l’appuntamento

Andiamo, dai, sei bellissima! Smettila di guardarti allo specchio.

– Mi dispiace Vera, non posso, non riesco e soprattutto sono sicura che non mi riconoscerà mai!
– Ma che dici nonnina? Sbrigati, non dimenticare la lettera, ti raccomando!
– Vera, avevo vent’anni, non verrà!
– Anche lui aveva vent’anni e se non verrà, tu potrai dire di esserci stata e poi ci sarò io lì con te. Ora basta frignare, mettiti il cappotto, ti aspetto in macchina.

Un’ultimo sguardo allo specchio, vedeva riflessa una donna non più giovane, i capelli bianchi, cortissimi, le illuminavano il volto, appena un filo di trucco sugli occhi, indossava un abito chiaro, scelto con cura dalla sua amata nipote: le rughe le avevano appesantito il volto, ma la sua bellezza non aveva tempo, questo lo sapeva.
Indossò il cappotto color cammello e chiamò l’ascensore.
Aprì la lettera che stringeva in mano, leggendo con il cuore in gola la data:13 dicembre 2011.

– E’ oggi, non sto sbagliando, è proprio oggi.

Aveva tanto desiderato che arrivasse quel giorno e ora non sapeva che fare, guardava il foglio di carta scritto in bella grafia – basta Sonia, non ti preoccupare – diceva esausta tra sé e sé.

Nel tragitto nessuna parola, Sonia immersa nei suoi pensieri, Vera invece guidava osservandola con la coda dell’occhio.

– Nonna ti prego ridi, non pensare che le rughe abbiano cambiato il tuo volto, di certo il tuo sorriso è rimasto uguale, e allora ridi, stiamo per arrivare.

La macchina si fermò davanti al ristorante dove Sonia e Ugo erano soliti andare, ma al suo posto, trovarono una struttura balneare, era il 13 dicembre ed era chiusa, ma la sbarra d’ingresso era sollevata.

Nonna e nipote scesero dalla macchina e, camminando sotto braccio sulla passerella di legno, arrivarono in spiaggia.

C’erano i chioschetti ancora montati e poterono sedersi tranquillamente sulla riva del mare.

Sonia non riusciva a parlare e nemmeno a pensare, fissava le onde del mare rapita dal loro movimento.

Vera invece si girava continuamente, ma erano sole, non c’era proprio nessuno.

Sonia prese la lettera, la lesse per l’ultima volta, l’appallottolò, e la lanciò lontano.

Vera osservò il movimento della palla di carta che lentamente andava giù

 Andiamo – le disse con tono grave –andiamo, ormai è ora di rientrare– e cominciò a ridere, a ridere forte, a ridere come non aveva più fatto nell’ultimo anno.

– Nonna che succede?

– Nulla piccola mia, Ugo è morto…
Io non sono riuscita a salutarlo, ma noi avevamo il nostro appuntamento, io dovevo esserci e so che c’è anche lui. Ora, torniamo a casa.

 Cristina Maugeri

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