se la donna gioca a fare la gatta (morta)

all’uomo non resta che fare il cane, o la fine del topo

gatta morta. ve la ricordate tutti Marina La Rosa. la famosa gatta morta del Grande Fratello 1. venne insignita di tal nobile titolo per le sue abilità nel blandire l’uomo e renderlo a lei interessato. almeno così ricordo io.

so che tra voi che leggete molte non si ritroveranno in questa figura, ma vi prego non ditemi che non è un’essere che quotidianamente ogni maschio incontra durante la sua vita.

sono quelle donne che magari non sono neanche belle, ma sono dotate dell’arte della seduzione subdola: quella fatta di ammiccamenti, strofinamenti e retromarce feline. sono quelle donne che sembrano pronte a lasciarsi cadere tra le braccia dell’uomo di turno, mollemente e quasi senza interesse, per poi tirar fuori gli artigli e aggredire il malcapitato per la sua insolente “intraprendenza”.

cosa fanno di solito gli uomini che cadono nella rete di questa maestra di seduzione tutta gomitoli e fusa?

alcuni ne stanno alla larga, riconoscendola per tempo, altri (la maggioranza assoluta, talvolta me compreso) pensando di essere BatMan si lasciano ammaliare per ritrovarsi ben presto a fare “il cane” o peggio a finire come il topo.

Donne ridete, vero? siete felici di questa mia constatazione. siete tutte lì pronte a dire: ben vi (ti) sta boccaloni!

godete del dramma dell’uomo che si lascia corrompere dalla donna finta-felina.

del resto: come darvi torto? le scene a cui si assiste suscitano spesso ilarità, ma lasciano dietro anche molte sofferenti ferite.

il primo caso in esame è quello dell’uomo che cade preda della gatta morta e finisce a “fare il cane”, espressione pittoresca per definire quell’uomo che si ritrova “guinzagliato” alla femmina, suo servo genuflesso, adorante la sua donna quale divinità arcaica: e si sa, tra gatto e cane non scorre mai buon sangue. vi lascio immaginare che “vita da canile”. ma voi so che non nutrite tenerezza per quest’uomo. in fondo non se la merita, avete ragione: è un masochista, che trova soddisfazione nell’idolatrare l’oggetto del suo desiderio al punto da diventarne sacerdote di culto, neanche fosse Cleopatra reincarnazione di Iside.

che scena carica di tristezza e pietà.

non se la passa mica meglio chi fa “la fine del topo”. è risaputo come gatto e topo vivano un’eterna lotta, dove il premio è la sopravvivenza: il gatto trae nutrimento della caccia al topo, e il topo finché riesce a fuggire ha salva la pelle. così l’uomo che cerca di sfuggire alle grinfie della gatta, prendendosene gioco, stuzzicandola, sfidandola neanche fosse Speedy Gonzales alle prese con gatto Silvestro, alla lunga viene preso per… la coda. messo nell’angolo, in una sera buia, cade nella trappola della gatta morta, che lo affetta per bene, e lo lascia sol quando lui è ricco di una paura viscerale che lo porterà a fuggire alla sola vista di un’altra donna. la gatta morta avrà fatto un’altra vittima, e potrà tornare a passeggiare nella notte ancheggiando e lanciando occhiate di fuoco a uomini ingenuotti.

una scena degna di Basic Instinct, anche se lì la protagonista Sharon Stone, era ben più che una gatta morta.

per quel che mi concerne, il gatto è un animale molto affascinante, ma se proprio devo convivere con un felino, preferirei una bella leonessa: almeno se vuole ucciderti, lo fa senza possibilità di replica.

miao.

A.R.

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20 pensieri su “se la donna gioca a fare la gatta (morta)

  1. bheh mio caro Flavio, se tu ami le prostitute, non c’è nulla di male, sono donne anche loro ma tieni presente, che alcune di loro, sono costrette a mercificare il loro corpo, senza possibilità di ribellione, per soddisfare il tuo desiderio. per quanto concerne il corteggiamento da te citato tanto faticoso, ti informo che potrebbe far parte della cosiddetta evoluzione, quella che ci ha consentito la capacità di parlare, vivere e sentire emozioni e affetti e assumere una tipologia di comportamento detto buon costume. ciao

  2. beh, mio caro Flavio, ho letto attentamente ciò che scrivi. tutto per dire che ami le prostitute e non c’è nulla di male, anche loro sono donne e si esprimono nella loro essenza. alcune di esse però – costrette a mercificare il loro corpo senza potersene ribellare. il desiderio istintivo, come lo chiami tu, e sul quale potrei essere d’accordo, accomuna sia uomini che donne. il corteggiamento fa parte, a mio avviso, del buon costume che ci contraddistingue dal mondo animale, l’evoluzione, sai, quella che ci ha regalato la parola e le emozioni. ciao.

    • Minchia qualcuno che gliel’ha scritto c’è allora ahahhahah
      A coso, come te chiami…a me dicono che sono logorroico…ma te non sei logorroico, asciughi proprio le palle e fai passar la voglia di vivere!! Ma svegliati e sbattitene il cazzo!!! Sono un male di cui non puoi fare a meno nemmeno tu infatti hai scritto millemila pagine in lingua che a momenti nemmeno i poeti e letterati medievali capirebbero!!! E scommetto che te sei il primo ad aver subito ste cose…ma secondo te perchè???? Prova a cercare in te il motivo, invece di accanirti a sto modo con le donne (ah comunque sono uomo ed etero) e magari, con una buona dose di VERA umiltà ti ritrovi che…ti devi svegliareeeeee!!! Lo dico per il tuo bene 😉

  3. Dimenticavo.
    6)
    Si pensa sempre che le donne siamo “più avanti” semplicemente perchè in esse la bellezza fiorisce prima di quando nei suoi coetanei possano svilupparsi le qualità (di sentimento o intelletto o di potenziale successo sociale) potenzialmente utili a compensare il potere e l’incanto di quest’ultima.
    Chi riceve subito le armi sembra “più grande” di chi può ancora solo giocare con le frecce.

    Ci vuole poco ad apparire “sentimentalmente dieci anni avanti” quando la natura fa fiorire fin dalla verde età doti oggettivamente valide ed immediatamente apprezzabili con cui essere universalmente mirate, amorosamente disiate e socialmente accettate da tutti di per sè al primo sguardo, senza obbligo di mostrare altre doti o compiere particolari imprese cui sono invece costretti i cavalieri, i quali senza esse restano puro nulla socialmente trasparente.

    Ci vuole invece tanto a chi nasce dall’altra parte per conquistare, con lo studio, il lavoro, la posizione sociale, la cultura, il potere, la fama, il prestigio, la fatica, il successo, e quant’altro consegue da meriti o fortune individuali, quelle doti immediatamente evidenti ed oggettivamente valide al pari della bellezza, con cui essere mirati, disiati e accettati da tutte come queste lo sono per le belle forme, di cui la donna senta bisogno brama di intensità, rapidità e ineluttabilità pari a quanto provato dall’uomo per le di lei grazie e
    e con cui bilanciare in desiderabilità e potere un eventuale rapporto (o anche solo renderlo possibile).
    A volte ci si mette ben più di dieci anni.

    E visto che non ho tempo da perdere, questa volta manco ti leggerò più.

    • Flavio Zabini sei un mito!
      Hai descritto così bene alcune cose che per certi versi mi hai aperto la mente su situazioni ed “errori” che ho compiuto in passato…ma hai un blog o qualche sito dove scrivi? Ciao

    • Le bambine vengono aggiornate prima di diventare donne. Quando avviene l’approccio qualcuno potrebbe aver avuto del tempo per studiare il suo comportamento. La cosa si fa in due, ma cosa si deve fare? Se èuna lotta di prevaricazione nessuno esce vincitore
      ciao Alberto

      • 1) Non si può parlare di fallimenti sentimentali nel mio caso, perchè, appena giunto all’età della ragione, ho evitato accuratamente di avere a che fare sentimentalmente con gatte morte e simili ed ho alzato tutti gli argini per evitare di dare la minima possibilità a qualsiasi donna di stronzeggiare su di me. Nè tantomeno si può parlare di delusioni, da quando ho capito in cosa, per le femmine umane, consista quanto il volgo chiama amore.
        2) I miei insulti verso i cavalieri sono motivati dal fatto che è proprio grazie al loro atteggiamento che le donne possono permettersi psicosessualmente ogni violenza ed io e i miei simili (più i miei simili che io, veramente) rischiamo gli sbranamenti economico-sentimentali. Potrei evitare di insultarli se tali conseguenze non fossero diventate leggi e costumi che rendono impossibile non tanto la mia vita, ma quella di coloro che cascano in tirannie erotiche, avvelenamenti sentimentali, sbranamenti economici, capestri legali, prigionie (de facto e de iure).
        3) Ripeto: facile dare la colpa alla “stupidità” o alla “malattia” di chi per debolezza naturale cade vittima di chi dalla natura è in un dato ambito più fornito. Peccato che quando ad essere più deboli in altri campi siano le donne si parla di “dovere alla limitazione della prepotenza”.
        4) La letteratura classica vi fa ridere perchè siete ormai abituati all’oscenità delle lettere moderne (per non dire sms), che altro non sono se non il corrispettivo letterario dell’oscenità del vivere moderno (che non sa vivere la ricchezza d’animo se non come debolezza e la sensibilità se non come noia). Del resto parlare di sensibilità al bello non si puote con chi sta dalla parte non di Leopardi ma delle stronze che lo hanno maltrattato (dimostrando l’estrema falsità della presunta “sensibilità femminile” in materia sentimentale: chi più del Recanatese potea possedere nobiltà d’affetti, altezza di core, profondità di intelletto?).
        Sì, certo, molto mentono gli aedi, soprattutto quando incensano le donne! Ecco perchè Leopardi, cantore del Vero, rimane eccezione fra i poeti.
        5) Addio.

  4. Vedete perché sono misogino?
    Perchè se io racconto senza distorsioni politicamente corrette la mia verità (peraltro confermata dalla biologia e dalle ammissioni fra le righe delle femmine) vengo accusato di odiare le donne, mentre se le donne si lagnano degli uomini con quel coacervo di menzogne chiamato femminismo e creduto cultura e progresso vengono elogiate come intellettuali!
    Perchè senza neanche leggere le mie riflessioni una donna si permette di dire che non hanno senso, mentre l’insieme di farneticazioni pseudofisofiche della cultura femminil-femminista contemporanea passano in tv, nelle leggi e nei libri come senso del mondo (anche quando contrastano ogni natura, ogni etica, ogni logica, ogni esperienza quotidiana ed ogni buon senso).
    Perché una donna può dire che gli uomni sono tutti maiali (o “malati di figa”) ed io non posso dire che le donne sono tutte stronze?

    Lasciamo stare il fatto che le debolezze carnali si trasmutino sovente in altrettante debolezze sentimentali (sono entrambi momenti diversi dello stesso inganno) rendendo noi più vicini a quella debolezza o sensibilità d’animo erroneamente attribuita al sesso femminile, ma perché chi mostra il bisogno di godere carnalmente in maniera periodica viene definito maiale, mentre chi periodicamente deve dormire non è detto ghiro e chi periodicamente ha appetito non è detto cinghiale?
    Si può essere le persone più spiritualmente elevate e sentimentalmente pure di questo mondo, ma prima di essere persone siamo esseri viventi e pertanto, per vivere e per vivere felicemente dobbiamo, come prerequisito (ovvero certo non basta, ma è necessario), soddisfare i bisogni naturali, fra i quali, oltre al mangiare, al bere e al dormire vi è (non so per le donne, lo so per gli uomini) quello di godere tanto nei sensi quanto nelle idee della bellezza.
    Lo hanno dimostrato i poeti, che hanno sublimato il proprio desiderio naturale per la donna nelle immagini e nei suoni in grado di eternarla al pari degli dèi, e lo dimostrano più prosaicamente gli uomini normali i quali sentono periodicamente il bisogno di godere almeno nel corpo della bellezza.

    A questo dato oggettivo segue il comportamento di alcune caste privilegiate, per natura le donne, per cultura i preti, le quali creano consapevolmente divieti, obblighi, “peccati”, “norme galanti” per rendere il più possibile difficile o comunque “costoso” (in tutti i sensi) l’appagamento di tale bisogno al fine di tiranneggiare con esso gli uomini, attraverso desideri repressi, brame suscitate ad arte e poi condannate, accrescimento dell’interesse con il fascino del proibito, artifizi, raggiri, desiri inappagati degenerati in ossessione e soprattutto sensi di colpa.

    Non spiega nulla quanto dicono loro, poiché la spiegazione, semplice e vera, è quella schopenhaueriana.
    Il fatto che le femmine lo neghino dimostra non solo la loro totale mancanza del criterio dell’oggettività, cosa risaputa, ma anche la loro infinita (e infame) brama di perpetrare scientemente con la falsità perfida e l’accusa infondata le loro tirannie e le loro prepotenze, si chiamino esse matrimonio, unione, amore, fidanzamento, fedeltà o dignità sessuale.

