se la donna è di facili costumi

l’uomo è un latin lover

oggi è festa. religiosa s’intende. è il giorno in cui i cristiani celebrano la presentazione al mondo del nato Gesù con la visita alla stalla da parte dei Re Magi che portano con se i doni. Nella tradizione popolare, i Tre Magi che portano doni al pargol divino diventano la Befana che porta caramelle e regali ai bimbi di tutto il mondo. quindi oggi si festeggia.

prima di darmi alle celebrazioni, mi va di soffermarmi su un argomento dai più suggerito.

se la donna ama più uomini di amore carnale e passionale, ella è di facili costumi e da biasimare al pubblico indice. inverso, se un uomo concupisce con più donne, egli è un gran latin lover da ammirare e desiderare.

la faccio complicata, anche se per me tanto difficile non è. spesso ricordo come uomo e donna non siano altro che animali, pensanti quanto volete, ma comunque animali. come tali, mantengono in sé, in qualche porzione del cervello che altri meglio di me sanno identificare, un quid di primitivo. in parole semplice, nel regno animale, nella maggior parte dei casi, l’etologia insegna che l’esemplare femmina si accoppia per procreare e difende il suo corpo generatore dalle insidie del maschio avventuriero; l’esemplare maschio (nella maggior parte dei casi), invece, è libero di accoppiarsi con più femmine per aver certezza di poter dar seguito alla propria stirpe, e difende poi il suo harem dalle insidie degli altri “testicolati” (non so se esiste il termine, altrimenti prendetelo come neologismo: testicolati – essere dotati di testicoli).

tutto ciò si sviluppa fino ai giorni nostri e porta a considerare l’Uomo conquistatore ad essere tombeur de femmes, e la Donna conquistatrice meretrice e putain.

la digressione metafilosofica qui inizia a farsi interessante. perché si fa sesso.

l’Uomo che affascina riceve le grazie femminee perchè ritenuto un buon partito, ovvero viene considerato ottimo portatore di corredo genetico, e ideale fecondatore di ovuli, tale da garantire alla donna una progenie sana e forte, e per tal motivo Ella si accoppia ad Egli (le moderne tecniche contraccettive però infrangono – con molte eccezioni – il sogno della donna di venir fecondata dal maschio da lei scelto)

la Donna che ammalia e raccoglie attorno a se branchi di uomini allupati (da notare il rimando animalesco), è vista come un trofeo non da collezionare, ma da conquistare. anche per l’uomo vale la regola: fecondare la migliore. solo che oggi si può scegliere di fingere di concimare il prato: chiamatelo coitus interruptus, o condomcrazia, ma comunque si prende così il piacere senza il dovere. la Donna in tutto ciò conduce il gioco e, non trovando validi esemplari di uomo, ne sceglie il meno peggio per fare delle prove, e vedere se magari istinti primitivi la possano consigliare più dei sensi comuni. quante volte una femmina si innamora della chimica di un maschio?

adesso arriva la nota dolente: chi giudica chi?

l’Uomo viene giudicato dagli uomini bastardo conquistatore e per tal motivo ammirato, se riesce a marchiare le migliori a loro discapito, finché non viene fatto fuori dal branco stesso che lo emargina (o uccide pure). questo esemplare di Maschio virile viene giudicato dalle donne, anche da loro definito bastardo, come degno di rispetto e conturbante tentazione, soprattutto se va con le altre ma non con loro, e oggetto di desiderio che nelle mutande striscia (ricordate il cobra della rettore?) perché riconosciuto universalmente gran amateur.

la Donna che attira a sé gli uomini, li mangia (altro punto di incontro con l’universo animale: la mantide religiosa), li usa a suo piacimento circuendoli con l’arte della sensuale tentazione (basta un rossetto), e poi dopo averli testati li cambia, è odiata e tacciata di ogni peggior epiteto dalle altre donne che avendo meno la capacità di essere attraenti per l’Uomo (inteso come valido esemplare d’Uomo) si scagliano contro la Donna senza esitare di definirla Bocca di Rosa (copyright Fabrizi “Faber” De André, sacro vangelo dell’uomo contemporaneo). gli uomini, che restano a bocca asciutta (e anche molto altro) perché non interessanti per la Donna, al chiuso dei loro club, definiscono queste Femmine quali turbamenti dei propri sogni da ometti, e montando la rabbia esplodono come la volpe che non arriva all’uva, le apostrofano in un conato di bile: vache.

detto ciò la proporzione ancora una volta fila

Donna : Uomo = donna :  uomo

cosa vale dunque il giudizio di una donna (uomo) verso una Donna, e allo stesso modo quello di un uomo (Donna) verso un Uomo? a voi la risposta

ricordate sempre cosa disse qualcuno: non ti curar di loro ma guarda e passa.

parafrasando allo stesso modo dico: Donna Ama Uomo e non offendere il tuo sguardo posandolo su uomo e donna che te non valgon.

io per quel che mi riguarda, continuerò ad osservare dal tavolino di un bar Donne fiere del loro fascino e donne che rodono perché nessuno se le fila (di fascino e bellezza parleremo più avanti)

A.R.

