gli amori malati

la scienza li definisce: ‘dipendenze affettive’

credo che ognuno di noi almeno una volta nella vita guardandosi allo specchio con gli occhi gonfi di lacrime e i capelli arruffati abbia pensato: che cos’ho io che non va? mentre vediamo scorrere gli anni e con essi parenti e amici ‘sistemarsi’ (termine di cui si fa largo uso per designare un uomo e una donna che scelgono liberamente, si spera, di condividere il proprio tempo e avere un legame affettivo stabile e duraturo, ma che personalmente non ho mai compreso né condiviso: come se una persona sola prima di accasarsi debba condurre una vita da sbandato/a o da barbone ) felicemente, noi ci ritroviamo puntualmente a renderci conto – a posteriori – di avere investito i nostri sentimenti su un rapporto “sbagliato”, su una persona inaffidabile, immatura, insomma in una parola in un AMORE IMPOSSIBILE che dopo aver compiuto il suo corso, seppur breve spesso ricco di travagli, finisce sempre con lasciarci l’amaro in bocca. oppure ci ritroviamo immersi e sommersi dentro una relazione sbagliata, in un rapporto che non fa altro che distruggere il nostro equilibrio e il nostro benessere, eppure da cui non riusciamo a tirarcene fuori: e facciamo mille promesse a noi stessi in primis di uscirne fuori, di risalire la china. promesse puntualmente disattese, che non fanno che accrescere il senso di sconfitta e buttare giù la nostra autostima. come una vera e propria dipendenza. come fosse una droga, o una qualsiasi altra sostanza che ci autodistrugge ma di cui non riusciamo a farne a meno.
proprio nei momenti di crisi più profonda – che solitamente corrispondono con il momento in cui si prende atto della fine della relazione e ci si sente pervasi da quel senso di sconfitta e impotenza che ci stronca – ,dopo aver versato fiumi di lacrime e aver ingerito quintali di cioccolata, ci si inizia a chiedere: “ma non è che forse…IL PROBLEMA SONO IO?
si inizia a scavare nel passato, ad analizzare punto per punto tutte le precedenti relazioni cercando di trovare il punto in comune, ovvero l’errore che fa da comune denominatore a tutti i precedenti fallimenti.
ma c’è davvero una spiegazione scientifica a quello che ci sembra uno sciagurato e ineluttabile destino?
DIPENDENZE AFFETTIVE questo è il termine che racchiude tutte le tipologie di ‘rapporto malato’ in cui ci si imbatte, non tanto per scelta ,ma per dei problemi più o meno gravi che spesso hanno a che fare con il passato, addirittura con l’infanzia e il rapporto coi genitori.

ecco di seguito alcune notizie e informazioni frutto di veri e proprii studii che vi dimostrano quanto suddetto:

la problematica della dipendenza affettiva è abbastanza recente, e si può dire che è nata sull’onda del successo, negli anni ’70, di un libro della psicologa americana Robin Norwood “Donne che amano troppo”. ma traccie di tale tipo di dipendenza si possono rinvenire anche prima, ad opera di altri studiosi. lo psicanalista Fenichel nel 1945 nel libro “Trattato di psicanalisi delle nevrosi e psicosi” introduceva il termine amoredipendenti per indicare persone che necessitano dell’amore come altri necessitano del cibo o della droga. il dipendente dedica completamente tutto sé stesso all’altro, al fine di perseguire esclusivamente il suo benessere e non anche il proprio, come dovrebbe essere in una relazione “sana”.

i dipendenti affettivi, solitamente donne, nell’amore vedono la risoluzione dei propri problemi, che spesso hanno origini profonde quali “vuoti affettivi” dell’infanzia. (DuPont, 1998).

chi soffre di tale dipendenza è così attento a non ferire l’altro, da non rendersi conto che in questo modo finisce col ferire gravemente sé stesso.
spesso, anche se non sempre e necessariamente, la persona amata è irraggiungibile per colui o colei che ne dipende. anzi, in questi casi si può affermare che la dipendenza si fonda sul rifiuto, anzi, se non ci fosse, paradossalmente, il presunto amore non durerebbe.