    Se lo si facesse con qualunque altro bisogno si sarebbe detti “affamatori”, visto che lo si fa con quello sessuale la società galante e cristianeggiante lo chiama “sentimento” o “dignità sessuale”. In realtà è solo sentimentalismo nel migliore dei casi e strumento di tirannia nel peggiore, o comunque strumento per trarre un profitto economico sentimentale per le donne ed economico religioso per i preti.

    Anche la religione e l’erotismo, come tutto quanto ha valore, possiedono in sè un’economica (e possibilità di scambio e di ottenere o tiranneggiare).
    Quanto viene chiamato dignità sessuale è sempre stato solo e soltanto uno strumento per aumentare il valore economico sentimentale delle donne o per rendere difficile l’accesso al godimento della bellezzza e tiranneggiare l’uomo attraverso il bisogno di ciò (donne e preti si copiano a vicenda in questa pratica).
    Concedersi raramente e solo a prezzo di gravi difficoltà e sacrifici (materiali e morali) da parte dell’uomo (fra recite da seduttore, comportamenti da giullare, giostre medievali più o meno ammodernate, “combattimenti” e sopportazione di dolori e umiliazioni d’ogni sorta) non è una questione di dignità: è una questione di mantenimento di potere e di privilegio. Vogliono con ciò aumentere il proprio il loro “valore” eroticosentimentale perché forse sanno di non averne altro.
    Le donne invidiose delle creazioni intellettuali del desiderio sublimato e i preti irati per il benessere conseguente l’appagamento del desiderio del corpo (uomini che non soffrono sono meno influenzabili, dominabili e ingannabili) si sono inventati la “morale sessuale” per negare agli uomini l’appagamento sensitivo e quello intellettivo e le opere grandi e belle discendenti da ciò.

    Che l’uomo, mosso con la rapidità del fulmine e l’intensità del tuono a desiderare la bellezza non appena questa si fa sensibile nella vastità multiforme delle creature femminine (se avesse a disposizione cento donne, potrebbe generare cento figli in un solo anno), non possa sentirsi felice e appagato nella sfera sessuale (e da lì, come detto, in tutto), se non vive almeno in essa da poligamo de facto, è evidente nell’oggettività della natura (è legato alla necessità di propagazione della specie, complementare a quella di selezione cui è legata l’altrettanto naturale monogamia femminile: l’inconscio femminile ama circondarsi di mille uomini non per copulare con tutti, ma per poter scegliere fra essi chi eccelle nelle doti volute per la discendenza), il resto è illusione. Chi lo nega è o irrimediabilmente imbecille come molti uomini o perfidamente tirannica come molte donne, oppure mente sapendo di mentire come un fondatore di religioni. La tirannia coi sensi di colpa dopo aver creato mitologie erotico-religiose (come l’amore, il matrimonio ecc.) E’ la più classica e la più squallida. I preti citano il peccato originale per far sentire tutti in colpa e obbligati alla sofferenza e all’espiazione per il semplice fatto d’esser nati, mentre le donne parlano di “uomini maiali” per lo stesso motivo (farli vergognare della propria natura e con ciò ottenere tutto). E spesso i cinque sesti di imbecilli costituente il genere maschile finisce pure per crederci.

    Ma se anche fosse possibile autocostringersi a vivere da monogami, perchè dovrei limitare il piacere e l’appagamento? Perchè dovrei crearmi sofferenza e frustrazione? Per far piacere alle donne-femministe e ai preti?
    Alla malore entrambi! A che serve l’intelletto, se non per liberarsi dalla loro tirannia e godere il più pienamente e liberamente possibile, mica per autocostringersi. Altrimenti che illuminismo è? Emanciparsi dai re per cadere schiavi di donne-femministe e preti? Ma decapitiamo anche loro!
    Per restare fedeli a noi stessi. Qual’è la nostra natura? Disiare la bellezza con la rapidità del fulmine e l’intensità del tuono non appena essa si fa sensibile ai sensi nelle grazie ch’è bello cantare in versi e in quelle ch’è bello tacere. Qual è dunque il comportamento che ci fa restare fedeli a noi stessi? Godere della bellezza nella vastità multiforme delle creature femminine.
    Perchè dovremmo tradire noi stessi per restare fedeli ad obblighi imposti dalla società monogamica, dalle donne femminil-femministe e dai preti?
    Per le loro promesse di “felicità” e “amore” in questa vita o nell’altra?
    Ahahahhahahahahah (il bel riso non fu mai scritto).

    Le donne seguono solo il fine della natura che è propagare la vita senza altro scopo e rivestono ciò di nomi diversi il cui principale è “amore”. Propriamente umano è invece tentare di vivere sopportabilmente la vita ormai dataci e per questo è necessario sia stare lontano dalla tirannia e degli inganni delle donne sia appagare i bisogni naturali. Per fortuna esiste il commercio a provvedere a ciò.
    L’amore sessuale è istinto, non sentimento. Il vero sentimento propriamente umano è l’amicizia.
    Nonostante pretendano di farci credere il contrario, le donne sono “più animali” di noi, poiché hanno come fine conscio o inconscio il propagare la vita senz’altro scopo, fra sbranamenti, deperimenti e crudeltà: più animale di così! L’uomo invece ha dimostrato nei millenni di sapere almeno rendere tollerabile quella già esistente, creando le grandi consolazioni, come l’arte, la musica, la matematica, la religione in grado di rompere il ciclo di nascita e morte per splendere uguali a se stesse ed eterne al pari delle cose divine.

    Ecco dunque perchè voglio evidenziare due punti fermi del mio pensiero riscontrabili nella realtà che il Machiavelli chiamarebbe “effettuale” (non in quella astratta delle ideologie moderne o in quelle menzognera della demagogia pseudoegalitaria e femminista).
    1) Con tutto l’autocontrollo del mondo, con tutto il dominio possibile delle proprie passioni, con tutto l’intelletto, la cultura e la raffinatezza immaginabili, resta il dato oggettivo che almeno periodicamente, di quando in quando, i bisogni naturali (fra cui quelli, tanto sensitivi quanto intellettivi, di bellezza e di piacere) devono essere soddisfatti, a pena di ossessione e di infelicità profonda. Per questo, data la naturale disparità di numeri e desideri fra maschile e femminile, indipendentemente dalle mie qualità intellettive o di autcontrollo, giunge sempre il momento in cui, per appagarli, sono costretto a “pagare” (se non in denaro, comunque in regali, doni, inviti o altre utilità economiche, oppure in tempo, corteggiamenti e rinunce varie, o ancora in sincerità e affetto, per non dire in dignità quando dovrei fare da giullare o da cavalier servente), faticare, rischiare (in ogni senso), a volte anche subire (in termini di ferimento psicologico, dolore fisico e mentale, disagio da sessuale ad esistenziale, con rischio di ossessione, frustrazione intima, umiliazioni pubbliche o private, irrisione nel desiderio, tensione emotiva e tutto quanto alle femmine piace infliggere per capriccio, vanagloria o aperta dimostrazione di preminenza). Anche nei casi migliori ho comunque uno svantaggio. Ne consegue che tale disparità debba essere necessariamente compensata (come nel caso delle civiltà tradizionali) socialmente, oppure che mi sia lasciata la possibilità di compensarla personalmente con l’impegno, le qualità dello spirito, il merito, il prestigio, il successo o il denaro (come nel caso delle civiltà liberali), altrimenti la mia sarà una vita terribilmente infelice.
    E non mi si dica che posso evitare tutto non essendo un animale. Sono comunque un essere vivente.
    La differenza fra lo stato di autocoscienza proprio dell’uomo e quello inconsapevole dell’animale non è che gli impulsi vitali e i desideri di natura siano meno forti, meno importanti o possano essere negati, trascurati, inappagati, ma solo che non è sufficiente appagarli per essere felici (sorgono infatti bisogni spirituali e quelli corporali si sublimano in estetici, artistici, intellettuali e così via). Se però non vengono soddisfatti, l’infelicità è certa e immediata, sia sensitivamente, sia intellettivamente, poiché la continua frustrazione d’ogni disio naturale degenera in ossessione, nella quale non vi sono né libertà né pensieri grandi e belli. Inoltre, contrariamente a quanto pare suggerito, nell’uomo l’inappagamento reiterato è meno sostenibile che nell’animale, poichè proprio l’autocoscienza lo acuisce, rendolo uno stato peggiore della morte.

    2) L’uomo, pur essendo distinto dall’autocoscienza, ha in comune con gli animali i bisogni naturali (il cibo, il sonno, il sesso), che devono ovviamente essere soddisfatti, a pena di infelicità profonda, frustrazione intima, disagio da sessuale ad esistenziale, ossessione.

    Tutto ciò, in quanto natura, non ha alcuna valenza morale (né in positivo, né in negativo). E non ha pure nessuna relazione con l’intelligenza, con la cultura o con la sensibilità personale. Si tratta semplicemente di pure necessità di natura.

    Se non si mangia si muore di fame, se non si dorme si deperisce fino a divenire fantasmi, se non si beve ci si disidrata come foglie morte. E se non si appaga di quando in quando il proprio naturale bisogno di bellezza e di piacere dei sensi, la vita si dimezza in altro modo: dapprima vi è una tristezza occasionale, una malinconia diffusa, una rassegnazione, poi una vera sofferenza che partendo dalla sfera sessuale, come ampiamente spiagato da Freud, influenza il rapporto con l’altro sesso in genere e la vita tutta (con chiaro rischio di autodistruzione), e con i meccanismi ben noti dalla psicoanalisi, è destinata a scoppiare prima o poi in qualche modo (contro sé o gli altri). In ogni caso (anche senza giungere a conseguenze estreme) alla lunga, si conosce l’infelicità sia sensitiva sia intellettiva, la frustrazione intima, e l’inappagamento da fisico diviene mentale e, se reiterato, degenera in disagio non più solo sessuale ma esistenziale, con anche il rischio di generare ossessione (nella quale non vi sono né libertà né possibilità di agire lucidamente in imprese grandi e belle).

    Per questo serve l’appagamento facile e scorrelato all’obbligo di passare per le forche caudine del corteggiamento o per il capestro del matrimonio monogamico (per non dire degli obblighi “religiosi”): per non essere né infelici né tiranneggiabili.

  5. ragazzi, ma se odiate così le donne, (ammazza che papiro inutile e pieno di livore nei commenti!) poi ci credo che vi corteggiano solo le gatte morte… fatevi crescere un paio di palle e non fatevi ammaliare dalle movenze femminili… vi assicuro che si può, non siete drogati di fica, avete la possibilità di allargare i vostri orizzonti e non svenire appena sentite profumo di gnocca! 😉 ciao e buona fortuna.

    • Arianna, non confondere causa con effetto. Prima le coetanee hanno fatto le stronze su me ingenuo (e nient’affatto drogato di fica, nè pronto a svenire ai loro piedi), poi io le ho odiate. Il livore nasce dal fatto che uomini e donne occidentali permettano al sottinsieme di donne perfide di stronzeggiare massimamente e impunemente.
      Sarebbe come giustificare gli stupratori dicendo che alla fin fine le donne potrebbero imparare l’autodifesa. O prendersela con le donne che odiano gli stupratori con accusandole di odiare gli uomini.
      Si può certo, con la volontà, andare contronatura e fingere di non disiare la bellezza, ma si ottiene soltanto di restare infelici e inappagati nella sfera sessuale e da lì in tutto. Senza contare poi che il disio naturale inappagato aumenta e non diminuisce con la repressione, degenera in esistenziale, genera frustrazione e falsità, nelle quali non vi è nè la possibilità di vivere liberi e felici, nè quella di volgersi ad imprese grandi e belle.
      Dire che tutto ciò è colpa degli uomini è come dire che le sofferenze e la schiavitù dei poveri non sono colpa degli affamatori ma dei poveri stessi che non sanno pensare ad altro che al cibo Non si può pensare ad altro che a ciò di cui si manca e di cui si ha bisogno per natura! Il soddisfacimento di bisogni naturali è una precondizione e non un’alternativa all’elevazione intellettuale.
      In un uomo gli orizzonti amorosi sono limitati dalle disparità di numeri e desideri voluti dalla natura, favorevoli grandemente alle donne e da queste sfruttate senza limiti, remore nè regole in ogni modo, tempo e luogo.
      Allargare i proprio orizzonti spirituali è una possibilità data a tutti gli uomini d’intelletto, ma non può certo eliminare un bisogno naturale come il trasporto verso quanto tu chiami gnocca.
      Sarebbe come dire che lo studio può eliminare il problema della fame.
      Una soluzione per non cadere vittima delle stronze vi è: appagare il proprio bisogno di bellezza e piacere dei sensi e delle idee da un lato con le cortigiane e dall’altro con le creature letterarie generate da uomini, lasciando perdere le donne reali, assai diverse da quanto sognato dagli uomini con la poesia.

