abiti qui?

Ci sono storie che continuano a viaggiare libere, senza tempo, senza età, senza sotterfugi nè bugie… anche quando tutti sembrano aver dimenticato.

Ciao sono Mirta!

Un attimo di silenzio dall’altra parte della cornetta…

Ne è passato di tempo, come stai? Ti ho cercato, ti ho fatto cercare alla fine sono riuscita a parlare con tua sorella, perché sei sparito senza dirmi nulla? 

Mirta , frena un attimo, ho dovuto.

Ma cosa vuol dire ho dovuto?

Ho dovuto Mirta, non fare più domande.

In un nano secondo Mirta come catapultata 10 anni prima, sente la voce di lui che le diceva “abiti qui? Anche io”, riesce ancora a sentirne l’emozione. Lei sapeva che lui si era trasferito dall’Argentina per giocare a rugby ma non credeva che mai le avrebbe rivolto la parola ed invece, con quell’abiti qui, aveva sentito le guance bruciare.

Ramiro aveva 23 anni, lei appena 15, riccia, due occhioni neri sognanti, viveva stretta in una piccola donna che non voleva smettere di giocare con le bambole: troppo grande per i ragazzi della sua età e troppo piccola per il suo Ramiro.

E smorzando un sorriso trasognato, inizia a ricopercorrere i rocamboleschi momenti passati insieme, tra canzoni pompate al massimo che potevano arrivare alla sua finestra come boomerang e che si traducevamo in segnali di fumo “vieni ti aspetto in cortile “. E seduti su un muretto con le gambe a penzoloni Mirta lo aiutava a migliorare il suo italiano: sente ancora quelle parole storpiate dentro la testa, mentre lui le insegnava a credere nei suoi sogni, a scambiarsi i sogni, a guardarsi dentro, a liberarsi dai fantasmi e si sa che in due si ci sente più forti.

Lui le parlava come si parla ad un adulto, senza trattarla da bambina, ma d’altronde lei era ancora una bambina piena di sogni, speranze e vita, di amore incondizionato per gli altri e anche se ne sentiva il retrogusto amaro aveva imparato ad ingoiare i rospi pur di mantenere e mantenersi serena. E così passavano i pomeriggi a parlare sotto un portone, tra un muretto e una risata. Ramiro si rivede attraverso occhi nuovi e lo stesso è per Mirta, che scopre il valore dell’amicizia e capisce di aver davanti per la prima volta un vero amico e inizia a confidare a lui, ciò che finora non aveva mai detto neanche a sè stessa. Guardarsi e capirsi, l’onestà e la purezza di quel sentimento, che non è dato vivere, ma che lo stesso li accompagna e scandisce le loro giornate. Sente ancora lo sguardo imbarazzante della gente sulla sua pelle, quello sguardo indagatore, inquisitore che ti incenerisce.

Ci sono 2 tipi di cattiveria, quella che sputi senza rendertene conto e quella invece che fa male, tanto male, quella premeditata, quella che colpisce e si insinua come un tarlo, quella che striscia come un serpente, quella cattiveria lì è difficile da dimenticare. Nessuno a parte Mirta aveva ben capito cosa rappresentasse Ramiro per lei: era il suo amico, era suo fratello, era la sua tempesta, era la sua quiete.

Poi ad un tratto il nulla.

Non poteva far altro che ripercorrere mentalmente la sensazione di gelo che anni prima le aveva addormentato il corpo, quando una mattina  non lo trovò più. Ad un tratto ritornò il silenzio che per un lungo tempo le aveva tenuto compagnia, quasi a riprendere un posto che era suo di diritto.

Ritornata in se:

– Ramiro Ti prego sono passati dieci anni, puoi ora dirmi cosa è successo?

E lui con un filo di voce:

Mirta io sono rimasto sempre lì, vicino a te, ma ho fatto una promessa e le promesse si mantengono. Sono tornato in Argentina, ho smesso di giocare, ho una piccola barca adesso.  Mirta devo salutarti , voglio il tuo bene.

Ramiro! Non importa non devi dirmelo per forza, sono passati appunto 10 anni, sto bene, snodo la mia vita in piccole tappe, ho realizzato tanto e tanto ancora ho da masticare, volevo che tu sentissi la donna che sono diventata, e che ne fossi orgoglioso. Sono libera, non cado più in giochetti vili, con forza ammetto i miei errori e finalmente faccio uscire fuori da me quelli degli altri, ho imparato a scegliere e non farmi più scivolare le cose addosso nè a farmele appiccicare, è stato anche merito tuo, sai? Un abbraccio Ramiro, voglio il tuo bene.

C.M.

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