoscere che sono un
    esperto di favole; io le so riconoscere e distinguere dalle pubblicazioni
    scientifiche, o scientifico divulgative. E tu?

    Ciao Kantossek
    A proposito Ne ho raccontate due: quale la più attendibile?
    Ti auguro un buon risveglio. Anche se non ci credi: Nulla di personale, solo
    desiderio che impari a leggere, poi il dialogo sarà più interessante, per
    tutti.

  2. ah però…..Lussuria…che bel tipino…..è come se vedessi quello scintillio di fiamma nei suoi occhi nel compiere queste sue movenze..e con lo sguardo ammiccante trascinare in stanza le vittime “sacrificali”…..ma sarà uno Sweet sacrifice…..

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