      • La vispa Teresa avea tra l’erbetta a volo sorpresa gentil farfalletta.
        Ora puoi curarti delle farfalle.
        Dovresti saperlo che scopo dei poeti è di far quadrare le sillabe per la rima.
        Quante scampagnate ti sei perso!
        Ciao Alberto

  6. Che il desiderio di natura per la bellezza debba essere una colpa è assurdo.
    Che la donna la quale lo sfrutta debba essere assolta è ingiusto.
    Che tutto ciò avvenga in un mondo in cui appartiene al “diritto della donna” il suscitare in ogni modo tempo e luogo disio con movenze, (s)vestimenti e ammiccamenti è perlomeno assurdo. Diviene immorale quando il suo corrispondente istinto d’esser bella e disiabile è chiamato “cultura”.
    Che le altre donne dicano giusto lo sbranamento economico-sentimentale e meritate le sofferenze, le umiliazioni, le irrisione e le frustrazioni è dimostrazione di come siano prive di umanità.
    Ed ora dico io quello che penso: “pagare, scopare, di più non dimandare”. Per la poesia ci sono le donne generate dai poeti. Contro le stronze, invece, violenza sempre, specie se esaltano le leggi femministe che permettono (caso emblematico) accuse false o strumentali, mantenimenti impossibili, gravidanze costruite.

  7. ben vi (ti) sta boccalone! …FANTASTICA AFFERMAZIONE… e già!! lo penso sempre chi si lascia ammaliare dall’estetica e non dalla mente deve essere severamente punito… anzi a volte viene punito anche con una gravidanza costruita!!

