Capitolo 2

Lunedì – Accidia

Accidia è il disinteresse totale per sé e per gli altri, per la vita stessa insomma.

Per questo mi chiedo: come si può non essere intolleranti al mondo intero di Lunedì?

Dopo un fine settimana favoloso, dedito alla distrazione del corpo e della mente, si ricomincia. Lavoro, una settimana intera di obblighi da assolvere, commissioni da fare, impegni da onorare, persone da incontrare, beghe da risolvere, conti da saldare, oltre imprevisti vari.

Non dico che l’intera giornata del Lunedì sia dedicata all’Accidia, o almeno solo a essa, ma credo che molti di noi al mattino del Lunedì vorrebbero che la sveglia non suonasse con quel trillo angosciante. Che l’intera agenda di una settimana non ci venisse alla mente in un sol momento contestualmente al poggiare i piedi sullo scendiletto, come scagliataci in fronte da un folletto insolente. Che le bollette non si materializzassero tutte insieme, facendo bella mostra di sé attaccate al frigo con quelle calamite tanto simpatiche quanto odiose, a ricordarci i nostri impegni più antipatici.

È proprio in quei momenti che vien da sé il secondo “ Fan culo!” del Lunedì. Il primo lo avevamo proferito al suono della sveglia, nella fase dell’incoscienza più assoluta. Il secondo è quello che invece viene dal cuore. Sostanzialmente se il primo si può tollerare, il secondo no perché è genuino, sentito.

Accidia.

Vorremmo che tutto sparisse, per rimetterci a letto e risvegliarci di venerdì pomeriggio. Poiché ciò non è possibile, ci strasciniamo dal bagno, dove abbiamo cercato noi stessi dentro le nostre mutande, di nuovo in cucina con indosso, oltre che l’accappatoio, l’autonomia sensoriale sufficiente giusto per renderci conto che il caffè è finito. Automaticamente scatta il terzo “ Fan culo mondo!” Ecco, ora siamo peccatori. Perché l’adagio dice “Peccare è umano, perseverare diabolico”. E che diavolo! Non ci suicideremo per così poco, ma diciamo che, in quei momenti, non siamo esattamente in sintonia con la vita. Fortunatamente non ci imbottiamo di psicofarmaci (almeno io), né tanto meno ci stordiamo con droghe più o meno pesanti, e anche se lo facessimo, consiglio vivamente di astenersene il Lunedì mattina: sappiate che il mondo non scompare, ed è lunga fino a Venerdì.

Peccate piuttosto di quest’Accidia indolente. Fanculizzate tutto e tutti intorno a voi nel raggio di 10 metri. Tanto ormai il danno è fatto. Per oggi siete peccatori. Complimentatevi con voi stessi, e uscite. Prima però, fate qualcosa che vi può davvero sollevare. Se siete nelle condizioni psico-fisiche (e mi auguro per voi che lo siate), stimolate nella vostra compagna o compagno (beato chi ha sempre, o almeno spesso, un letto caldo da ambo i lati – questo motto è coperto dal mio copyright, badate!) la naturale voglia di sesso del mattino. Se chiodo schiaccia chiodo, vizio schiaccia vizio (come sopra). Certo se la vostra metà non soffre di attacchi di lussuria mattutina (quant’è cosa buona e giusta l’unione dei corpi a colazione –non so voi ma io ci ho preso gusto!), non vi resta che l’hand-made. Dedicatevi cinque minuti, e vedrete come sarete rasserenati. Scaricherete tutte le tensioni. Istantaneamente il piacere v’inonderà di serotonina, che vi farà vedere di nuovo il mondo a colori. Dimostrazione che la Lussuria è una buona amica, un valido aiuto e certamente un anti-stress clinicamente testato. In seguito, qualora ne dovessi riscontrare, parleremo degli effetti collaterali.

Senza sciatteria, mi raccomando, ma con suggerimento di Accidia, il Lunedì mattina si scelgono gli abiti meno felici. Grigio scuro, o meglio ancora, blu notte. Incazzati con il mondo, ci si dirige verso l’ufficio, possibilmente a piedi così evitiamo di sfogare la nostra Ira funesta sui pedoni, mentre imbufaliti ci troviamo imbottigliati nel traffico. Non che l’Ira sia cattiva, diciamo che è preferibile consumarla a parte, e giacché siamo in compagnia dell’Accidia, meglio godersi solo Lei.

Come per altri quattro giorni a settimana, passiamo davanti all’ape del nostro Gnazio, e buttiamo l’occhio sul nostro leit-motiv preferito “La tua Invidia è la mia fortuna”. Ci ricordiamo allora di sostituire l’Invidia all’Accidia, giusto in tempo per scagliarla contro i negozi di abbigliamento, i parrucchieri e tutti quelli che di Lunedì riposano o lavorano per metà del nostro tempo. Beati loro! Come li invidio. Certo però non è piacevole crepar di Invidia. Fermiamoci un attimo a pensare. Loro lavorano tutto il Sabato e noi no. Diamine, che siano invidiosi loro. Da che il mondo è mondo, l’Invidia è meglio riceverla che darla: in virtù di ciò, faremo buon viso a cattivo gioco.

Abbozziamo un timido sorriso sulla nostra faccia, sin lì brutta copia dell’Urlo di Munch, e via con Superbia ci dirigiamo a spron battuto verso il nostro posto di lavoro. Non senza incontrare la morbida e burrosa Gola, che ci aspetta, delittuosa, al bar. Come rinunciare al cappuccino con la brioche? Impossibile. Momentaneamente, l’Accidia del Lunedì si scioglie con lo zucchero nella tazza del cappuccino caldo. In fondo ogni giorno non è Lunedì, e poi se è vero che anche questa settimana Accidia ci è venuta a trovare, non esattamente in punta di piedi, è anche vero che ci ha raccomandato alle sue Sorelle più gustose: diciamo che serve a rompere il ghiaccio e a ricordarci quante cose belle ci attendono. In fondo anch’essa è utile: serve a farci apprezzare di più la vita.

Silenziosamente, ci terrà compagnia tutto il giorno, la meretrice Accidia, pronta a farci pentire di esser usciti da casa. Le sue Sorelle, fortunatamente ci aiuteranno ad alleviarne la sua tipica morsa, ma solo a sera quando riprenderemo possesso del nostro amato letto, e prima di chiudere gli occhi al mondo, potremo abbandonarci all’ultimo “Fan culo!” della giornata. Quello diretto verso l’ignoto, liberatorio, detto quasi sottovoce. Quello che, se qualcuno ci dovesse sentire, giustificheremmo dicendo di aver smarrito il telecomando tra le pieghe delle lenzuola. E buonanotte.

Andrea Russo

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