infatti la dipendenza si alimenta dal rifiuto, dalla negazione di sè, dal dolore implicito nelle difficoltà e cresce in proporzione inversa alla loro irrisolvibilità. a questo riguardo Interessanti sono anche le considerazioni della psichiatra Marta Selvini Palazzoli. A suo parere quello che incatena nella dipendenza affettiva è l ‘Hybris , vale a dire la ingiustificata, assurda, sconsiderata presunzione di farcela. la presunzione di riuscire prima o poi a farsi amare da chi proprio non vuole saperne di amarci o di amarci nel modo in cui noi pretendiamo.


il già citato psicanalista Fenichel è del parere che gli amoredipendenti necessitano enormemente di essere amati nonostante abbiano scarse capacità di amare. essi elemosinano continuamente dal partner maggior amore ottenendo, però il risultato opposto. si legano a partner che considerano non adatti a loro, ma nonostante ciò li renda arrabbiati ed infelici non riescono a liberarsi di quest’ultimi.
la dipendenza affettiva colpisce, sopratutto il sesso femminile, in tutte le fascie d’età. sono donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate. esse hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto al proprio benessere che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme.
tutto ciò rivela un basso grado di autostima, seguito da sentimenti di vergogna e di rimorso. in alcuni momenti si è “lucidi” su questo tipo di relazione con l’altro, s’intuisce che la dipendenza è dannosa ed è necessario farne a meno. ma subentra la considerazione di essere dipendenti e ciò rafforza il basso livello d’autostima personale e quindi spinge ancora di più verso l’altro che accoglie e perdona, ben felice, talvolta, di possedere. quindi ogni tentativo di riscatto dalla propria dipendenza muore sul nascere.
inoltre nel soggetto affetto da tale tipo di dipendenza è possibile rintracciare una sorta di ambivalenza affettiva che è riassumibile nella massima del poeta latino Ovidio: “non posso stare nè con te, nè senza di te” .

“non posso stare con te” per il dolore che si prova in seguito alle umiliazioni, maltrattamenti, tradimenti e quant’altro si subisce.

“non posso stare senza di tè” perchè è indicibile la paura e l’angoscia che si prova al solo pensiero di perdere la persona amata.

questo è solo un sunto di tutte le informazioni che si trovano cercando il termine ‘dipendenze affettive’. sappiamo dunque che il problema esiste e non è di poco conto. adesso si tratta solo di PRENDERNE ATTO. si perchè, se ci si rende conto di essere dipendenti da un rapporto come lo si può diventare da una droga, il primo passo da compiere è ammettere di avere un problema, riconoscerlo, prenderne coscienza e poi stabilire un vero e proprio percorso di guarigione, che avrà tutti gli ostacoli del caso dall’astinenza, agli sbalzi d’umore, alla tendenza all’isolamento, alla malinconia, ma che di certo vi porterà a ristabilire da subito la vostra autostima, ad amare nuovamente voi stessi e poi finalmente a costruire rapporti sani, perchè come disse qualcuno molto saggio: ‘un’amore autentico nasce dall’incontro fra due unità e non due metà.’

G.G.

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6 pensieri su “gli amori malati

  1. L’ha ribloggato su NEMESI DI UNA HYBRISe ha commentato:
    “…I dipendenti affettivi sanno qual’è la causa della loro malattia…ma invece di trovare la soluzione dentro il loro cuore affamato…si attaccano come ventose a qualcosa di irreale che non ha nome, non riescono a trovare pace, il tormento diventa il loro pane quotidiano…”

  2. Categorie tipiche di dipendenti affettivi

    Dalla prima pubblicazione di “Addiction to love” (Susan Peabody – 1989) non molto è cambiato nel mondo della Dipendenza Affettiva eccetto il modo in cui la consideriamo.