    • Non so davvero se siate più stronze o più mentitrici, più perfide nell’infliggere ferimenti, inganni, irrisioni e umiliazioni nella sfera psicosessuale o più false nel rovesciare la realtà dei fatti e dei sentimenti. IO NON DIMENTICO. Ricordo perfettamente com’era la situazione in quella sottospecie dello stato di natura costituito dall’età scolare. Il primo in ordine di tempo ad essere ingannato e ferito tramite l’arma erotico-sentimentale è il fanciullo, non la fanciulla, se non altro per una disparità temporale nell’ottenere dalla natura o dal mondo le armi per essere disiati. La causa prima è sempre il VOSTRO comportamento. Ogni donna cosiddetta “onesta”, infatti, serba in sé, pur senza saperlo, un cuore barbaro. Il suo crimine è l’uccisione, nell’uomo, di quella facoltà pura ed immaginifica che ha nome ingenuità, laddove si intenda per essa il chiamare le cose con il loro nome, il desiderio di un rapporto immediato con il mondo. Quando un giovane esce dall’età dei giochi per entrare in quello del pensiero e della ragione, è come il fanciullino del Pascoli, si sente desideroso di essere parte del cosmo come una goccia di rugiada nell’alba, come lo stelo di un fiore in un prato, allo stesso modo nel quale un figlio è parte di una famiglia e una provincia di un regno, e si rivolge a ogni animale, a ogni pianta, attribuendo loro un nome, come Adamo nell’Eden, che li identifichi e ne riveli l’essenza. Egli sente intimamente il bisogno di indagare, prima razionalmente, poi per accostamento analogico di immagini e sensazioni, il mistero insondabile dell’esistente e guarda alla natura come fonte inesauribile di bellezze, tra le quali ascoltare la parola arcana della vita e ricercare la promessa di felicità. Quando inizia a rivolgere con un simile trasporto verso le proprie coetanee si trova dinnanzi un universo di artifizio e di falsità, persino dipinto in volto col nome di trucco, che gli impone di innalzare una barriera fra sè e la natura circostante, una barriera che resisterà per tutto il resto della sua esistenza, impedendogli di cogliere le gioie schiette e sincere dell’era fanciullesca. Se vuole avere successo con le ragazze deve imparare ad atteggiarsi, ad assumere un ruolo, a nascondere i propri desideri, a fingere falsi interessi. Non può, come vorrebbe la sua natura, andare dalla fanciulla che abita i suoi sogni più soavi e dirle: sei bella, ti desidero, poiché ella non lo accetterebbe. Egli dee dunque fingere disinteresse per il suo corpo e simulare attrazione per i suoi gusti, le sue attività, le sue piccole cose, i suoi pettegolezzi e dire che sogna progetti assieme a lei. Chi non vuole alzare questa barriera, perché non si vergogna del proprio desiderio di natura (il quale, dai profondi abissi dell’esistenza mai cessa di ispirare negli animi dei poeti la vera arte), chi si rifiuta di essere complice delle donne nella loro opera di uccisione dell’ingenuo di natura, è costretto a confidarsi con la luna e le stelle, coi “teneri sensi, coi tristi e cari moti del cor, la ricordanza acerba”. I più puri spiriti ed intellettuali, in cerca della Verità, come il Sommo Leopardi, non vengono compresi e apprezzati dalle donne, in cerca di attori e giullari che soddisfino la loro vanagloria. Proprio per questo motivo i giovani spiriti più elevati sono sempre stati oggetto di un comportamento refrattario da parte delle coetanee, le quali, mentre il puer, ad esempio, vorrebbe dibattere sulle assonanze fra le Rime del Tasso e le elegie di Properzio, vagheggiare sulla natura differente della bellezza di Laura rispetto a quella di Beatrice, quando non dissertare sull’amor platonico del Sommo Bembo, preferiscono sovente parlare di cose mondane o decorare il diario con l’effigie dei loro urlatori preferiti (essi non meritano l’appellativo di cantanti). Il modo naturale di avvicinarsi ad una donna è proprio quello di desiderarla carnalmente. Tutto il resto, ossia il corteggiamento, il mascherare il desiderio puro, il fingere un desiderio per l’anima (prima che questo possa svilupparsi naturalmente a partire dall’altro), il recitare da giullare per risollevarle di morale nei momenti di sconforto o da seduttore per lisciarne la vanagloria, il ricoprire il ruolo di cavalier servente disposto a rinunce e sacrifici per avere in cambio la sola speranza, fa parte delle costruzioni sociali dell’ars amandi che derivano dalla notte funesta del ratto delle sabine e a cui le donne rimangono particolarmente legate per natura e tradizione. Qualsiasi uomo scorga fra le parvenza la bella dama, tosto è spinto verso di lei da quella stessa forza che muove le stelle scorrenti del cielo, che spinge la fiera per i boschi a seguitare la femmina, che fa sbocciare ad arte i fiori laddove la bellezza fiorosce, che ricopre i nidi di piccole rondini e manda pel mondo le colombe e i conigli a Venere santi. C’è qualcuno che si scandalizza, o anche solo che non si commuova nel vedere una il toro e la giumenta, o la madre che allatta il cucciolo o gli usignoli che affiancali l’ali? Si può dunque pensare che il desiderio per il corpo della donna abbia la stessa naturalità di tutto ciò. La vita si propaga per istinto (“Aeneadum Genitrix, hominum divumque voluptas, Alma Venus caeli subter labentia signa, quae mare navigerum, quae terre frugiferentis…”) l’arte si genera dall’istinto, i versi sgorgano dagli animi bramosi dei poeti che rimirano le dame. “Desìo degli uomini e piacere degli dèi, Alma Venere che sola dai alimento alla vita, senza Te nulla può sorgere sotto le stelle scorrenti del cielo o alle radiose piagge della luce. Tu fai che il mare sia sparso di navi e le terre siano feconde di messi: tra i viventi di ogni essere nuovo Tuo è il merito se viene concepito, se ha nascita e se vede la luce; Te, o Dea, fuggono i venti quando arrivi, e le nubi del cielo; ai Tuoi piedi ad arte la terra fa spuntare fragranti i suoi fiori, a te sorridono le distese marine, e nel cielo fatto sereno una chiara luce e diffusa sfavilla. Cosi’, non appena un giorno rivela Primavera, e dischiuso lo Zefiro fa sentire il suo soffio fecondo, sono primi gli uccelli dalle candide piume, o Divina, a dar segno di te e del tuo arrivo, il cuore scosso dalla tua forza.” Da qui inizia il rapporto. Poichè le femmine fin da piccole uccidono l’ingenuità dei giovani maschi trattando con sufficienza e disprezzo chi si avvicini loro soltanto con il sincero trasporto per la bellezza e pretendono simulazioni e dissimulazioni amorose intrighi sentimentali lotte di nervi, giochi di parole non dette ed atti non visibili, ovvio che qualcuno poi capisca il trucco e si prenda giuoco di loro. Giustificate la vostra stronzaggine come quella di un’anima ferita? Con lo stesso ragionamento noi dovremmo uccidervi quasi a prima vista! Voi non avreste nemmeno diritto a parlare di anima, visto come avete trattato il leopardi (immagine fatta sensibile di ogni delicatezza di animo, sincerità di sentimento, altezza di pensiero, lucidità di sguardo sulla vita e profondità di riflessione). E la situazione dei maschi adolescenti di oggi (per causa delle coetanee, privi di fiducia in sé e precocemente bisognosi di prostitute) lo conferma. L’adolescente, nel periodo della prima maturità sessuale, coincidente con quello in cui passa dal mondo dei giochi a quello del pensiero, della riflessione e delle idee, sente profondamente tutta la drammaticità della condizione umana, del “basso stato e frale e ‘l mal che ci fu dato in sorte”. L’amore poetico dei giovani per Leopardi è significativo, così come significativa è la corrispondenza d’amorosi sensi verso bellezze pure e irraggiungibili come la luna e come quella circonfuse di un’aurea di idealità armoniosa e beata tale da renderle vaghe e sublimi come nulla di raggiungibile può essere (ed oggi raffigurate dalle altissime ed eteree creature che sfilano sulle passerelle come musiche al vento). Il maggior grado di coscienza fra tutti gli esseri viventi fa sì che ami se stesso più della propria vita, ossia si ami “supremamente” (come dice lo stesso Leopardi nel dialogo di Malabruno e Farfarello). Per questo ricercherà sopra ogni cosa non tanto la vita, la sua conservazione e la sua propagazione, come gli altri animali, bensì la vita felice (e quando la possibilità di essa, o l’illusione di essa, sarà svanità, preferirà la morte alla vita priva di felicità) La ricerca sarà però sempre mossa dal desiderio, da quello stesso desiderio di cui la natura in diverse forme modi e intensità fornisce gli individui affinché perseguano i suoi fini, illusi come da una chimera. L’uomo ha in comune con gli animali i bisogni naturali (il cibo, il sonno, il sesso), che devono ovviamente essere soddisfatti a pena di infelicità profonda, frustrazione intima, disagio da sessuale ad esistenziale, ossessione, ma è distinto dall’autocoscienza. Per questo il tentare di ottenere il soddisfacimento dei propri desideri seguendo i modi “naturali” può, per via della particolare sensibilità individuale o del fatto stesso di rendersi conto della crudeltà della natura, comportare per lui disagi psicologici, ferite emotive, o addirittura ancora infelicità profonda come nell’inappagamento. La “recita” nasconde tutto questo. L’appagare i propri bisogni nel modo puramente “naturale” (ossia corteggiando) può talvolta portare a situazioni di disagio emotivo o di ferimento psicologico (che per gli animali nelle corrispondenti situazioni non vi sarebbero) quali più avanti, ancora una volta, esemplificherò. Quel rapporto con la donna auspicato e laudato da chi generalmente critica i clienti delle prostitute (appellandosi al sentimentalismo e dimostrando in questo l’ignoranza dei sentimenti dei giovani maschi), ossia il ricercare l’ascoltatrice dei “teneri sensi”, dei “tristi e cari moti del cor”, della “ricordanza acerba” è precisamente quanto sogna ogni adolescente (nessuno nasce puttaniere), quanto ogni occhio di giovane maschio vede nel tremolare in cielo delle stelle, o in quell’alone di luce diffusa che, come un’aurea di idealità armoniosa e beata, circonda il volto chiaro della luna, ma che il suo intelletto gli fa presto capire poter essere amato soltanto “col telescopio” (per proseguire il discorso leopardiano). Non è accettabile, per un uomo dotato di intelletto, veder per sé trasformati, per millenaria consuetudine di costumi amatorii, quei momenti e quelle situazioni, che dovrebbero costituire, per tutti e tutte, una lieta distensione, un puro piacere, una sospirata pace dopo le fatiche intellettuali dello studio o del lavoro, in una dura e spietata competizione per la preda, in un delicato equilibrio di calcoli, sguardi, parole sussurrate e frasi non dette, in una lotta di astuzie fatta di inganni, tattiche, intrighi, in un ginepraio di futili cose, insomma, di mondanità, vanagloria e pensieri vacui quale appunto si è configurata nei secoli l’arte di amare. Anche io preferisco di gran lunga fare la figura (davanti agli altri, non certo di fronte a me stesso) del consumista al supermercato del sesso, piuttosto che sbavare dietro a quello che sono (e che erano anche ai tempi del Leopardi: limitatamente a questo aspetto il femminismo è innocente) la maggioranza delle pulcelle italiane. Per questo ci si disinteressa delle donne cosiddette “oneste” e del corteggiamento, con tutte le correlate crudeltà insite nella natura o create ad arte dal bisogno femminile di autostima. Si parla poi, a parziale giustificazione della pretesa superba delle donne di creare, prima di pensare a concedersi, forme più o meno ammodernate di “tornei e giostre medievali” fra esse e gli aspiranti corteggiatori, del gusto che i maschi dovrebbero avere per la competizione. Tale ragionamento è perfidamente fuorviante e sottilmente falso. La differenza fra la competizione nello sport, nelle battaglie, nei giuochi, e quella che le donne vorrebbero nel corteggiamento è presto detta: nel primo caso si lotta non già per compiacere la vanagloria di una femmina, ma per un ideale, per un divertimento, o per una voglia di mettere alla prova le proprie doti e di migliorare, e, se il risultato dipende comunque spesso dalla fortuna, il merito, la gloria e la soddisfazione delle proprie azioni sono sotto l’esclusiva dipendenza dal nostro valore e da quanto e come lo esprimiamo. Anche se si perde, non si è umiliati, se ci si è ben comportati. Viceversa, i codardi sono tali (agli occhi di un Omero che racconta e ricorda) anche nella vittoria fortunosa. Nelle competizioni di studio, poi, quelle che ho amato di più, la fatica dell’applicazione, i disagi della concentrazione e lo spasimo dell’impegno non pesano nulla, giacché si ha la consapevolezza che nulla sarà inutile o disprezzato (come invece è la regola nel corteggiamento). Innanzitutto la valutazione sarà basata su criteri oggettivi e noti a priori e anche se la fortuna non dovesse essere dalla nostra parte, avremo comunque, con lo studio, ottenuto qualcosa di valore indiscusso. Il merito dunque in tali competizioni è individuabile, oggettivo e meritevole di fatica (perché incrollabile), mentre nella competizione per il corteggiamento è aleatorio, impalpabile, assolutamente indefinito e totalmente dipendente dal capriccio della fanciulla di turno (e soprattutto non sono noti a priori le regole di battaglie e i criteri di valutazione, quindi non si può parlare di merito). Sarei molto stupido se accettassi di competere in queste condizioni. Sarei davvero un animale. Sono rafforzato in questa considerazione teoretica dal vedere, praticamente, come anche le pulcelle con la più vaga somiglianza con le belle donne di cui sopra godano in realtà di una posizione di assoluto privilegio nella sfera erotico-sentimentale, e possano vantare stuoli di ammiratori e di cavalieri, i quali, compagni di classe, coetanei, conoscenti, finiscono per tollerare in ogni dove l’intollerabile. A me fa soffrire questa situazione, mi fa sentire sempre guardato con sospetto o addirittura sufficienza e, dato che già mi trovo a disagio in tutte le situazioni nelle quali una donna può mostrare la propria avvenenza mentre io non posso rendere evidenti le doti d’intelletto, la cultura e l’eloquenza che sole mi renderebbero degno di star di pari alla sua bellezza o eventuali virtù che potrebbero farmi gradito agli occhi di chi miro, non posso né voglio avere approcci nel mondo di oggi con donne non-escort. Si tratta infatti di una situazione chiaramente impari, in quanto lei è apprezzata immediatamente e a priori per quello che è (bella) mentre io sono obbligato a “fare qualcosa” (in forme moderne o convenzionali non ha importanza) nella speranza di conquista. Questo fa sì che non mi senta proprio a mio agio per disvelare la parte più gradevole di me ed anzi mi senta costretto proprio dove vorrei invece un abbandono alle onde della voluttà. Poiché anche la chiara disparità di numeri e di desiderio non gioca a mio favore, e attorno alle ragazze non dico belle, ma lontanamente assomiglianti a qualcosa in grado di suscitare un palpito di desiderio, circola la corte dei miracoli, ed io ho ben studiato il calcolo delle probabilità, nemmeno prendo in considerazione l’ipotesi. Non voglio fare come coloro i quali, pur di avere una speranza, sopportano i comportamenti psicologicamente molesti di quelle che si sforzano con ogni mezzo di suscitare ad arte il desiderio negli uomini per poi compiacersi della sua negazione ed infoltire così le schiere di ammiratori, ed alla fine guardano tutti dall’alto al basso, arrivando addirittura a deridere gli approcci, o ad appellare molestatori quegli aspiranti corteggiatori che ingenuamente o maldestramente cercano di conquistarne i favori. Io disprezzo profondamente coloro le quali sfruttano la situazione per attirare ad arte ammiratori e poi respingerli, con l’unico scopo del proprio diletto e del rendere loro ridicoli agli occhi degli amici e dei presenti, dell’offendere il loro desiderio di natura, del farsi gioco del loro purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza. Ho dunque, verso queste donne non escort (che dovrei chiamare oneste ma non lo meritano) un comportamento di indifferenza cordialmente ricambiata. Per togliere loro ogni occasione di compiacere la vanagloria con me e di irridermi intimamente, di farsi gioco di me e del mio disio, di sbeffeggiarmi, di tiranneggiarmi col desiderio indotto, di umiliarmi in privato o in pubblico, di ingannarmi apertamente o implicitamente, o anche solo di ferirmi emotivamente o di indurmi tensione psicologica ad arte, mi dissocio da coloro i quali si dilettan nell’atto di corteggiar pulzelle. Il corteggiamento è troppo simile alla “supplica”. Meglio il dichiarato commercio per soddisfare lo stesso bisogno. Perché dovrei accettare una situazione di disparità di numeri e desideri del genere 1:1000? Darei la possibilità alle varie mediocri di ferirmi psicologicamente, di trattarmi con sufficienza o con aperto disprezzo ad ogni tentativo di approccio con loro, di suscitare ad arte il desiderio per compiacersi della sua negazione, atteggiarsi come chi ha tanti ammiratori e può fare a meno di tutti, e far così sentire colui, il quale dal trasporto verso la bellezza sarebbe portato ad affinare la propria anima e il proprio intelletto, uno dei tanti, un uomo senza qualità, un banale “scocciatore”, di rendermi ridicolo agli occhi nostri o degli amici o dei presenti, di sbeffeggiarmi, svilirmi, offendermi nel desiderio e di farsi gioco del mio purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza, di attirarmi e respingermi con il solo scopo di umiliarmi, di compiacere la loro vanagloria e di irridermi intimamente o pubblicamente. Tutto per colpa della “speranza che delude sempre” (Turandot). Gli animi più acutamente sensibili sono profondamente feriti, emotivamente, da questa situazione “asimmetrica”. Mentre una giovane donna è apprezzata e disiata, come Beatrice, al primo sguardo (“benigna sen va sentendosi laudare”) un giovinotto ha necessità di una “occasione” per dare sfoggio di quelle virtù che potrebbero renderlo gradito agli occhi dell’amata. Questo fa sì che vi sia una chiara disparità nel rapporto (tale disparità è il vero motivo della ricerca di sacerdotesse di Venere da parte degli uomini gaudenti). Non sempre l’occasione esiste (e se esiste, proprio per la sua cruciale rarità, ha spesso la tensione di un esame, non certo il piacere di un divertimento). Non sempre l’occasione è facile (per valutazioni numeriche e di circostanza). Quasi mai: più probabile che le virtù possedute, anche se reali, non siano la vera chiave del consenso di lei (bisognerebbe essere fortunati ad avere in tasca proprio la chiave della porta desiderata) o che, anche qualora lo siano, non riescano ad essere estratte dalla tasca, o vengano perdute nel buio della mediocrità dei divertimenti di massa o nella confusione delle banalità moderne. Spesso dunque il disio resta unilaterale ed allo stadio di illusione. Eppure l’incantamento estetico-amoroso rimane reale per l’uomo, giacché è parte della natura. Un fanciullo brama la donzella avvenente così come un fiore sboccia, un usignolo canta, un prato fiorisce, una cascata irrompe, e quando il suo desire si volge in attività d’intelletto allora i versi e le rime scorrono con quella medesima magia propria dei prodigi di natura, come l’avvento della Primavera o il riflesso sull’onda lucente di quella conchiglia d’argento che chiamiamo Luna. La donna, al contrario, proprio perché raramente desidera un uomo per la bellezza e se ne invaghisce al primo sguardo, e più facilmente ella vuole prima sondarne il valore per ammirarvi altre virtù, quali la bravura nel creare sogni e illusioni, nel far vivere all’amata “la favola bella che ieri t’illuse, che oggi m’illude”, e non ultime la cultura e l’eloquenza, tutte virtù che si esplicano primieramente attraverso la capacità e l’ordine del dire, senza le qual cose la ragione stessa sarebbe vana, non rimane ammaliata da principio (lo sarà forse dopo), e resta libera di decidere senza incantamenti. Per questo, almeno all’inizio della conoscenza, ed al contrario di quanto, secondo voi, è da un punto di vista fisico, è l’uomo e non la donna a trovarsi in una condizione di debolezza. E questo voi ben sapete. L’uomo è già invaghito e agisce secondo i riflessi condizionati dell’istinto (seppur filtrati dalle convenzioni sociali), ed il suo intelletto e la sua immaginazione sono angustiati dal desiderio, non permettendogli, spesso, di mostrare il meglio delle proprie virtù intellettive, culturali e oratorie, né di sentirsi a proprio agio e rilassato, mentre la donna si deve ancora invaghire e la sua mente è pronta per lasciarsi inebriare “dalle parole che dici umane” o per capire l’inadeguatezza dell’aspirante amante, comunque più libera di scegliere. E’ infatti evidente che, mentre un uomo mira alla bellezza, una donna ama altre virtù, quali la capacità di dimostrare il proprio valore, di affermarsi, la capacità di far sentire alla fanciulla di vivere in una favola, l’abilità di perdere la donna negli imperi occulti del sogno, la brama di erudizione e di squisitezze intellettuali, la sete di cultura, la tensione all’eccellenza nel fare come nel dire ed altre infinite virtù che si esprimono soltanto con l’uso della parola, con la modulazione della voce, con il tempo dato al corteggiamento e che in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza. Proprio per evitarla (tale asimmetria) pagano subito ed in moneta. Feroci non sono gli uomini, feroce è solo la menzogna femminea. Tu menti sapendo di mentire, perchè se hai parlato con i tuoi amanti, specie se giovani, dovresti sapere benissimo come il motivo del loro rivolgersi alle escort sia cercare un rapporto