l’isola che non c’è

Che bedda Catania, Catania di notti
iu sentu ca u cori m’abbatti chiù forti… Catania fà a matri e annaca i so figghi..poi l’alba d’argentu s’ammisca cò mari,
Catania è a genti ca si usca u pani
ma quannu s’arrobba e si isunu i manuCatania s’incazza e diventa vulcanu.

[Catania figghiozza do patri eternu – A. Zeta]

Polvere nera su tutta la città,  strade più scure che mai, case ricoperte di cenere, macchine bicolore ai bordi delle carreggiate, marciapiedi che diventano piste di pattinaggio per i meno attenti, sconsigliato l’uso dei motocicli, chiuso l’aeroporto…anche questa è Catania.

Una città che non si ferma di fronte all’imprevedibilità del vulcano che la rappresenta, la rende orgogliosa e custodisce tutta la sua storia, tenendola in bilico tra un giorno che passa e uno che potrebbe non arrivare.

Basta non pensarci e continuare a guardare il cielo, non importa quante nuvole nere si aggirino sopra di noi, abbiamo già ripreso le nostre vite e la pioggia sporca è solo un ricordo, un modo per ricordarci chi siamo e dove viviamo.

The show must go on

Non saranno di certo fumo e cenere a fermarci.

Che bella Catania… non è solo una canzone: è un dato di fatto, un modo di essere.

Una città dalla quale scappare pieni di delusioni, rimorsi e rancori; un porto sicuro al quale far ritorno stanchi, dopo un viaggio alla ricerca di qualcosa che è proprio qui sotto i nostri occhi.

Troppo spesso si fugge da un posto, dalla gente, dalle convinzioni e dai pregiudizi senza rendersi conto che la maggior parte delle persone fugge da stessa.

Da buona catanese, amo la mia città e un po’ meno i suoi abitanti: arroganti e capricciosi, ribelli ma come me sofferenti, di fronte a chi porta avanti da anni una guerra tacita, alla conquista di una città che per troppo tempo ha subito in silenzio.

In fondo gli occhi di tutti i catanesi guardano costantemente in due direzioni, orientati verso un vulcano maestoso e un mare calmo.

Figli dell’Etna, madre passionale e dello Ionio, padre sereno; figli irrequieti e sognatori che non dormono mai; figli che spesso incolpano i “genitori” se qualcosa non va, vendendosi al miglior offerente.

Quante volte io per prima ho fatto le valigie e sono corsa via per poi ritornare, con la nostalgia di questa parte di isola che in fondo non mi ha mai fatto nulla.

C’era il mare ad ascoltarmi tutte le volte che non sapevo cosa fare; c’era la spiaggia a tenermi compagnia quando volevo semplicemente sedermi e riflettere; c’erano gli scogli a nascondermi dal resto del mondo; c’erano le stelle del cielo notturno di montagna quando avevo bisogno di viaggiare con la mente.

Catania è una città allegra, solare che non chiude la porta in faccia a nessuno e sono proprio i catanesi a renderla viva.

Forse è proprio questa l’isola che non c’è: l’isola che non c’è motivo di lasciare.

“Non c’entrunu i sordi, non c’entra a furtuna Catania ndo Munnu ci nnè sulu una”.

A.F.

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