contessa

Dalla porta aperta uno stralcio di campagna luminosa dei colori della terra faceva bella mostra di sè.
Casa dagli arredi semplici e profumata di latte, di ricotta, di tutte le primizie che la natura offre.
Contessa, l’unica mucca di casa, avanzava lenta come se conoscesse la strada.
Distese infinite dell’entroterra siciliano coltivate a grano giallo, spruzzate di rosso, verde inteso, profumate di finocchietto selvatico.
Il tempo sembrava non avere tempo, tutto si era fermato.

I bimbi giocavano sereni con i bastoni in mano, alla scoperta di luoghi nuovi e di nuovo. I tre cani bianchi sonnecchiavano, mentre i due piccoli maculati si mordicchiavano.

Antonio, il padrone di casa, ci accoglieva come se ci conoscesse da sempre.
Anna la moglie con i pomelli rossi dalla calura ci sorrideva e con i suoi grandi occhi mi osservava in silenzio.
Il tavolo iniziò a ballare danze prelibate, formaggi su cui Antonio non risparmiava descrizioni, raccontandoci una storia per ogni storia.
Con un grande coltello affettava il culatello: tenero come il prosciutto crudo, amabile come la pancetta. Antonio ci teneva a non dargli un nome, perché lo avrebbe ristretto, limitato.

Ogni cosa lì sembrava non avere un nome.
Fu il momento dell’assaggio rituale della ricotta calda: dividevamo i piatti in silenzio osservando Anna bruciacchiarsi le mani per farci assaggiare il nettare caldo che aveva conservato per noi.
I bimbi con occhi insaziabili, presi da tutto ciò che li circondava ridevano felici bagnandosi la testa per il forte caldo. I grandi si occupavano di loro senza pena.
E così si accese il vecchio forno a legna e Antonio raccontava piccole gioie di esperienza quotidiana.

“Io sono un agricoltore”, esclamava, “non sono un allevatore, lo faccio per me, nulla di quello che faccio è uguale”, e ci faceva osservare i pezzi di formaggio lavorati a mano, tutti diversi, “sono per me e per la mia famiglia, oggi per voi”.

Il vino rosso della campagna del vicino scorreva lento, a fiumi, e cominciava a colorire i sorrisi di tutti.
Quando fu l’ora dei carciofi iniziò il via vai continuo; il braciere era lì, contento di vederci contenti, fioccava lapilli bruciacchiandoci le mani insaziabili.
Arrivò l’ora, tanto attesa, di andare a vedere Contessa rientrare da sola.

La mia mucca conosce la strada di casa, se parli con gli animali loro parlano con te.

La osservavo incredula, Contessa conosceva veramente la strada di casa! Con il suo andamento lento e la sua calma attraversava la strada, entrava nella tenuta e si accomodava nel suo casotto di legno.
Antonio era lì, pronto con il secchio a mungere una mammella mentre le altre erano occupate di già dal vitellino; dividevano il latte come due buoni amici, entrambi amavano Contessa.
Ormai era buio, il tempo di salutare e salire in macchina, lasciando Antonio ed Anna che agitavano le mani fino a sparire dietro la collina.
Nessuno ebbe il coraggio di parlare, il silenzio aveva più di mille parole da raccontare.

C.M.

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Un pensiero su “contessa

  1. Il livello si alza. Le emozioni prendono forma. Il ricordo assume l’aureo peso di una narrativa raffinata. Sei una grande speleologa di te stessa e stai portando alla luce veri tesori…

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