amoroso senza dover passare per le forche caudine del corteggiamento (nelle quali le dame potrebbero permettersi di tutto), senza dover tollerare i rischi, i sacrifici e le fatiche della conquista, senza dover recitare da giullari cui lasciarsi irridere o da seduttori per compiacere la vanagloria, senza dover fare da cavalieri serventi (per fanciulle dalla bellezza quasi mai alta e dal comportamento quasi sempre altezzoso) pronti a dare (e subire) tutto in pensiero parole e opere per la sola speranza, perchè, proprio in quanto più sensibili delle coetanee, non sopporterebbero gli inganni, i ferimenti e le perfidie che le tanto sensibili a parole donne avrebbero nei fatti costume di infliggere loro, per vanità, capriccio, interesse economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza erotica, nel cosiddetto corteggiamento. Il modo in cui le italiane hanno trattato il leopardi dimostra immortalmente da quale parte stia il vero bluff. Volevano solo attori e seduttori, giullari e mentitori per servirle cavallerescamente e compiacere la vanagloria e hanno saputo soltanto ferire, irridere e ingannare quell’animo grande e infelice. ********************************************************* E invece sì. Si può vincervi, semplicemente ignorandovi. TGcom sbaglia. E’ possibilissimo ribellarsi. Io ho finito di prendere mazzate. Mi accompagno solo a sacerdotesse di Venere Prostituta. Il mio ultimo consiglio a tutti gli uomni è lasciar perdere le italiane e andare a puttane (che fa pure rima). E dire questo alle donne. Se la libertà individuale esiste per davvero allora esiste per tutti il diritto a comportarsi nel modo ritenuto più opportuno per sè (e quindi ad essere opportunisti). Per te che sei una donna, sei monogama per natura e godi sempre per natura del privilegio di essere circondata di schiere di ammiratori appena assomigli anche solo lontanamente a qualcosa in grado di suscitare un sia pur minimo palpito di desiderio, sarà opportuno far coincidere bisogni sessuali e sentimentali e farsi corteggiare. Per me che sono un uomo, che sono poligamo nel disio e sono per natura e cultura costretto a ad affrontare le disparità di numeri e desideri volute dalla natura nell’amore sessuale e favorevoli grandemente alle donne (dando in ci la possibilità ad eventuali … di ferirmi in quanto di più profondo, vero e ingenuo esista, irridermi nel disio, privicarmi tensione psicologica, frustrazione e sofferenza emotiva, farmi sentire nulla davanti a me o agli altri, causarmi frustraizone degenerante in ossessione e disagio da sessuale ad esistenziale) , è invece opportuno separare l’appagamento dei desideri sessuali da quello dei bisogni sentimentali ed evitare di passare per le forche caudine del corteggiamento. Quanto ai motivi: 1) Mi rifiuto nella maniera più categorica di recitare da seduttore per compiacere la vanagloria della donna o da giullare per farla divertire nei momenti di sconforto (magari lasciandomi irridere nel disio). Il corteggiamento è troppo simile alla “supplica”. Meglio il dichiarato commercio per soddisfare lo stesso bisogno.Perché dovrei accettare una situazione di disparità di numeri e desideri del genere 1:1000? Darei la possibilità alle varie mediocri di ferirmi psicologicamente, di trattarmi con sufficienza o con aperto disprezzo ad ogni tentativo di approccio con loro, di suscitare ad arte il desiderio per compiacersi della sua negazione, atteggiarsi come chi ha tanti ammiratori e pu fare a meno di tutti, e far così sentire colui, il quale dal trasporto verso la bellezza sarebbe portato ad affinare la propria anima e il proprio intelletto, uno dei tanti, un uomo senza qualità, un banale “scocciatore”, di rendermi ridicolo agli occhi nostri o degli amici o dei presenti, di sbeffeggiarmi, svilirmi, offendermi nel desiderio e di farsi gioco del mio purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza, di attirarmi e respingermi con il solo scopo di umiliarmi, di compiacere la loro vanagloria e di irridermi intimamente o pubblicamente. Tutto per colpa di quella che Turandot chiamerebbe “la speranza che delude sempre”. Sarei molto stupido se accettassi di competere in queste condizioni. Sarei davvero un animale. Sono rafforzato in questa considerazione teoretica dal vedere, praticamente, come anche le pulcelle con la più vaga somiglianza con le belle donne di cui sopra godano in realtà di una posizione di assoluto privilegio nella sfera erotico-sentimentale, e possano vantare stuoli di ammiratori e di cavalieri, i quali, compagni di classe, coetanei, conoscenti, finiscono per tollerare in ogni dove l’intollerabile. A me fa soffrire questa situazione, mi fa sentire sempre guardato con sospetto o addirittura sufficienza e, dato che già mi trovo a disagio in tutte le situazioni nelle quali una donna pu mostrare la propria avvenenza mentre io non posso rendere evidenti le doti d’intelletto, la cultura e l’eloquenza che sole mi renderebbero degno di star di pari alla sua bellezza o eventuali virtù che potrebbero farmi gradito agli occhi di chi miro, non posso né voglio avere approcci nel mondo di oggi con donne non-escort. Si tratta infatti di una situazione chiaramente impari, in quanto lei è apprezzata immediatamente e a priori per quello che è (bella) mentre io sono obbligato a “fare qualcosa” (in forme moderne o convenzionali non ha importanza) nella speranza di conquista. Questo fa sì che non mi senta proprio a mio agio per disvelare la parte più gradevole di me ed anzi mi senta costretto proprio dove vorrei invece un abbandono alle onde della voluttà. Poiché anche la chiara disparità di numeri e di desiderio non gioca a mio favore, e attorno alle ragazze non dico belle, ma lontanamente assomiglianti a qualcosa in grado di suscitare un palpito di desiderio, circola la corte dei miracoli, ed io ho ben studiato il calcolo delle probabilità, nemmeno prendo in considerazione l’ipotesi. Non voglio fare come coloro i quali, pur di avere una speranza, sopportano i comportamenti psicologicamente molesti di quelle che si sforzano con ogni mezzo di suscitare ad arte il desiderio negli uomini per poi compiacersi della sua negazione ed infoltire così le schiere di ammiratori, ed alla fine guardano tutti dall’alto al basso, arrivando addirittura a deridere gli approcci, o ad appellare molestatori quegli aspiranti corteggiatori che ingenuamente o maldestramente cercano di conquistarne i favori. Io disprezzo profondamente coloro le quali sfruttano la situazione per attirare ad arte ammiratori e poi respingerli, con l’unico scopo del proprio diletto e del rendere loro ridicoli agli occhi degli amici e dei presenti, dell’offendere il loro desiderio di natura, del farsi gioco del loro purissimo ed ingenguo trasporto verso la bellezza. Ho dunque, verso queste donne non escort (che dovrei chiamare oneste ma non lo meritano) un comportamento di indifferenza cordialmente ricambiata. Per togliere loro ogni occasione di compiacere la vanagloria con me e di irridermi intimamente, di farsi gioco di me e del mio disio, di sbeffeggiarmi, di tiranneggiarmi col desiderio indotto, di umiliarmi in privato o in pubblico, di ingannarmi apertamente o implicitamente, o anche solo di ferirmi emotivamente o di indurmi tensione psicologica ad arte, mi dissocio da coloro i quali si dilettan nell’atto di corteggiar pulzelle. 2) Anche se non vedessi il corteggiamento quale retaggio di servilismo medievale, la ragione mi vieterebbe di pagare con probabilità uno (in tempo, fatiche, corteggiamenti, e talvolta sempre in denaro, sotto forma di doni e omaggi o comunque in sincerità o addirittura in dignità, quando si dovrebbe recitare da cavalier servente disposto a dire e fare tutto per avere in cambio la sola speranza) per ricevere come funzione di variabile aleatoria. Semplicemente con le femmine bisogna sempre pagare, in un modo o nell’altro (materialmente, in regali simbolici, doni costosi, vantaggi economici d’ogni sorta, o idealmente, in complimenti, atti, doni e parile per accrescere la di lei autostima, fatiche da corteggiamento, recite umilianti, comportamenti da giullare, tensioni psicologiche e sacrifici mentali e fisici a lei dedicati, “tornei”, implorazioni, idolatrie e quant’altro possa compiacere una vanagloria prepotente e tirannica). Le … sono coloro che si accontentano del semplice pagamento in moneta, Andare a troie risulta per questo assolutamente naturale (o, se si preferisce, umano e necessrio adattamento alle disparità naturali) In primis poiché esiste nell’amore sessuale una disparità di numeri e desideri, voluta dalla natura ai suoi fini, favorevole grandemente alle donne, che le queste sfruttano senza remora alcuna fino alle estreme conseguenze, sia per personale interesse, sia per pura vanagloria e che, in un mondo civile, non pu essere superata, se non con il denaro (cioé con il pagamento da parte dell’uomo). In secundis poiché il rapporto “gratuito” non esiste in natura, e quindi non esiste neppure nell’amore sessuale che è innanzitutto natura. Il sesso cosiddetto “libero” non è altro che un’utopia sessantottina, come il comunismo, ed è anche un’utopia molto stupida. Mai come nella sessualità siamo condizionati da fattori “terreni”, e quando non lo siamo dal genio della specie lo siamo dall’interesse materiale. In ogni tempo ed in ogni luogo le femmine desiderabili sono in numero di gran lunga inferiore agli uomini che le desiderano ed hanno bisogno (sempre per natura) di godere della loro beltade. L’uomo deve poter risolvere ci, in un mondo civile, con il denaro (così come con il denaro risolve il problema della fame: non rischia di deperire andando in cerca di cibo, ma semplicemente entra in un ristorante). Se non paga un uomo non potrà realisticamente soddisfare (se non in minima parte e in casi rarissimi e totalmente fortuiti) il proprio naturale desiderio di bellezza e di piacere e non potrà mai vivere realmente il proprio sogno estetico completo. Chi non paga subito ed in moneta le meretrici dovrà pagare con probabilità uno (non solo sempre in denaro, ma anche in doni, fatiche da corteggiameno, sincerità, recite, o dignità, quando dovrebbe fare da cavalier servente) per ricevere solo come funzione di variabile aleatoria e a capriccio della donna, dovrà tollerare i rischi, i sacrifici, i costi (materiali e morali), i disagi (da sessuali ad esistenziali), i ferimenti (reali o psicologici), le umiliazioni (pubbliche o private), gli inappagamenti (carnali e mentali) e le relative sofferenze (fisiche ed emotive) che la dama avrà la compiacenza di infliggergli per motivi di autostima, stronzaggine, brama di sfoggiare una preminenza erotico sentimentale o puro divertimento e vanagloriosa prepotenza oppure, nel migliore dei casi, sarà costretto a recitare da seduttore per compiacere la vanagloria della donna o da giullare per farla divertire (magari lasciandosi irridere nel desiderio) e darle letteralmente tutto (in omaggi, pensieri, parole e opere) per avere in cambio la sola speranza (minima), In caso contrario si troverà a confidare alle stelle i propri tristi e cari moti del cor, a sospirare di notte e a mirare nella luna l’immagine della donna disiata e, leopardianamente a fare all’amore col telescopio. Oppure dovrà accontentarsi di una donna di bellezza mediocre ma di comportamento comunque altezzoso la quale pretenderà le stesse fatiche e gli stessi privilegi (materiali e morali) del corteggiamento come fosse miss mondo. Se non vi fosse il denaro si darebbe qualcos’altro di parimenti utile o desiderato. E’ naturale il “dare il compenso” per ottenere l’accoppiamento. Esso pu consistere semplicemente nel “cibo” o nel riparo o nell’aiuto all’accudimento della prole, oppure nel “dono” (non solo materiale, ma anche canoro, come negli uccelli, o visivo come nei pavoni), nell’offerta di qualità utili alla specie o alla prole, nel combattimento con altri maschi della stessa specie, nell’eccellenza in quelle doti volute dalla natura per l’evoluzione e la selezione della specie (e perci desiderate dalla femmina proprio perché preposta dalla natura a questo scopo) o semplicemente in qualcosa d’utile o gradito alla femmina o da lei bramato: trasposte nel mondo umano tale doti (e tali doni) si razionalizzano, si specificano a seconda dei bisogni intellettivi e sensitivi, dei gusti e delle sensibilità delle singole donne, e, nella società individualista-capitalista, divengono spesso sinonimo di ricchezza materiale (a volte invece di cultura, intelletto, poesia o prestigio sociale) . Non è escluso che in un mondo più nobile e più elevato i modi di eccellere del maschio e i doni ch’egli darà alla femmina si indentificheranno magari con doti ed espressioni del puro spirito, ma non cambierà mai il fatto che gli uomini desiderino la femmina per la sua bellezza corporale, al primo mirar le sue grazie, le sue forme, le sue membra e le sue chiome, e le donne desiderino i maschi per l’eccellenza, abbiano l’istinto di farsi massimamente belle e desiderabili (anche inconsciamente, per attirare quanti più pretendenti possibili fra cui selezionare l’eccellente, simmetricamente a come gli uomini siano attratti al primo sguardo dalla bellezza e bramino goderne in quante più donne possibili) sfruttino il desiderio per selezionare e/o ottenere. 3) Anche se per caso superassi le mie remore verso le disparità del corteggiamento, non potrei comunque, nella condizione di non aurea mediocritas in cui mi trovo almeno per ora (e assiema alla totalità degli uomini normali) nutrire alcuna realistica speranza anche solo di incontrare (non dico conquistare) quelle donne in grado di interpretare il sogno estetico dell’anima contemporanea e della cui inarrivabile bellezza sento assoluto e ineludibile bisogno. Non è questione di mancanza di autostima o di non piacersi allo specchio, è questione di ragionamento. Senza voler pretendere di racchiudere in queste parole l’intero multiforme universo femminino, e circoscrivendo il discorso alle interpreti di quel sogno estetico dell’anima moderna quale viene ricercato e bramato dalla massima parte degli uomini (nei forum di escort e in altri siti), dir quanto segue. Le belle donne (almeno quelle che piacciono a me, poiché la loro beltà è tanto alta e nova da poter essere, in condizioni ordinarie, soltanto vagheggiate di giorno, nel sogno ad occhi aperti di chi le mira gir per via, o castamente disiate di notte, come l’imminente luna e le stelle palpitanti, dall’anima sospesa di chi, nel silenzio e nello stupore, eleva a loro lo sguardo sospirando), non cercano invero un uomo la cui primaria qualità sia la bellezza fisica o la giovinezza. Dato che nella vita “normale” fanno magari le modelle, non sentono necessità di accompagnarsi ad un uomo che sia come loro “fisicità”, giacché non vogliono sentirsi competere con lui in questo. Più facilmente cercano un uomo che, come esse eccellono nella bellezza, eccella in altri campi quali la capacità di dimostrare il proprio valore, di affermarsi, la capacità di far sentire alla fanciulla di vivere in una favola, l’abilità di perdere la donna negli imperi occulti del sogno, la brama di erudizione e di squisitezze intellettuali, la sete di cultura, la tensione all’eccellenza nel fare come nel dire ed altre infinite virtù che si esprimono soltanto con l’uso della parola, con la modulazione della voce, con il tempo dato al corteggiamento e che in un giovane ed inesperto non possono per forza di cose svilupparsi in quella prima età nella quale sulle donne fiorisce la bellezza. Non ultima, nel mondo odierno, deve essere la capacità di eccellere in campo economico (o comunque di raggiungere una posizione di prestigio o preminenza nella società). Certo, si dirà, non vi sono solo il denaro e la posizione sociale da apprezzare in un uomo: vi sono anche la delicatezza d’animo, la sincerità di sentimento, la nobiltà dell’agire, la bravura nel creare sogni e illusioni, nel far vivere all’amata “la favola bella che ieri t’illuse, che oggi m’illude”, e non ultime la cultura e l’eloquenza, tutte virtù che si esplicano primieramente attraverso la capacità e l’ordine del dire, senza le qual cose la ragione stessa sarebbe vana e grazie alle quali anche chi nel mondo non è nessuno potrebbe essere importante per la sua donna. Questa è un’obiezione che pu valere per tante donne normali, ma chi davvero è così bella, disiata e quasi idolatrata da potersi permettere di scegliere sempre il meglio, a costo di restare sentimentalmente sola tutto il tempo necessario (tanto per appagare l’autostima, la vanità ed altri capricci più o meno sessuati pu avere qualsiasi rapporto con qualsiasi uomo prendendosi sempre materialmente o moralmente tutto quanto le serve) ha la ragionevole prospettiva di trovare un uomo avente sia le rare, particolari e delicate qualità d’animo per lei importanti, sia l’eccellenza economica e il prestigio sociale. Solo da questa considerazione di fondo possono iniziare i discorsi seri, che prescindono pure da ogni considerazione sulla fortuna, sulla timidezza, sulla sicurezza in sè e sull’atteggiamento verso l’atto del corteggiare. Che esista o si voglia il corteggiamento o meno è un fatto puramente formale e dipendente dai gusti e dalle sensibilità individuali: la sostanza è lo “scambio” di doti sensitive o intellettive, utili o gradite a ciascuno, o di cui ognuni ha bisogno o brama, e che l’altro possiede ed è disposto a concedere per ottenere a sua volta. Tale meccanismo, spesso inconsapevole, è più profondo e antecedente del concetto stesso di commercio e di ragione. La prostituzione, sia quella esplicita, sia quella implicita (ossia un’unione amorosa propiziata dal desiderio di agiatezza di vita, fra “cani, cavalli e belli arredi”, oppure di promozione o prestigio sociali, quando non chiaramente fama e/o ricchezza) è soltanto un aspetto di tutto ci, la punta dell’iceberg. Le fondamenta sono in natura. La prostituzione è soltanto un aspetto. Non si dimentichi inoltre che le più belle e desiderate, quelle davanti alla cui parvenza “parlare null’omo pote ma ciascun sospira”, proprio perché potrebbero avere qualsiasi storia con qualsiasi uomo, provano solo sovrano disprezzo per chi pensa di poter ottenere un’avventura con loro, e concedono le loro grazie solo a chi riesce, con arte sopraffina e inimitabile di parola e di gesta (sostenuta da non comuni doti di bellezza, intelletto, ricchezza o virilità, a seconda di quel che ogni donna considera più importante) a farle infatuare di sé, oppure per denaro o comunque interesse. Al di là delle speranze vane degli illusi e della propaganda politicamente e sentimentalmente corretta secondo la quale “i soldi non contanno” e tutti possono trovare l’anima gemella (quasi la natura stessa con le sue qualità non esistesse), la mia unica speranza ragionevole è quella di ricercare quelle donne dalla bellezza tanto “alta e nova” da poter essere, in condizioni ordinarie, soltanto vagheggiate di giorno, nel sogno ad occhi aperti di chi le mira gir per via, o castamente disiate di notte, come l’imminente luna e le stelle palpitanti, dall’anima sospesa di chi, nel silenzio e nello stupore, eleva a loro lo sguardo sospirando, le quali nella vita “ufficiale” fanno magari le modelle, e per avere un’esistenza molto agiata sono disposte ad arrotondare concedendosi per una notte a clienti, invaghiti dalle loro fattezze e dalla loro classe, disposti a pagarle cifre ben superiori allo stipendio medio di un uomo normale come me. 4) Non è affatto vero che chi va a prostitute si concentri sul desiderio fisico eliminando il desiderio sentimentale Semplicemente vuole recitato anch’esso in maniera consapevole e non ingannatoria. Ci è dimostrato dalla constatazione che le … più pagate e desiderate sono quelle in grado non solo di appagare i sensi con la propria bellezza, ma anche di accompagnare il trasporto naturale verso di essa con i dolci baci, le languide carezze, le squisitezze d’intelletto e le estasi dei sensi ma soprattutto delle idee che distinguono le amanti più passionali e di carezzare la mente con le immagini e i suoni delle poesie, con la delicatezza del disio di un poeta che nelle sere estive riveda l’immagine amata nella nebbia lattea intorno alla luce lunare, con la pura ingenuità del fanciullo che dialoghi con le stelle confidandovi i teneri sensi, i tristi e cari moti del cor, la ricordanza acerba. Infatti gli uomini più deboli si innamorano sistematicamente delle accompagnatrici più abili nell’arte di far sognare il cliente. Quanto alla difficoltà dei rapporti con le donne, essa per me si restringe al solo corteggiamento. E devo dire che, da quando vado serenamente a … ho potuto conoscere le donne da punti di vista altrimenti ignoti (vedendovi anche le debolezze e le umanità nascoste sempre dalla umilainte bellezza e dell’irraggiungibile fascino). La mia tranquillità sul lato sessuale mi permette di vedere nelle femmine meritavoli amiche, confidenti e persone dotate di sentimento, al contrario di prima quando ero costretto (dalla legge di grandi numeri e dalla pretesa femminile del corteggiamento) a vedervi subitanemante ed ogni volta la coppa da conquistare, la bellezza intangibile priva d’anima, o l’irraggiungibile dama posta sul piedistallo da cui si permette di tutto. Separare l’appagamento dei bisogni puramente sessuali da quelli delicatamente sentimentali è per me il modo migliore per evitare di vivere infelici, inappagati, irrisi e umiliati negli uni e feriti, ingannati e sviliti negli altri. Ognuno è libero di avere la propria visione e non capisco perchè la mia, per il solo fatto di essere diversa da quella ufficiale femmina debba essere considerata meno degna. Ognuno giudica in base alle proprie esperienze e alla propria