    Nel 1989, ciò che sapevamo di questo disturbo emergeva ancora dalle nostre conoscenze sulla Codipendenza. Allora, per molti di noi, Dipendenza Affettiva e Codipendenza erano un’unica cosa. Tuttavia oggi comprendiamo che ciò non è vero.

    Il dipendente affettivo codipendente è solo uno dei molti tipi di dipendente affettivo. Per comprendere in modo chiaro come i dipendenti affettivi si differenziano tra loro, ecco un’elenco:

    Dipendente Affettivo Ossessivo

    Gli OLA (Obsessed Love Addicts) non riescono a lasciar andare il partner, neanche se questi è: non disponibile, a livello emotivo o sessuale, impaurito di impegnarsi, incapace di comunicare, non amorevole, distante, abusivo, indagatore e dittatoriale, egocentrico, egoista, dipendente da qualcosa al di fuori della relazione (hobbies, droghe, alcohol, sesso, un’altra persona, il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, etc)…

    Dipendente Affettivo Codipendente

    I CLA (Codependent Love Addicts) sono i più ampiamente riconosciuti. Rappresentano un profilo particolarmente comune. Molti di loro soffrono di scarsa autostima ed hanno un modo di pensare, sentire e comportarsi, in certo modo, prevedibile.

    Ciò significa che da una condizione di insicurezza e bassa autostima cercano disperatamente di rimanere attaccati alla persona da cui sono dipendenti, manifestando un comportamento codipendente. Questo include: essere permissivi, aiutare, prendersi cura del partner, esercitare un controllo passivo – aggressivo ed accettazione di abbandono ed abusi. In generale, i CLA faranno di tutto per “prendersi cura” dei loro partner nella speranza di non essere lasciati o di essere un giorno ricambiati.

    Dipendenti dalla Relazione

    Gli RA (Relationship Addicts), a differenza degli altri dipendenti affettivi, non sono più innamorati dei loro partners ma sono incapaci di lasciarli andare, di rinunciare. Solitamente sono così infelici che la loro relazione mina la loro salute, il loro spirito e benessere emotivo.

    Anche nel caso in cui i loro partners li picchino o sappiano di essere in pericolo, essi sono incapaci di rinunciare al rapporto. Hanno il terrore di rimanere soli. Hanno paura del cambiamento. Non vogliono ferire o abbandonare i loro partners. Tutto ciò può essere descritto come: “Ti odio, non lasciarmi”.

    Dipendenti Affettivi Narcisisti

    Gli NLA (Narcissistic Love Addicts) utilizzano il dominare l’altro, la seduzione ed il trattenere l’altro per controllare i propri partners. A differenza dei codipendenti, che sono disposti a tollerare un notevole disagio, i narcisisti non accondiscendono a nulla che possa interferire con la loro felicità.

    Sono assorbiti da se stessi e la loro bassa autostima è mascherata dalla loro grandiosità. Inoltre, piuttosto che essere ossessionati dalla relazione, gli NLA appaiono distaccati ed indifferenti. Non sembrano affatto essere dipendenti. Raramente ci si può accorgere che gli NLA siano dipendenti finché il partner non cerca di lasciarli. Allora non saranno più distaccati ed indifferenti. Entreranno in uno stato di panico ed useranno qualsiasi mezzo a loro disposizione per protrarre la relazione, incluso l’uso di violenza.

    Molti psicologi hanno rifiutato l’idea che i narcisisti possano essere dipendenti affettivi. Può darsi ciò sia avvenuto perché raramente i narcisisti ricercano un trattamento terapeutico. Tuttavia, se mai capiti di poter vedere come molti narcisisti reagiscono all’abbandono, temuto o reale, ci si accorgerà che certamente essi presentano le caratteristiche del dipendente affettivo.

    Dipendenti Affettivi Ambivalenti

    Gli ALA (Ambivalent Love Addicts) soffrono di un disturbo di personalità evitante. Non hanno particolari problemi a lasciar andare il partner, hanno invece molti problemi ad andare avanti. Bramano disperatamente l’amore ma allo stesso tempo sono terrorizzati dall’intimità. Questa combinazione di tendenze è agonizzante.

