le diverse uguaglianze

Sono sempre stata socialmente curiosa.


Sono nata così: attenta osservatrice, amante della diversità culturale e di tutto ciò che agli occhi dei più può apparire differente, se non addirittura “anormale”.
Normale ed anormale: due termini che dovrebbero scomparire dal vocabolario di tutto il mondo.
Cosa significa normale? Cosa significa anormale? Rispetto a cosa? Rispetto a chi?
Credo che il modo migliore per conoscere noi stessi sia il confronto con gli altri, a 360°: rapportarsi con culture distanti dalla nostra è sempre complicato, perché talvolta ci portiamo dietro una serie di pregiudizi o di idee preconfezionate che alterano il giusto equilibrio delle cose.
La legge principale degli antropologi recita che per capire una cultura è necessario immergersi completamente in quella realtà, ma non per tempi troppo lunghi, perché si finirebbe per alterarne il normale equilibrio.
Con il passare del tempo e la conseguente crescita delle conoscenze in modo direttamente proporzionale agli studi e all’esperienza sociale, sono giunta ad una conclusione: la diversità e l’uguaglianza spesso coincidono.

Ogni singolo individuo sulla faccia della terra è ugualmente diverso e/o diversamente uguale.

Questa mattina camminavo per le vie del mercato cittadino, pieno di persone di varie etnie: donne africane, indiane, cinesi, turche, tutte vestite in maniera differente.

Ma siamo così sicuri di essere poi tanto distanti gli uni dagli altri? Cosa potrebbe accomunare una donna della nostra società ad un’altra appartenente ad una cultura completamente diversa? Diciamo che già solo il fatto di essere donne è già un bel punto di partenza comune, non credete?

Donne nel mondo: uguali nella loro diversità.

Potrebbe essere un ottimo slogan per una campagna a sostegno dei diritti femminili.

In questo viaggio, nello specifico, vorrei mostrare le similitudini tra noi donne occidentali e le donne di etnia Himba.
Gli Himba della Namibia sono un popolo di pastori nomadi che arriva a spostarsi anche tre volte nell’arco di un anno con tutta la loro mandria, unica fonte di sostentamento.
Le donne di questa etnia sono delle grandi lavoratrici: a loro non spetta solo il compito di pulire, di prendersi cura dei figli e del marito, ma devono anche costruire le capanne e occuparsi della mungitura; il latte che ricavano è importante per il suo utilizzo nelle forme più svariate, dal cibo alla creme.
Come possiamo notare già da questi particolari, il loro mondo non è poi così distante dal nostro: la maggior parte delle donne di oggi deve curare la casa e andare al lavoro, anche se dietro una scrivania ed in condizioni probabilmente migliori.
Per quanto concerne l’abbigliamento, certamente le donne Himba non hanno il “problema” di dover controllare il guardaroba, perchè il loro vestito è semplice ed essenziale: indossano un gonnellino fatto di pelle di capra e lasciano scoperta la parte superiore del corpo.
Così come noi cambiamo le cinture, scegliendole in base ai gusti e agli abbinamenti, anche loro posseggono cinture differenti, ma per motivazioni legate al loro stato civile e all’età: le cinture bianche sono indossate dalle ragazze che non hanno raggiunto la pubertà e non sono ancora sposate, mentre queste ultime portano una cintura costituita da piastre d’acciaio applicate su una striscia di cuoio.
La passione per gli accessori è un altro elemento in comune tra la nostra cultura e la loro, anche qui con le dovute differenze: le donne Himba portano al collo una grossa ciambella di rame intrisa di grasso (non dimentichiamo le altissime temperature alle quali vivono questi popoli), pendenti formati da gusci di molluschi, conchiglie, noci di alberi e dadi di ferro ed inoltre, dopo il primo figlio, possono portare anche l’”ohumba”, una grande conchiglia a forma di cono, ereditata dalla madre, simbolo di fertilità; i braccialetti sono costituiti da fili di rame intrecciati, così come le cavigliere che sono formate da tondini d’acciaio infilati in fili di cuoio e che possono arrivare a pesare svariati chili (i vari metalli sono ottenuti attraverso l’antica forma del baratto); esse sono utili anche per difendersi dai morsi dei serpenti. Un po’ come i nostri portafortuna, questi gioielli sono considerati dei veri e propri amuleti che allontanano gli spiriti maligni e le malattie. Altro aspetto comune è l’attenzione per l’acconciatura, perché diciamolo chiaramente: pochissime donne si alzano dal letto ed escono così come sono (tranne in casi come il mio in cui pettinarsi o no non fa differenza, tanto i ricci saranno fuori controllo ugualmente): nel caso degli Himba, le bambine portano due treccine che cadono ai lati del viso, le fanciulle nubili tante treccine, le donne sposate portano lunghe trecce ornate con nastri e con fibre di piante (per dare un maggior senso della lunghezza) e talvolta, al centro della testa, indossano una sorta di diadema a forma di U chiamato “erembe”.

Niente di particolarmente strano, mi è capitato di vedere acconciature decisamente più strane e nel pieno della civiltà occidentale!

Esattamente come noi, le donne Himba curano il corpo e lo fanno attraverso un particolare impasto ottenuto da una mistura di ocra rossa, polvere, pietre polverizzate, grasso animale e burro (che ricavano da una particolare lavorazione del latte) con cui cospargono tutto il loro corpo, compresi capelli e gioielli; questa crema serve per proteggersi dal sole durante il giorno e dal freddo della notte, oltre che per contrastare l’invecchiamento della pelle.
Come avrete notato molte sono le similitudini tra due mondi apparentemente senza niente in comune, anche se talvolta comprendere certi costumi è piuttosto complicato, specialmente nell’atto di accettare, senza pregiudizi, le dinamiche di un microcosmo e di una realtà differente che possiede una sua “normalità”.

Saluti dal mondo

L.F.

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2 pensieri su “le diverse uguaglianze

  1. ottimo post …davvero interessante….hai ragione alla fine non è che siamo poi così diversi….il problema però resta sempre accettare l’altro….perchè nonostante siamo nel 2011 e si parli di intercultura credo che sotto alcuni aspetti sia solo una cosa teorica che pratica…..dal momento che si tende a vedere colui che appartiene ad una cultura diversa dalla nostra…..un diverso…
    condivido anche con te quando sostiene che il modo migliore per conoscere noi stessi sia il confronto con gli altri, a 360° ma anche rapportarsi con culture distanti dalla nostra perchè abbiamo solo da imparare e da arrichire il nostro bagaglio di conoscenze….ciao !

  2. Siamo tutti figli della grande madre terra. Dove ci si sia divisi, se ne è persa la memoria. Anche perché in tanti pare si siano dedicati a convincerci che siamo diversi. Un uomo ed una donna credo abbiano gli stessi sogni e speranze in ogni lato del pianeta. Ed anche i ragazzi e le ragazze del mondo.
    Resto ogni volta incantato dalle nostre due gattine. Provano e mostrano sentimenti e desideri proprio come noi. Anche loro…
    mario staffaroni

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