sensibilità: entrambe sono diverse in noi. Io non ti giudico, sei tu che giudichi me. In te dunque è la difficoltà di intendere il diverso. La psicologia è prigioniera delle menzogne dell’egalitarismo e del femminismo, che pretendono per l’uomo “normale” la vita monogama e la coincidenza fra appagamento sessuale e sentimentale solo perchè ci è norma nella donna. La natura dell’uomo è diversa: io, come uomo, ho bisogno di sentirmi libero di ricercare la bellezza dei sensi nella varietà multiforme delle creature femminine. Non posso sentirmi felice e appagato (fisicamente, ma soprattutto mentalmente) nella monogamia. Nessuna cultura cambierà mai questo dato. L’amore infatti è un istinto prima che un sentimento o addirittura un’espressione sociale e in esso siamo mossi più dal genio della specie che non dal libero arbitrio o dalla “cultura”. Poiché l’uomo, se avesse a disposizione cento donne, potrebbe generare in un anno cento figli al pari del re priamo, mentre la donna, anche se avesse cento uomini potrebbe partorirne uno solo nello stesso tempo, la natura, la quale ha a cuore l’accrescimento e la selezione della specie, non già la felicità degli individui, fa sì che il primo desideri godere delle bellezze corporali del maggior numero di donne possibili e cerchi dunque sempre anche 100 donne contemporaneamente subitaneamente attratto al primo sguardo dalle loro forme e dalle loro chiome, mentre la seconda voglia prima di tutto esser sommamente bella e disiabile per poi attorniarsi sì magari anche di 100 uomini, ma non per copulare con tutti, bensì per selezionare, fra coloro attirati dalle sue grazie, colui che mostra di eccellere nelle doti volute da lei e non necessariamente estetiche (non solo bellezza, ma anche cultura, sensibilità, potere, forza, intelligenza, cuore, o quant’altro ogni singola donna soggettivamente ritiene importante) e d’essere il miglior padre per la futura prole. Tutto ci continua a muovere i desideri indipendentemente da quanto pensano, studiano e progettano gli individui nelle loro singole vite, e quindi rimane vero anche quando magari né l’uomo, né la donna desidererebbero consciamente avere figli o amanti o inseguire donne o attirare uomini. L’uomo desidera un seno anche quando non pensa all’allattamento del fanciullo e la donna desidera il migliore fra gli uomini anche quando non pensa di farsi mantenere o di procreare. E’ la natura a far desiderare agli uomini e alle donne quanto è utile alla propagazione, all’accrescimento e alla selezione della specie e a rendere desiderabile la persone del sesso opposto che “corrisponde individualmente” e possiede le doti più utili alla specie. Chi non capisce questo o lo nega per portare avanti tesi “sociali” lo fa o per imbecillità, o per l’illusione di credere l’amore qualcosa di puro e di divino, o per poter continuare a costringere a proprio comodo e capriccio gli uomini a vivere contro natura e a farli sentire in colpa quando non vi riescono. Le spiegazioni sociologiche che amano dare psicosessuologhe femmiinste sono patetiche. Sono incredibili perchè inventano teorie indimostrabili (come la psicoanalisi) per tentare a posteriori di convincere la lineare spiegazione matematica e biologica essere una giustificazione costruita dall’uomo, ma non spiegano da dove primieramente derivi la motivazione profonda che spinge gli uomini a comportarsi (spesso chiaramente contro la loro ragione e il loro interesse) in maniera tale da doversi poi giustificare. Sono spiegazioni che (al pari delle donne che gridano “maiali” o degli uomini che gridano “troie”) insultano prima che spiegare. Queste stupidaggini sono credibili solo se si cede alla demagogia antimaschile consistente nel definire sistematicamente l’uomo come malvagio in sè e in quanto tale spinto sempre da volontà di opprimere e far male. E’ solo segno di stupidità attribuire valenza morale a quanto, essendo natura, è di là dal bene e dal male. Non è neppure eticamente corretto definire arbitrariamente “buono” e “pulito” quanto consegue dall’istinto femmineo (conforme alla necessità della selezione della vita) d’esser belle e disiate per attrarre tutti e selezionare chi eccelle nelle doti volute e “cattivo” e “impuro” quanto parimenti segue dal corrispondente istinto maschile (conforme alla necessità della propagazione della vita) di disiare al primo sguardo e godere della bellezza nella vastità delle forme viventi. Ognuno ha diritto a vivere secondo la propria natura. E poichè la mia è poligama, fino a che non sarà ripristinata la poligamia in via ufficiale, pagare le … sarà il solo modo per non vivere infelice e inappagato nella sfera sessuale. Per tua norma, non per deluderti, non esistono uomini effettivamente monogami che siano anche soddisfatti. Possono esistere solo o gli uomini ufficialmente fidanzati o sposati che non ritengono tradimento l’accompagnarsi occasionalmente a prostitute e sono bravi nel nasconderlo e gli uomini che si sottomettono ai giudizi di valore femminei e accettano di essere “sessualmente fedeli” (con ci tradendo se stessi) ottenendo come risultato lo sbavare dietro qualsiasi casuale apparenza di femmina in grado di suscitare un sia pur minimo palpito di desiderio. 5) Il sogno di trovare in una donna in carne ed ossa (in una donna moderna!) l’anima gemella in grado di appagare ogni desiderio di bellezza ed ogni bisogno di sentimento è qualcosa cui credevo quando avevo 14 anni e prendevo sul serio tutta la letteratura dell’ottocento. Il contatto con quello che sono (e che, probabilmente, a giudicare da come hanno trattato un’animo nobile quale Leopardi, sono sempre state) le italiane mi ha fatto cambiare idea, perchè errare è umano ma perserverare è diabolico ed io non sono come i miei coetanei che diabolicamente perseverano nell’illudersi ogni volta sperando e nel lasicare mano libera a chi pu infliggere tensioni emotive, ferite sentimentali, tirannie erotiche, irrisioni sessuali, sofferenze d’ogni sorta, inappagamenti, dolori fisici e mentali, annichilimenti psicologici e sbranamenti economico-sentimentali. Io appago il bisogno d’amore sessuale grazie alla recita delle sacerdotesse di venere che interpretano il mio sogno estetico, mentre lascio l’amore sentimentale alle uniche donne veramente degne di esso, ovvero all’eterno femminino generato dal puro desiderio, dalla forza profonda e dallo slancio ideale di quegli uomini che sono dei poichè hanno reso immortali le loro amate. Non credo affatto le donne reali, ben diverse (almeno sentimentalmente) da come l’ingenuo desiderio degli uomini le ha sempre dipinte, musicate, descritte e venerate, si meritino il mio vero sentimento. Lascio che continuino a sbandierare ai quattro venti il loro sentimentalismo e a usarlo per ogni occasione mondana e di regalo. Come avviene dunque in me l’appagamento completo del bisogno sentimentale? Semplicemente pagando le escort perchè, oltre ovviamente a lasciarmi amare attraverso di loro il corpo di Venere Citerea (senza il quale ogni sentimento amoroso è falso), recitino la componente “esterna” del rapporto sentimentale più delicato e al contempo conservando pura e intatta la componente interna per le eteree creazioni dell’arte (e non sprecandola nel mercato sentimentale di quest’era femminea e materno-materialista). Altri uomini sospirano d’amore e palpitano di disio davanti a donne reali. Io sospiro e palpito solo a teatro, in tutti i sensi. Chi ha compreso come quanto il volgo chiama amore sia soltanto la trappola preparata dalla natura all’uomo per propagarne la specie fa in modo che la finzione consapevole dell’escorting e la poesia dell’arte sostituiscano l’inganno estremo della natura e delle donne. ****************** Ecco l’ammissione di come le femmine usino le disparità di desideri nell’amore sessuale e quelle psicologiche (correlate alla predisposizione all’esser madri, notate per primo da Rousseau e tali da rendere in ogni rapporto umano non banale l’influenza della donna sull’uomo superiore a quella inversa) per le esercitare solo perfidie sessuali, tirannie erotiche, avvelenamento amorosi e sbranamento economico-sentimentali. Cosa sarebbe il “comportasi bene”? L’esaudire ogni loro pretesa, spesso ancora prima che la formulino! Denaturarsi e sottoporsi alla loro prepotente vanagloria e alla loro tirannica vanità fino a rinunciare alla libertà personale e alla serenità materiale e morale! Spendere la propria vita tentando di indovinare quanto il loro capriccio desideri di volta in volta! Ecco la dimostrazione di come una sana misoginia (intesa come distacco più che come odio) sia l’unico modo sensato di autodifesa da queste serpi! Mai cercare come i maschlisti di sottomettere qualcosa che, anche se priva di mani creatrici, può immobilizzarci e fagocitarci. Mai cercare di avere sottomissione da una serpe: potrebbe mordere di morso velenoso. Lasciarle tutte a distanza e con loro fare commercio per il minimo indispensabile ad ottenere l’appagamento dei bisogni terrestri. Pagare, scopare, di più non dimandare! ****************** Mi avete provocato ed ora non potete lamentarvi della reazione. Non è maschilismo, è logica. Qui e fuori. Mi faccio sotto. Vediamo quanto ti fa male la mia verità. Vediamo chi stende (realmente e per sempre) chi quando ne ha le tasche piene e decide di infischiarsi di costumi cavallereschi e leggi femministe a tutela della donna anche quando fa la stronza. Io so per vero quanto siete stronze. Tu lo confermi. Bene. Io so di non aver mai fatto lo stronzo (nè per primo nè per ultimo) e comunque di avere SEMPRE subito stronzaggine aprioristica. Voi giustificate la vostra stronzaggine con ciò che io so non essere stato vero. Dimostrate con ciò di essere pure false. False e perfide (per il vostro successivo sdegno alle nostre reazioni)! Di fatto ammettete la vostra stronzaggine. Riconoscete quanto profondamente ci irride, umilia, ferisce, stupra nella psiche. E poi vi lamentate se a volte certe relazioni finiscono con una di voi sgozzata e dispersa per la campagna? SPIEGAZIONE POSSIBILE La donna ha consapevolmente, per capriccio, vanità, interesse economico-sentimentale o gratuito sfoggi di preminenza erotica, lasciato credere che l’amicizia stesse profondandosi in sentimentale, per poi sorprendersi dell’illusione dell’uomo. Prima le donne instillano la follia nell’animo altrui, poi si lamentano se le reazioni di chi hanno reso folle vanno al di là della ragione! Più in generale, il “fare le stronze” (ormai divenuto costume nei luoghi di divertimento come in quelli di lavoro, negli incontri brevi e occasionali per via o in discoteca come in quelli più lunghi e sentimentali), ovvero trattare con sufficienza o aperto disprezzo chiunque tenti un qualsiasi avvicinamento erotico-sentimentale, mostrare pubblicamente, per capriccio, vanità , aumento del proprio valore economico sentimentale o gratuito sfoggio di preminenza, le proprie grazie solo per attirare, illudere e sollevare nel sogno chi poi si vuole far cadere con il massimo del fragore, della sofferenza e del ridicolo, diffondere disio agli astanti e attrarre a sè (o addirittura indurre ad arte a farsi avanti e a tentare un approccio) sconosciuti che non si è interessate a conoscere ma solo a ingannare, far sentire nullità e frustrare sessualmente, dilettarsi, con (s)vestimenti, movenze, sguardi espliciti e atteggiamenti impliciti, silenzi eloquenti e parole ambigue, a suscitare ad arte disio per compiacersi della sua negazione (e di come questa, resa massimamente beffarda, umiliante e dolorosa per il corpo e la psiche da una raffinata, intenzionale e premeditata perfidia, possa far patire le pene infernali della negazione a chi è stato dapprima illuso dal paradiso della concessione), attirare chi si vuole solo respingere, illudere chi si vuole solo deludere, fingere di apprezzare chi si vuole solo disprezzare, attrarre intenzionalmente, scegliere fra tanti e invitare all’approccio chi si vuole poi trattare come uno qualunque, un uomo senza qualità, un banale scocciatore, chi poi si vuole far sentire un puro nulla davanti a sè e agli altri, chi si vuole poi chiamare “molesto” quando, in maniera magari maldestra, comunque sincera, cerca di carpire i favori, attirare e respingere con l’intenzione di infliggere continuamente tensione psicologica, ferimento intimo, senso di nullità, irrisione al disio, umiliazione pubblica e privata, inappagamento fisico e mentale degenerante se ripetuto in ossessione e disagio scivolante da sessuale ad esistenziale (con rischio di non riuscire più a sorridere nel sesso e di avvicinarsi ad una donna senza vedervi motivo di patimento, tirannia e perdita di ogni residuo interesse per la vita), usare insomma sugli l’arma della bellezza in maniera per certi versi ancora più malvagia di quanto certi bruti usino sulle donne quella fisica) non è un diritto, è una vera e impunita forma di violenza sessuale psicologica ai nostri danni, perchè i danni (piaccia o no al femminismo) esistono (e vanno dalla cosiddetta “anoressia sessuale” al suicidio, dal precoce bisogno di prostitute ad un disagio psichico ora celato con l’ironia ed ora pronto ad esplodere in eccessi di aggressività: che per millenaria consuetudine “cavalleresca” o per moderno appiattimento sul femminismo, gli uomini tendano a negare spesso anche a loro stessi le proprie sofferenze, non toglie che essi in tali casi siano davvero vittime). Quando ero giovane tentavo anche di vedere le donne sempre come gemme rare e preziose da difendere e proteggere ad ogni costo e sognavo di poter essere il loro cavaliere e il loro poeta-cantore d’immortalità. Poi, dopo essere stato trattato con sufficienza se non con aperto disprezzo non da miss italia, ma da donne di bellezza men che mediocre, dopo aver sperimentato quanto illusorie siano le credenze sull’anima gemella con cui dialogare come il poeta alla luce della luna confidando i teneri sensi, i tristi e cari moti del cor, la ricordanza acerba, dopo aver toccato con mano l’esistenza di donne il unico scopo esistenziale pare quello di suscitare ad arte il desiderio per poi compiacersi della sua negazione e infliggere così tensioni psicologiche, ferimenti intimi, sofferenze emotive, irrisioni al disio, umiliazioni pubbliche o private, dolori d’ogni sorta nel corpo e nella psiche, inappagamenti fisici e mentali fino all’ossessione e disagio da sessuale ad esistenziale, al solo fine della propria vanagloria, del proprio patologico bisogno d’autostima, del proprio sadico diletto, del proprio interesse economico-sentimentale o del proprio gratuito sfoggio di preminenza erotica, dopo averle viste trattare l’uomo come uno specchio su cui testare la propria avvenenza, un pezzo di legno innanzi a cui permettersi di tutto, un giullare da far impazzire e illudere per crudele scherno e poi deludere, un burattino da manovrare per divertimento e poi gettare a piacere dopo averlo irriso, e averle addirittura sentito affermare esplicitamente il loro ruolo essere quello di usare l’illusione della bellezza come arma per far patire gli uomini fisicamente e mentalmente, per tenerli ad arte nell’inappagamento corporale e psicologico, per farli sentire un nulla innanzi a loro, per tiranneggiarli in ogni ambito, per rendere la loro vita un susseguirsi di irrisioni d’ogni sorta, di umiliazioni private e pubbliche e di frustrazioni sempiterne d’ogni disio, per gettarli in un abisso di pene da inferno dopo aver promesso il paradiso, per rendere loro impossibile vivere la sessualità in maniera tranquilla e appagante, e far dimenticare il sorriso e la libertà dei giorni in cui ancora non si amava, per togliere ad essi ogni altro interesse per la vita ed ogni residua speranza di gioia, e il ruolo dell’uomo dover essere quello di accettare sorridendo senza fiatare tutto questo e tutto faticare, tutto offrire, tutto soffrire per loro nella vana speranza, dopo aver visto coetanei indotti non solo alla depressione, ma persino al suicidio dalle donne dalla cui bellezza e dal cui veleno sentimentale sono stati intenzionalmente illusi e morsi, ho lasciato perdere ogni prospettiva cavalleresca, ho cambiato idea, e da un lato credo nella pariteticità degli stupri compiuti dai bruti con la forza e di quelli compiuti dalle donne con la perfidia, dall’altro nella necessità di avere sempre delle armi per pareggiare in desiderabilità e potere la bellezza femminile, non perchè le donne siano tutte malvagie e perfide, ma perchè non è nè moralmente nè razionalmente accettabile che un uomo possa trovarsi senz’armi alla mercè di quel sottoinsieme di tiranne vanagloriose e di stronze prive di limiti, regole e pietà che potrebbe incontrare abbandonandosi ingenuamente all’arte del corteggiar pulzelle (prima del contatto non si può sapere se una fanciulla sia stronza e già dopo il primo contatto o si è già stati feriti nel corpo o nella psiche o è troppo tardi per poter sfuggire alla trappola, alla tirannia, all’inganno o alla perfidia che la stronza di turno ha preparato senza farcene accorgere). Come non sarebbe accettabile che una fanciulla innocente possa trovarsi senza difesa alla mercè di un sottoinsieme di uomini violenti e privi di scrupoli. Detto per inciso, per difendere le fanciulle dai bruti vi sono gli organi di polizia e le leggi, ma per difendere i fanciulli dalle stronze non sono nè state istituite leggi nè tantomeno si sono instaurati costumi (stupdità cavalleresca e demagogia femminista incentivano al contrario lo stronzeggiare senza limiti nè remore nè regole, dato che permettono alla donna letteralmente di tutto davanti all’uomo senza dover temere le reazioni per via del suo status di intoccabile che la rende arrogante peggio delle scimmie sacre del templio di benhares). E come scimmie vi vantate della vostra arroganza e stronzaggine e gioite delle altrui umiliazioni e sofferenze! PER QUANTO SIETE STRONZE E PSICOSESSUALMENTE VIOLENTE VOI, in giro non ci saranno mai ABBASTANZA ASSASSINI E STUPRATORI! ************ Voi femmine occidentali siete le uniche che pretendete di fare la guerra al maschio senza avere fra le vostre file morti, ferite, e violenze. Siete troppo abituate alla cavalleria che non vi meritate e vi ha rese arroganti nei vostri infondati “diritti” (infondati perchè non vi corrispondono doveri: pretendete di avere il diritto a fare le stronze senza pagarne le conseguenze, pretendete di avere il diritto al corteggiamento senza dare nulla in cambio, pretendete il diritto ad avere accesso egalitario al lavoro mantenendo il privilegio di essere a capriccio vostro mantenute, pretendete il diritto ad avere potere sociale mantenendo il privilegio d’esser amorosamente disiate, universalmente mirate e socialmente accettate per la bellezza. o meglio, per l’illusione del disio, pretendete pari diritti nella coppia mantenendo su di noi il dovere della fatica e dei rischi della conquista, pretendete di essere il sesso forte ma reclamate protezione e leggi violatrici di presunzione di innocenza, proporzionalità della pena e oggettività del diritto, pretendete i moderni diritti ma volete tenervi stretti gli antichi privilegi: cavalleria, corteggiamento, stinovismo). IO MI SONO ROTTO LE PALLE E VE LO DICO! STATE ATTENTE PER UNA VOLTA! La donna gode già del privilegio di natura e quindi di cultura di essere universalmente mirata, amorosamente disiata e socialmente accettata da tutti e al primo sguardo di per sè, per la grazia, la leggiadria, la bellezza (quando non c’è vi supplisce l’illusione del desiderio), senza bisogno di mostrare obbligatoriamente altre doti, compiere forzatamente altre imprese o raggiungere per forza certe posizioni nella società (cui invece sono costretti i cavalieri, i quali senza ciò sono puro nulla, socialmente trasparenti e negletti dall’altro sesso). In termini di potere ha già il modo proprio (notato persino da Rousseau) di influire sulle cose e sugli uomini, all’interno di quei ruoli ad essa propri per natura e non cancellabili nemmeno dalla più misogina delle società (madre, sorella, amante, o anche solo amica/confidente) o comunque in ogni rapporto umano non banale (in cui l’influenza della donna sull’uomo è molto maggiore di quella inversa), grazie al poter agire su quanto negli uomini vi è di più profondo e irrazionale. Ricchezze e poteri sono i mezzi con cui l’uomo bilancia (in desiderabilità personale e influenza reale sul mondo) quanto alle donne è dato per natura dalle disparità di desideri nell’amore sessuale e da quelle psicologiche correlate alla predisposizione all’esser madri (e quindi a plasmare un’anima pur mo’ nata, a intuire bisogni e desideri prima anche siano espressi, a prevedere nell’infante comportamenti sociali e tendenze naturali, a siglare per prima la pagina bianca dell’infanzia dell’uomo, a influenzare quanto poi sarà la sua intima personalità). Non possono essere tolti da chi ne ha bisogno per compensare per essere dati a chi li può usare in aggiunta ad altre armi. Sono disposto a combattere per impedire questo. I limiti sono necessari per tutti se si vuole una forma. E una forma sana di civiltà e di vita si regge su un’armonia di equilibri e compensazioni. Dobbiamo smettere di fare il gioco di chi, prima, ci ha convinti, con favole egalitarie e distorsioni moralistiche e anacronistiche della storia (consistenti nel valutare con i parametri eudemonici e individua
    • P.P.S.
      Il disio della bellezza contiene tutta la forza, la profondità e la verità della natura (sorge per le necessità di vita ascendente della specie).
      Le fregnacce sulla “mente” (oltre a lasciare inappagato il disio naturale dell’uomo) contengono invece le fallaci costruzioni culturali di questa civiltà malata.
      Quindi le prime sono un bene, le seconde un male.

