beato chi lavora

e santo subito chi muore nella ricerca di un’occupazione

l’anacronismo è sempre dietro l’angolo, e oggi è l’apoteosi di quanto la società in cui viviamo sia contro la stessa storia. ma si può reggere nella stessa giornata un evento mediatico e di proselitismo spicciolo creato attorno la morte di un uomo che in vita sua avrà di certo detto cose importanti e come molti prima è diventato icona pop, ovvero Papa Giovanni Paolo II, al secolo il polacco Karol Wojtyla, e la celebrazione della giornata del lavoro quando il lavoro è un miraggio se non addirittura un’utopia? per di più si festeggia tutto nella stessa città, Roma, la città eterna.

domenica primo maggio, milioni di persone affollano le piazze di Roma per ritrovarsi dietro dei miti: il Papa polacco, l’ultimo del secolo scorso e traghettatore della Chiesa nel nuovo millennio, e il lavoro ovvero qualcosa che dovrebbe essere la certezza su cui si fonda la nostra stessa civiltà (l’articolo 1 della Costituzione Italiana in tal senso è chiaro, anche se mostra quanto fuori dalla storia sia la Carta Costituzionale) e che invece diventa il male cronico del nostro tempo. come se non bastasse muoiono in migliaia ogni giorno nelle guerre che esplodono quotidianamente in ogni parte del mondo, e piuttosto che mobilitarsi per cambiare qualcosa prima che sia troppo tardi, ci armiamo e partiamo per celebrare le spoglie mortali di un uomo e per festeggiare la disoccupazione dilagante.

facciamo che sta cosa mi rende nervoso, non saprei come altro definirmi. non mi torna granché ciò che vedo. ho staccato la spina del decoder tv proprio per evitare di pensare anche solo per un attimo di assistere a queste immagini patetiche che giungono da Roma. con rispetto parlando, ma pensate che ciò che accade oggi aiuterà il sistema a cambiare, pensate davvero che succederà qualcosa di positivo trascorsa questa domenica di pic-nic e bivacco romano? pensare che c’è chi lamenta che il primo maggio sia di domenica, si è perso un giorno di festa. si può sacrificare giornate di lavoro in nome della festa del lavoro, credendo davvero di rispettare chi sgomita per arrivare a fine mese e chi addirittura un lavoro non lo ha? pensiamo sinceramente che i milioni di euro spesi oggi per beatificare un uomo che uomo resta, non potevano esser spesi meglio nel rendere degna la vita di poveri cristi martiri di una società miope e incoerente? c’è gente che muore per pochi euro e gente che morta necessita d’essere celebrata con milioni e milioni, con folle adoranti di persone che dimenticano il prossimo ma rendono lode a chi non c’è più.

io preferisco prendermi cura di chi è ancora in vita e che in vita vorrebbe rimanerci ancora e soprattutto in maniera dignitosa, magari con un lavoro, che di spoglie mortali portate agli onori di altari che poco significano nel 2011 oltre che un Medioevo culturale, sociale e morale.

avrei preferito non esserci questo primo maggio.

saluti.

A. R.

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4 pensieri su “beato chi lavora

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