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4 pensieri su “se la donna è di facili costumi

  1. Il “facile costume” è definizione perbenista. E generica. Il suo perbenismo sta nel fatto che si pretende di ricondurre a sistemi etici ciò che non necessariamente vi fa parte. La genericità è causata, senza possibilità di smentita, dall’evoluzione dei costumi. La loro incapacità ontologica di rimaner costanti impone che prima debbano si debba definire, volta per volta, cosa sia “costume”, e poi, eventualmente, applicarvi il giudizio etico (perbenista).
    Dubito esista, in ogni caso, la possibilità di applicare mai una tale definizione. Penso che sarebbe impossibile e altamente fuori luogo farlo comunque, anche se esistessero parametri ineluttabili e culturalmente non soggetti a sgretolamento.
    E’ però corretto (politicamente e non) motivare le proprie affermazioni.
    La mia si fonda sul fatto che l’etica passa per le convenzioni, e le convenzioni sono culturali. La cultura è – oltre che diversa da luogo a luogo – soprattutto il risultato di accordo sociale. L’accordo sociale in quanto tale non si interessa alla dimensione singolare, ma ricerca (come?) una formula media che possa garantire l’equilibrio dell’accordo stesso, necessario al Sistema e alla sua sopravvivenza.
    Purtroppo, il riproporsi generazionale di determinati punti di riferimento, “positivi” e non spontanei – instilla nel subconscio dei singoli una inconsapevole e conflittuale necessità di rispondere a quei parametri su cui è stata tarata la nostra parte sociale.
    Il conflitto, invece, appartiene all’attitudine – estremamente vivace in alcuni – a riconoscere in sé la spontaneità di determinate inclinazioni, assolutamente divergenti dal codice sociale. I suoi articoli non appartengono infatti alla natura antropica, che ne risulta compressa, manipolata, alterata.
    Il concetto del “facile costume” è il rovescio della medaglia di quello del “latin lover”.
    L’accordo sociale, affondando le sue radici in una condizione antropologica che attribuiva un ruolo dominante al maschio (ma solo dal punto di vista del “lavoro” e della tutela materiale del gruppo familiare), è maschilista, aggettivo che implica numerose sfumature.
    Questa è la ragione per cui l’uomo non è “puttano”.
    Ma questa è anche la ragione, paradossalmente, per cui l’Uomo non è più Uomo, e troppo spesso neanche maschio.
    Cambiando i tempi – non mi addentro nell’articolazione di tale macrofenomeno – le diversità tra uomo e donna si sono socialmente assottigliate. L’uomo non deve più andare a caccia, il suo lavoro è sempre più di concetto, e la donna – spinta da ormai antiche e legittime rivendicazioni del ruolo primario che la natura le ha riservato – non “dipende” più, né materialmente e quindi neanche psicologicamente – dall’uomo.
    In effetti, a ben vedere, essa non è mai dipesa da lui. Semmai è stato l’uomo che la natura ha chiamato a dipendere dalla donna, e a impegnarsi in ogni modo per proteggere lei e la stirpe che la donna, in ogni epoca, ha proseguito allevandola.
    In altre parole, l’Uomo, all’interno dell’antico accordo sociale, ha totalmente smarrito il suo ruolo: chi va più a caccia, infatti? Chi costruisce più la capanna da sé o va a cerca di legna, mentre la donna allatta e accudisce la prole? La donna, di contro, non è più se stessa. Talmente impegnata nella sua rincorsa all’uomo (stoltamente imposta da questo), ha mediamente scordato il valore sommo del suo dono supremo ed impareggiabile: la femminilità.
    La donna, arrabbiata, diviene ogni giorno più mascolina. L’uomo, confuso, diviene ogni giorno più femminile.
    Oggi ci vuole una propria, personale natura ben definita per saper rimanere Uomini e Donne nella loro dimensione originale.
    In tutto questo, credo che “facili costumi” e “latin lover” perda ogni senso.
    Se l’individuo (maschio o femmina) sa riconoscersi per ciò che è, ad accettarsi e promuoversi, l’unica cosa che resta è la libertà di esistere sulla base di tutte quelle componenti che vanno osservate al di là del Bene e del Male, come insegnò Nietzsche, anteponendo ad ogni altra questione quella del vivere appieno e serenamente…almeno finché ci sarà concesso.

    Cioè da qui all’eternità.

  2. spesso esiste la cosidetta competizione…ma di certo una donna sa come ammaliare e conquistare…a volte l’essere umano riflette su altri le paure custodite in se perchè si ha paura di mostrarsi realmente per come si è…e questo riferito …al fatto che esistono molte donne che giudicano troppo spesso e magari poi puritane non sono proprio!!! sono proprio quelle che non mando giù…giudicare…giudicare…per cosa poi??sulla mia pelle ho basato le esperienze che mi hanno fatta crescere…mente e corpo!!!quindi vivi e lascia vivere…ci sarà sempre chi avrà da parlare..nel bene e nel male….

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