vorrei che fosse oggi in un attimo già domani

sarà meglio aspettare?

“Stop and stare…

I think I’m moving but I go nowhere,

You start to wonder why you’re here not there”.

(Fermati e fissa…penso di muovermi ma non vado da nessuna parte, inizi a chiederti perché sei qui, non là).

[Stop and stare – One Republic]

Quanta fretta di crescere, di diventare grandi: e poi si arriva ad un punto in cui si vuole solo tornare indietro, si rimpiangono i bei vecchi tempi, anche se vivendoli non si pensava mica fossero belli!

.
Ma è solo una questione di età o siamo perennemente alla ricerca di qualcosa che non possiamo avere?

Se la vita – sostanzialmente – può dividersi in due grandi fasi in cui siamo proiettati verso il futuro o verso il passato, mi domando se arriverà anche per me quel giorno, o se invece potrò scegliere di restare nell’una o nell’altra per tutto il tempo che voglio.

In effetti credo di averlo già fatto in parte, forse ho invertito un po’ le fasi, ma la verità è che non ho mai avuto tanta fretta di crescere; anzi da piccola speravo di non dover crescere mai, di poter tornare sempre indietro, senza pensieri, al tempo in cui mi accontentavo della compagnia dei miei peluches, senza troppe pretese aspettative. Forse per questo sono rimasta molto colpita e affascinata dal film di David Fincher “Il curioso caso di Benjamin Button”, in cui un uomo nasce vecchio e muore bambino, ma la vita reale è ben diversa.

Adesso mi sembra quasi che la curiosità mi divori letteralmente, l’unico motivo che mi spinge ancora a guardarmi indietro è quello di mettere un punto e andare avanti, brevi parentesi, qualche nottataccia…e poi all’attacco!

Mi domando se succeda solo a me o anche a voi capita di non poter dormire la notte, per l’emozione di un nuovo giorno che sta per arrivare.
Qualcuno starà pensando: che cosa ci sarà di nuovo ed eccitante in un sole che sorge? Tutto visto e rivisto!
Beh provate a pensare al sorriso di un bambino, all’abbraccio di un amico, ad un bacio inaspettato: visto e rivisto o no, è sempre una nuova emozione.

Mi capita di rigirarmi nel letto tante di quelle volte da dovermi alzare: non riesco a spegnere i miei pensieri; capita raramente di non dormire proprio (e non potrebbe essere altrimenti), ma mi rendo conto che 24 ore non mi bastano più e, forse, non mi sono mai bastate.
Vorrei fare tante di quelle cose, ma poi non riesco a conciliare i tempi e, piuttosto, sacrifico il sonno pur di far tutto e subito.

E se questo fosse un difetto, se fosse sbagliato aver fretta di sapere, conoscere e capire?

A lungo andare mi accorgo che tendo sempre meno a vivere e più a progettare, l’idea di fare determinate cose mi rende euforica, ma questa sensazione tende a scemare man mano che raggiungo i miei obiettivi!

Sarà mica vero che noi donne (e chissà magari anche gli uomini) siamo prese più dell’idea di qualcosa, che dalla cosa stessa?

E la cosa, l’oggetto del vostro desiderio, potete definirlo voi: che siano scarpe, vestiti, lavoro, uomini, il punto è che una volta raggiunti i tanto attesi traguardi ci stanchiamo presto!

Siamo incontentabili o semplicemente vogliamo il meglio, senza tener conto che meglio non significa perfezione?

Me lo domando da un po’, cosa mi spinga a cercare senza sosta, cosa mi renda irrequieta, perché rompo ogni catena che possa legarmi a qualcuno o qualcosa, per poi portarmela sempre e comunque dentro la valigia che mi accompagna, di città in città, di giorno in giorno.
Sono stata talmente tanto tempo a guardare la mia vita da spettatrice, che adesso l’idea di star ferma o l’idea di qualcuno che possa decidere per me, mi terrorizza e mi irrita allo stesso tempo!
La pazienza non mi manca, so che è giusto aspettare, ma non è scritto da nessuna parte che nel frattempo non possa fare altre mille cose.

Perché noi donne abbiamo la costante pretesa di voler gestire ogni cosa? Pensiamo che gli altri siano incapaci o, semplicemente, siamo ossessionate dal controllo di tutto ciò che ci riguarda e anche di quello che non dovrebbe riguardarci?

Abbiamo un potenziale talmente grande che spesso non riusciamo a controllarlo, conoscendoci sappiamo di non avere freni né mezze misure, amiamo incondizionatamente, abbiamo fiducia negli altri, anche se lo nascondiamo, e crediamo che tutto debba esser vissuto fino alla fine, perché è meglio un rimorso che un rimpianto, come diceva Oscar Wilde.

Ma a che prezzo?

Tutto questo eccesso non trova sempre un riscontro positivo nella vita reale, e così per tutelarci, cerchiamo di controllare tutto e tutti, partendo dagli altri per arrivare a noi.

Ma volersi controllare vuol dire porsi dei limiti?

A volte si, a volte può voler dire anche fermarsi e pensare, fare il punto della situazione per evitare di lasciare i dettagli in balia dell’impeto che ci contraddistingue.
Poi ci sono i casi estremi, quelli che rimangono impalati davanti al frigorifero pensando a tutto e a niente, ma si sa in medio stat virtus.

Io credo di essere ben lontana da tutto ciò ancora. Ci sono persone che pensano di avere la nuvoletta di Fantozzi sulla testa, io ci abito proprio.

Mi viene in mente un esempio banale ma che mi ha fatto riflettere molto.

Sono stata tre ore di file a seguire una lezione sull’empatia, partecipando attivamente e dimenticando tutti i miei pensieri, per poi uscire dall’aula e dirigermi tutta contenta verso la fermata dell’autobus e accorgermi, dopo mezz’ora, di aver preso quello sbagliato e di trovarmi dalla parte della città opposta a quella verso cui ero diretta!

Tanto per sdrammatizzare, due ore in più sull’autobus in una città che non conosci e soprattutto di sera, ti portano a pensare che tutte le persone accanto a te, sanno esattamente dove stanno andando e ti spingono davvero a riflettere.

Scherzi a parte, credo che sia davvero importante fermarsi e riflettere: sulla vita che stiamo conducendo, sul percorso intrapreso, sulla strada che ci porterà possibilmente dalla parte opposta, ma in base ad una nostra scelta e non ad una distrazione.

fiori dell'indecisione

A.F.

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