un bisogno di affetto

niente di più

ogni attimo della nostra vita è volto alla soddisfazione di un bisogno: mangiare, dormire, bere, far l’amore, lavorare, litigare e ogni altra cosa ti venga in mente, sappi che è la reazione ad un bisogno.

siamo un insieme di necessità corporali, mentali e psico-fisiche: la risposta alle nostre esigenze del momento determina il nostro Io. si giunge ad essere ossessionati dalle necessità: si è anoressici e bulimici, ci sentiamo sempre stanchi quasi ai limiti della narcolessia, diventiamo alcolizzati, iperattivi, irascibili e malati di sesso, e quasi tutti vittime dell’amore.

il troppo e il troppo poco, il tanto e il niente, il giusto e l’insufficiente, sono i metri di misura che applichiamo alla qualità di risposta che il mondo attorno a noi fornisce al nostro bisogno. prendiamo quanto vogliamo, spesso più di quanto ci occorre, evitiamo ciò che basta rifiutando di saziare semplicemente un impulso attraverso una dose moderata, finendo per diventarne vittime.

siamo vogliosi, necessitiamo, abbiamo bisogno fino a che ne veniamo nauseati, e ci dobbiamo disintossicare.

ho conosciuto moltitudini di persone schiave della propria assuefazione, sottomesse alla dipendenza.

fortunatamente io non sono stato mai dipendente da nulla e di certo da nessuno. ma non vuol dire che io abbia vissuto meglio o sia un privilegiato.

forse non aver mai avuto troppo di nulla, non mi ha mai reso chiaro quanto sia difficile vivere senza qualcosa.

liberarsi da una dipendenza, non è come razionalizzare un bisogno nell’ambito della giusta misura, è piuttosto scoprire il proprio limite. io credo di essere un codardo, ho paura di conoscere i miei limiti che così arcignamente difendo e mantengo in un ambito di ragionevolezza. ho usato la vita con cautela, anche quando non sembrava che fosse così. ho sempre preso le cose finché mi hanno fatto stare bene, riuscendo a fermarmi per tempo.

ad esempio, non ordino mai un pranzo completo al ristorante, ma vado di portata in portata, non ho mai versato un altro bicchiere finché il primo non sia completamente vuoto, non ho mai pensato a domani se non ho avuto ben chiaro oggi.

di certo ho mangiato fino a star male, ho bevuto fino a cadere in terra, ma ho sempre evitato di ripetere l’esperienza in maniera sistematica e continuativa: ho vissuto ad alta velocità ma ho anche imparato ad adeguare il passo alla gamba.

vedo gente che invoca amore quando in realtà ha solo bisogno d’affetto, è come bere del prosecco quando si ha sete: non puoi berne una bottiglia come se fosse acqua.

se tutti noi riconoscessimo di cosa abbiamo bisogno prima di prendere quanto possibile, useremmo meglio le risorse che la vita ci offre, persone comprese.

io vado di bicchiere in bicchiere.

A.R.

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