      Non esiste cultura al mondo (o visione del mondo) che possa evitare all’uomo di sentirsi infelice e inappagato (nella sfera sessuale e da lì, con i ben noti meccanismi della psicanalisi, in tutto) allorchè veda impossibile o vietato raggiungere l’appagamento dei suoi desideri naturali, ovvero di quanto la natura gli fa desiderare con la rapidità del fulmine, l’intensità del tuono, la necessità del sonno e la frenesia del bisogno d’aria. Si può instaurare (con le più ipocrite e vaghe spiegazioni politicamente corrette sotto cui si nascondono la puritana dannazione del disio di natura e la femminista demagogia antimaschile sulla cosiddetta molestia) una cultura del divieto e della repressione di tutto ciò, ma non si può pretendere che in essa si senta libero, felice e compiuto e appagato. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la negazione della natura genera mostri innaturali, folli, pedofili, maniaci e serial killer, da voi assai più diffusi rispetto all’europa (anzi, da voi importati verso di noi assieme ai vostri stili di vita e alla vostra cultura politicamente corretta) e comunque, anche in chi resta nei confini della normalità, fa degenerare il disio (anzichè elevarlo alle vette dell’intelletto con la poesia filosofica, trasformarlo in immagini e suoni di inni poetici del genere di
      con cui Bellona, Diana e Venere furono trasformate in dee dell’Olimpo, volgerlo nel disio di accostare alla bellezza corporale della donna una bellezza non corporale e non mortale grazie alla quale, ella, non più soggetta alla imperfezione della terra e alla corruzione del tempo e della morte, divenga, nella chiusa perfezione dell’opera d’arte, simile alle stelle eternamente uguali a sè ed eternamente splendenti) in ossessione, nella quale non vi sono nè libertà di agire, pensare e scegliere, nè possibilità di compiere o concepire imprese ed opere grandi e belle.

