giusto o sbagliato che sia

io ho scelto

“Con il senno di poi che ogni scelta sbagliata mi conduceva da te” [L’uomo volante- M. Masini]

Abbiamo lottato a lungo per raggiungere ogni obiettivo, per superare ogni traguardo, per riuscire ad essere padrone delle nostre scelte, e fin qui tutto di guadagnato.
Ma avete mai avuto la sensazione di aver fatto spesso più scelte sbagliate che giuste?
Io ne ho fatte molte, scelte sbagliate intendo, per amore mio e degli altri, per necessità di libertà e desiderio di appartenenza, per seguire ciò che volevo e non ciò di cui avevo bisogno.

Di fronte ad una scelta mi è stato sempre detto di seguire il cuore, di fare ciò che sentivo.

Persino Shakespear la pensava così:

Ama, ama follemente, ama più che puoi e se ti dicono che è peccato ama il tuo peccato e sarai innocente. (da Romeo e Giulietta)

Ma essere innocenti ci rende felici?

Siamo pronte a giustificarci perché crediamo che seguendo il nostro cuore tutto andrà per il verso giusto, ma chi ci da la certezza che a parlare sia il nostro cuore e non qualcos’altro? Spesso finiamo per nasconderci dietro qualcosa di ben diverso, pur inconsapevolmente.

Le scelte sbagliate si pagano e a caro prezzo, ma è giusto dover pagare un conto di cui non eravamo consapevoli?

Forse è giusto che sia così, nella misura in cui ci porta in un modo o nell’altro a crescere.

Col senno di poi è tanto facile capire gli errori, giudicarci duramente, pensare di esser state stupide o ingenue, ma è quanto più utile possiamo fare per estrapolare il meglio anche dai piccoli o grandi intoppi che ci si presentano lungo la strada.

Sbagliare è umano, e perseverare? Anche.

Perché ci sono errori che stranamente amiamo fare, almeno fino a quando non capiamo che una scelta alternativa c’è. Qualcuno direbbe che pur essendoci non sempre la si conosce, ma è meglio preferire l’ignoto a ciò che conosciamo e non stimiamo.

A volte capita anche di identificarsi con i propri errori, bisogna però fare un’importante distinzione tra errore ed errante: sul primo è necessario avere un controllo, per quanto riguarda il secondo dobbiamo invece abbandonare le sterili condanne, e cercare quanto più di comprenderci e di comprendere.

Che gli errori non fossero poi tanto da buttar via, l’aveva già detto Burrhus Skinner (psicologo statunitense) valorizzando la presenza di questi ultimi ai fini dell’apprendimento, basando il tutto su un processo di “prova ed errore”.

A maggior ragione,sono a favore di ogni tipo di errore, anche quello apparentemente più devastante perché non c’è modo migliore di imparare, e tirando le somme mi rendo conto che ogni errore (o quasi) porta le persone a migliorarsi, a mettersi in discussione e reinventarsi, a stravolgere gli schemi e provare stupore di fronte a ciò possono trovare, guardando oltre.

Gli errori occupano una parte cospicua della nostra valigia, è bene portarseli dietro con il giusto distacco e un buon occhio critico.

Memo: se non uccide fortifica.

A.F.

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