che rumore fa la felicità?

suona di campane o di pioggia e silenzio?

“Eravamo insieme: tutto il resto del tempo l’ ho scordato”.

[W.Whitman]

Piove ormai da giorni ininterrottamente, ma la mia finestra è sempre aperta sul mondo. Penso che dovrei passare una pezza sulle ante bagnate, per evitare che le gocce rimaste sul vetro cadano giù, mi avvicino lentamente e in trasparenza sul mio volto scorgo un sorriso.

Dicono che l’umore possa cambiare in base al tempo, c’è chi in una giornata piovosa si sente pensieroso e malinconico, diversamente con il sole alto in cielo è più energico: ma io amo la pioggia e voi?

Ci ho messo un po’ a capire quale fosse l’influenza di quest’ultima su di me, ma il risultato oggi è stato chiaro.

Il rumore della pioggia mi ha riportata indietro, confondendosi con i tuffi di due bambini nell’acqua limpida e cristallina di Portopalo: ho cercato di trattenere  il ricordo dentro di me e ho continuato ad ascoltare le risate chiassose, le canzoni urlate al vento, i litigi momentanei di due fratelli che si abbracceranno per fare pace, le parole di una zia che è più vicina a me di quanto pensassi, i sogni e le speranze di un’amica che rappresenta l’altra faccia di un’unica medaglia che poi è la vita.

A volte abbiamo bisogno di un silenzio inaspettato per ricordare il rumore di qualcosa che ci ha resi felici.

Non l’ho sempre pensata così e spesso ho avuto paura dei miei silenzi, forse è per questo che ancora oggi continuo ad evitarlo, ascoltando musica all day long e volendo a tutti i costi ricoprire ogni minimo spazio vuoto sulla parete della mia stanza, che ormai ne conta ben pochi.

Ma guardando la pioggia, ho riflettuto sul fatto che non conta tanto la forma quanto il contenuto, nonostante la giornata fredda e grigia, il pensiero dell’acqua che bagna le case e le strade mi ha condotto in un luogo in cui il mare bagnava me.

Mi sono rivista in quella spiaggia, il volto sereno e un po’ bruciato dal sole, un sorriso stampato in faccia e nel cuore, una ciocca riccia che scende davanti agli occhi e che sposto infastidita e quasi non mi sembra vero che mi è bastato così poco per non pensare ad altro.

Credo che ognuno di noi abbia il suo posto speciale: provate ad immaginare un posto nel quale rifugiarsi, che sia un campeggio, un muretto o uno scoglio soltanto poco importa, può diventare un paradiso se abbiamo la fortuna di poterlo condividere con le persone che amiamo. Non importa quanto lontano sia, possiamo raggiungerlo anche con il pensiero, perché i ricordi non sono solo fantasmi del passato, se riusciamo a coglierne il senso, possono essere testimonianza di qualcosa di magico.

Attraverso un ricordo ho trasformato un camper in una casa, un tavolo con cinque sedie e un mazzo di carte in una famiglia, un gruppo di amici o conoscenti con 2 bottiglie di vino e una chitarra nell’intero mondo.

Scorci di vita che ho vissuto senza sapere ancora di essere felice.

Chi potrebbe dire esattamente che rumore fa la felicità?

Per me la felicità è stata questa:tornare bambini di giorni e riscoprirsi donne di notte, giocare con un materassino sgonfio ai pirati e trovarsi a correre sulla spiaggia illuminata solo dalla luna piena, immergersi nell’acqua nera e sentirsi dire con un sorriso che non ha prezzo ‘’ era da vent’anni che non lo facevo’’.

Niente di irraggiungibile o lontano, la felicità era dentro me, intorno a me e pur non vedendola la sentivo.

Suonare canzoni senza tempo tra un bicchiere e una nota stonata, restare a guardare il cielo con la sabbia tra i capelli, sentirsi vivi per il semplice fatto di respirare senza pensieri, ridere aspettando un amico e scoprire che a presentartelo è chi non ti saresti mai aspettato.
Sentire per una attimo che non c’è niente che ti manca, che la vita è adesso e che tu la stai vivendo nel modo più bello che ci sia, con la spensieratezza dei tuoi vent’anni (ma anche trenta, quaranta e cinquanta) e con la consapevolezza che non sempre sarà così, in modo da poter assaporare al meglio tutto quello che la vita ha da offrirti.

Mi rendo conto che spesso siamo più propensi a scrivere e raccontare quando siamo tristi, arrabbiati, delusi perché cerchiamo un modo per tirar fuori tutto ciò che ci fa star male e credo sia proprio per questo che raccontare la felicità sia difficile, perché non vogliamo perderne nemmeno una parte, vogliamo lasciarla lì tra i nostri ricordi.

Perciò tenetevi stretti i vostri pensieri felici. [Peter Pan]


A.F.

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