    Gli ALA sono a loro volta divisibili in categorie:

    I Torch Bearers (portatori di una fiamma) sono ALA che sono ossessionati da persone non disponibili. Ciò può avvenire senza che questi compiano alcuna azione (soffrire in silenzio) oppure con la ricerca di contatto con la persona amata.

    Alcuni Torch Bearers sono più dipendenti di altri. Questo tipo di dipendenza si nutre di fantasie ed illusioni. E’ anche conosciuta come “amore non corrisposto”.

    I Sabotatori sono ALA che distruggono le relazioni quando queste cominciano a diventare serie o in qualsiasi momento venga percepita la paura dell’intimità. Ciò può accadere in qualunque momento, prima del primo appuntamento, dopo il primo appuntamento, dopo il rapporto sessuale, dopo che si sia manifestato il timore dell’impegno.

    I Seduttori Rifiutanti (Seductive Withholders) sono degli ALA che ricercano una persona quando desiderano un rapporto sessuale o compagnia. Quando si sentono impauriti o in pericolo cominciano a rifiutare compagnia, sesso, affetto, qualsiasi cosa li renda ansiosi. Se lasciano la relazione sono soltanto Sabotatori. Se invece continuano a ripetere il modello disponibile/non disponibile sono Seduttori Rifiutanti.

    I Dipendenti Romantici sono ALA che dipendono da più partners. A differenza dei dipendenti dal sesso, i quali cercano di evitare del tutto il legame, i Dipendenti romantici si legano ad ognuno dei loro partners, in grado diverso, anche se i legami romantici sono brevi ed avvengono simultaneamente.

    Con “romantica” intendo una passione sessuale ed una pseudo intimità emozionale. Da notare che, sebbene i Dipendenti romantici si leghino a ciascuno dei propri partners, in vario grado, il loro scopo, insieme alla ricerca dell’intensità del romance e del dramma, è di evitare l’impegno ed il legame su di un piano più profondo con il partner. Spesso i Dipendenti romantici vengono confusi con i Dipendenti dal sesso.

    Nota sui Dipendenti Affettivi Ambivalenti:

    Non tutti gli evitanti sono dipendenti affettivi. Se si accetta la propria paura dell’intimità e delle interazioni sociali e non ci si lascia attrarre da persone non disponibili o semplicemente si crea un piccolo cerchio sociale, non si è necessariamente dei Dipendenti Affettivi Ambivalenti.

    Ma se ci si strugge, anno dopo anno, su di una persona non disponibile o si tende a sabotare una relazione dopo l’altra o si hanno relazioni romantiche occasionali seriali o si avverte la vicinanza solo con un altro evitante, allora si può parlare di Dipendenti Affettivi Ambivalenti.

    Combinazioni

    Si può scoprire di soffrire di più di un tipo di dipendenza affettiva. Molte di queste categorie si sovrappongono o combinano con altri problemi comportamentali. Per esempio si può avere il caso del codipendente, alcolista, dipendente affettivo. Oppure di un Dipendente Affettivo/Relazionale.

    La cosa più importante è identificare il proprio profilo personale per sapere con che cosa ci si stia confrontando.

  3. e’ proprio così….i dipendenti affettivi sanno qual’è la causa della loro malattia…ma invece di trovare la soluzione dentro il loro cuore affamato…si attaccano come ventose a qualcosa di irreale che non ha nome…..non riescono a trovare pace….il tormento diventa il loro pane quotidiano….e purtroppo non cambiano si buttano dopo…. ancora in un altro amore malato…e poi un altro ancora…solo una grande forza….ma non solo quella basta,,,,bisogna solo capire che la vera unione è basata dall’incontro di due persone che non si completano ma che già sono complete..questa è la vera unione in grado di liberarci da quel sentimento di solitudine che avvertiamo anche quando stiamo con qualcuno. Allora, poi non c’è niente di più bello che condividere con una persona la propria vita. Però bisogna prima averne una. Una propria vita .

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