      Non potete sovvertire la natura (e quindi la verità) solo perchè siete brutte e poco desiderabili e non avete altra arma che dannare il disio dell’uomo per la bellezza (che si esprime nei “boccaloni “come nei poeti e in ogni slancio verso la bellezza non corporale e non mortale dell’arte di cui l’uomo è artefice e la donna musa).

      Superficiale è chi ragiona così come te (dando per buona l’esistenza di una dimensione esteriore contrapposta o comunque indipendente da quella interiore, figlia della distinzione fra mondo vero e mondo apparente propria al cristianesimo).

      Il disio naturale per la bellezza dei sensi
      è quanto di più profondo e vero sia dato alle umane genti:
      ha tutta la naturalità di un fiore che sboccia, di una cascata che irrompe, di una fiera che segue la femmina nei boschi chi sa dove, di un usignuolo che canta, di un avvento della primavera o dell’apparire sull’onda lucente del mare notturno di quella conchiglia d’argento che ha nome luna.
      Quando si fa suono, rima, musica, verso dà vita a quelle felicità pure e intellettuali che condensate in immagini il mondo chiama, dalle elegie umide di pianto di Tibullo allo stile puro e rarefatto del Petrarca, dal metro perfetto del sonetto ideato da Jacopo da Lentini alle stanze del Poliziano, dal languore melodico del Tasso al poema paradisiaco di dannunzio, poesia.
      Come nel mito rivelato dal Foscolo nell’ode all’amica risanata (“meste le grazie mirino chi la beltà fugace ti membra e il giorno dell’eterna pace”), proprio quel disio nei sensi suscitato, con la rapidità del fulmine e l’intensità del tuono, dall’apparire delle forme muliebri,
      rende l’uomo in grado di accostare alla bellezza mortale e corporale della donna una bellezza non corporale e non mortale grazie al cui canto ella, al pari di Venere, Diana e Bellona, può rimanere (nel ricordo dei posteri: la poesia è figlia di mnemesyne) eternamente bella, eternamente disiata, eternamente lodata, pura e intangibile nella sua altissima bellezza divenuta (nella chiusa perfezione dell’opera d’arte, nella compiuta armonia eternatrice) perfetta come quella delle dee e non più corruttibile dal tempo e dalla morte come quella di chi si ciba d’ambrosia.
      Anche restando in ambito prettamente naturalistico, volendo per un attimo trascurare il fatto che solo il malato mondo moderno (nella sua decadenza) può avere nella moda un modello di bellezza richiamante all’anoressia, per non dire ad una visione sterile, quasi asessuata e malata del corpo, la bellezza è sinonimo di salute. La natura fa desiderare all’uomo, anche prima e anche sopra “tutto il resto” (che piacerebbe solo al cristianesimo), un bel seno turgido perchè garanzia di abbondante nutrimento per il neonato, un bel fondoschiema rotondo perchè spia di un’ottima conformazione corporea per il primo luogo di vita del feto, delle belle gambe lunghe e modellate perchè segno di buona genetica, un bel corpo snello e sodo perchè dimostrazione di benefica attività fisica, testimonianza a sua volta di sana e robusta costituzione e di capacità di fornire alla discendenza geni di forza, di vigore e di armonia.
      Solo chi voglia produrre una frattura insanabile e nefasta fra corpo, anima e spirito può negare l’alto valore estetico-morale di tutto ciò.
      Se una donna guarda meno in un uomo la bellezza non è perchè sia più “spirituale” o più “malata”, bensì semplicemente perchè, come l’istinto dell’uomo, conformemente al principio di propagazione della vita, è quello di mirarre, disiare, inseguire e cercare di ottenere la bellezza nella vastità multiforme delle creature femminine (avendo a disposizione cento donne potrebbe anche generare cento figli in un anno, alla pari del re priamo), quello della donna è, conformemente al principio di selezione della vita, apparire bella e disiabile e avere attorno a sè cento uomini, ma non per accoppiarsi con tutti, bensì per selezionare fra essi il miglior padre per la futura prole. Per questo è attratta (a prescindere da quanto valuti il suo intelletto e da quanto voglia la sua singola autocoscienza) per natura da chi mostra eccellenza non solo e non tanto nella fisicità, ma nelle doti di volta in volta conferenti nel mondo primato e prestigio sociale (ovvero la condizione ottimale per il benessere psicofisico e la potenzialità vitale di affermazione dei figli). Poichè tali doti si evolvono al passo con i mutamenti della civiltà e, al contrario che nei pavoni, non sempre sono rimaste legate alla bellezza corporale (o, meglio, non sempre sono riconoscibili dall’aspetto fisico come magari in altre speci), inducono talvolta le donne a trascurare l’aspetto fisico di un uomo in favore magari della posizione sociale, della ricchezza, del prestigio, della cultura, del potere (ovvero di quanto determina il rango nell’attuale civiltà). Stoltissimo chi grida alla “puttana” in tali casi”. Si tratta al contrario del comportamento più responsabile e nobile possibile: orientare le scelte di vita a quanto darà benessere, piacere e potenza ai figli (quali appunto possono dare ricchezza e potere della famiglia). Sciagurate sono al contrario le donne che si abbandonano a capricci adolescenzial-sentimentali, compromettendo l’affermazione sociale non solo propria, ma dei figli.

      Nessuno può scegliere cosa desiderare. Su può solo scegliere dove raggiungerlo. Assai poco saggio sarebbe scegliere una donna non in grado di appagare il naturale bisogno estetico-sentimentale di bellezza dei sensi e delle idee. Sarebbe una consapevole scelta di frustrazione.
      Poichè ciò tramite cui la natura mi spinge con la rapidità del fulmine e l’intensità del tuono, a disiare, seguire e cercare di ottenere, anche a costo di distruggere i miei interessi e al mia serenità, il contatto con la donna è il bisogno di godere della bellezza (non appena questa si fa sensibile agli occhi
      nelle lunghe chiome, nel claro viso, nelle labbra angeliche, nella linea slanciata, nella pelle liscia ed indorata come sabbia dall’onde, nelle braccia modellate, nelle forme dei fianchi scolpite come da un divino artefice, nell’aspetto soave come di pesca intatta, nelle bellezze d’un giovane corpo di dea, nella figura statuaria, nelle rotondità del petto, nelle lunghissime gambe abbronzate, nel ventre piatto e levigato e nell’altre grazie ch’è bello tacere)
      nella vastità multiforme delle creature femminine, questa deve massimamente possedere e concedere la divina bellezza di tali grazie, per non lasciarmi l’idea di perdere il frutto più soave della terra e del cielo.
      Poichè in ogni caso una donna amata pretende le fatiche e i rischi della conquista, i costi materiali e morali del corteggiamento e del mantenimento “in stato di grazia”, le rinuncie parziali alla libertà personale, le continue attenzioni e gli inevitabili compromessi tipici dei rapporti di coppia, deve almeno apparire continuamente agli occhi come la nuda Afrodite uscente dalla biancheggiante schiuma del mare di Cipro, e alla mente come una creatura discesa dall’olimpo per permettere agli uomini nella fugacità della vita di godere in terra delle bellezze eternanti del cielo
      e dare in cambio l’idea di potere amare attraverso di lei il corpo stesso di Venere Citerea.

      • “PER QUANTO SIETE STRONZE E PSICOSESSUALMENTE VIOLENTE VOI, in giro non ci saranno mai ABBASTANZA ASSASSINI E STUPRATORI!”
        È uno a caso di quelli che hai scritto in maiuscolo. Purtroppo la critica all’universo femminile evidenzia i tuoi problemi. Sarebbe stato meglio fare scampagnate in compagnia, durante le lezioni di letteratura antica.
        Resta cocente ed evidente la tua delusione per i ripetuti fallimenti sentimentali. Dal punto di vista sentimentale le donne si svegliano dieci anni prima di noi.
        “Apollo uscente dalla biancheggiante schiuma del mare di Cipro, e alla mente come una creatura discesa dall’olimpo per permettere alle donne nella fugacità della vita di godere in terra delle bellezze eternanti del cielo”: fa un po’ ridere. Oggi.
        Il peggio, comunque, sono gli insulti generici, che dai a chi si comporta in modo, per te, incomprensibile.
        Ciao Alberto
        P.S. Lo ammetto non sono riuscito a leggerlo attentamente, piuttosto monotono, sui due temi: culturale e “popolare”

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