le ali della farfalla

– Franco, passami il martello pneumatico, questi blocchi di pietra lavica sono troppo duri, ho già le vesciche alle mani.

– Lo sai che l’Ingegnere ha detto di stare attenti e di usare solo lo scalpello, la responsabilità è tua.

– E basta Franco! Non ti ho mai coinvolto nelle mie decisioni, prendi il martello, forza!
Il rumore divenne incontenibile, i blocchi di lava cominciavano a spaccarsi e la gioia di Bruno prendeva consistenza.

– Francooo -gridò Bruno – vieni a vedere, corri!

Rimasero in silenzio, dentro quella cavità della terra. Sapevano già che oltre la parete di lava che avevano buttato giù c’era qualcosa, troppe le raccomandazioni dell’Ingegnere e ora erano lì davanti, storditi dallo stupore.

– Bruno, chiama subito l’ingegnere.

– No, aspetta, diamo un’occhiata!

Sotto un letto d’acqua si allargava una grotta buia, i due operai, camminando carponi, si ritrovarono in un antro naturale pieno di casse di ferro arrugginite.
– E se ci fosse dentro quello che sto pensando? – esclamò Bruno in preda all’eccitazione.

– Non fare discorsi inutili, torniamo indietro e chiamiamo l’Ingegnere, perché qua sotto non c’è campo.

– La vuoi smettere di fare il fifone alla tua età? Prendi la chiave che porti sempre con te e dammela, così proverò ad aprire questa cassa.

Franco, con le mani tremanti, prese la chiave inglese che teneva sempre dentro la sua tasca sinistra: l’aveva trovata un po’ di tempo prima e lui, scaramantico com’era, se la portava sempre dietro.

– Tieni, fai alla svelta e andiamo -disse rassegnato.

Facendo leva con la chiave, dopo vari tentativi, Bruno riuscì ad aprire la cassa.

Franco se ne stava in disparte e con lo sguardo fissava l’amico di sempre, il collega di tante avventure: gli voleva bene ma non accettava il suo modo di prendere iniziative, sapeva con certezza che quella volta la stavano facendo grossa.

– Dai smettila di tremare vieni a vedere!

Farfalle, solo tante farfalle colorate.
Scoppiarono a ridere e Bruno pensò di aprirne un’altra.

Ancora farfalle colorate in lastrine di vetro trasparente.

– Apriamole tutte!

– No andiamo, abbiamo già visto abbastanza.
Contrariato Franco richiuse le due casse e tornarono indietro ripassando carponi dentro lo stretto cunicolo di pietra, fino a vedere la luce del giorno.

Chiamarono l’Ingegnere e lo aspettarono seduti sul bordo della strada, sorseggiando una birra fresca.Erano stanchi e la calura si faceva sentire.

Perché farfalle colorate? Entrambi avevano questa domanda in testa ma non potevano di certo chiederlo all’ingegnere, ignaro di quello che avevano già visto.

L’ingegnere arrivò dopo una buona mezz’ora, scese dalla macchina e con il solito cenno del capo a mo’ di saluto, si diresse agitato verso la grotta riemersa dalle mani di Franco.

Dopo qualche ora uscì fuori con gli occhi luccicanti.

– Allora Capo, che cosa abbiamo trovato?

Una lunga storia amici, ma vi posso dire che oggi è il giorno più bello della mia vita!

Con gli occhi bassi per la paura di essere scoperto, Franco gli domandò il motivo.

– Dovete sapere che avete trovato una collezione di farfalle risalente ai primi dell’800. Qualcosa che ha più valore delle monete antiche per me e per gli amanti del genere. Colori e specie di rara bellezza, custodite per due secoli dentro questa grotta sotterranea creatasi in seguito ad  una violenta eruzione dell’Etna.

Avevo appreso la notizia dopo avere letto un manoscritto di alcuni monaci benedettini  “Le ali della farfalla”. Sapevo dove scavare ma non ne ero sicuro, dovevo rischiare e verificare se l’informazione tramandata era attendibile.

Potete andare adesso e ricorda Franco, la prossima volta che apri una cassa, cancella l’impronta delle tue grandi mani scolpita nella polvere! 

Cristina Maugeri

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