racconto d’amore a tempo

Magica quiete,velata indulgenza,
dopo l’ingrata tempesta.
Riprendi fiato e con intenso trasporto,
celebri un mite e insolito risveglio.
Mille violini suonati dal vento,
l’ultimo abbraccio mia amata bambina
nel tenue ricordo di una pioggia d’argento.

[L’ultimo bacio-C.Consoli]

Michela aveva due grandi occhi nocciola, una risata disarmante, una voce calda e sensuale.

La sua era una bellezza senza tempo e noncurante di mostrarla, sedeva con gambe accavallate vicino ad un tipo che la fissava.
Michela sorseggiava il suo succo d’ananas, alzando gli occhi, incrociò lo sguardo intenso di Paco.
Bastarono pochi istanti per capire che erano fatti l’uno per l’altra.
Senza troppe parole, sapevano che si sarebbero rincontrati e il tempo fu dalla loro parte.

Seduti su una panchina, ridevano come due bambini, ricordando episodi di vita passata, lunghi ed intensi i loro baci frammisti di speranze e di voglia di non lasciarsi mai.

Michela fu amata in una maniera che non conosceva, sentiva dentro di sé quell’uomo, sentiva il suo profumo, lo sentiva anche se lontano. Si ritrovava talmente avvolta da lui che gli parlava anche se non c’era, raccontandogli quello che vedeva e sentiva provando ad ascoltare con le sue orecchie, imitando anche la sua piccola gestualità.
Amava e ricambiava il suo sentimento, ma un questo tipo d’amore ,si sa, è a tempo.
L’unione tra due persone può essere caratterizzata da tante cose, ma Michela e Paco erano uniti solo dall’amore.
I loro corpi erano uno solo e ansimanti si cercavano anche dopo essersi lasciati.
Michela era una donna-bambina, giocosa e chiacchierona, colorava le cose, rideva e profumava di buono.
Paco era un uomo taciturno, abituato a parlare poco ma quando non parlava, i suoi occhi parlavano per lui: non abituato a manifestare le emozioni, conteneva i suoi pensieri.

I due si amarono per un tempo, ma il loro amore a tempo aveva già girato la classidra.

Schiacciati dalla morbosità del loro sentire cominciarono ad annaspare verso una soluzione drastica ma efficace.

Non si capì mai chiaramente chi e cosa, o chi prima e chi dopo, ma si lasciarono. Non ci sono colpe ma solo consapevolezza che arriva dopo un tempo ragionevole.

Il tempo, che li aveva già aiutati una volta, non si era risparmiato neanche questa volta. Asciugate le lacrime al volto, cicatrizzate le ferite al cuore, ha voluto farli ricontrare di nuovo, al solito caffe seduti l’uno di fronte all’altro come se non si fossero mai lasciati. Dopo una breve chiacchierata i loro sorrisi ritornarono normali, i loro occhi quelli di un tempo, ma il tempo questa volta aveva osato qualcosa in più: li ha lasciati senza tormenti liberi di seguire la loro vita, ognuno con il proprio sassolino nel cuore e un pensiero per l’altro, ma sciolti dal vincolo di quell’amore che uccide se non vissuto a tempo.

Cristina Maugeri

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